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11.3933 · Interpellanza · 2011-09-29

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Il problema dell'incombente mancanza di medici di base, del numero troppo limitato di posti di studio e dell'evoluzione distorta nell'ambito delle specializzazioni è già stato ripetutamente discusso. In Svizzera, i posti di studio in medicina sono insufficienti e i sistemi di selezione (numerus clausus o esami di selezione dopo uno o due anni) non sono soddisfacenti - questo, nonostante lo studio della medicina sia uno dei più costosi. Si tratta di elaborare procedure di selezione adeguate per formare i migliori medici. A tal proposito invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

- Qual è l'impatto del sistema attuale (numerus clausus ed esame di selezione all'inizio dello studio) sulla qualità dei futuri medici?

- Come valuta l'introduzione di un anno di praticantato in un ospedale o in una clinica quale presupposto per l'ammissione allo studio della medicina in sostituzione del numerus clausus?

- Ritiene possibile obbligare i neodiplomati in medicina a praticare la professione per un tempo determinato in una regione minacciata da carenze nell'assistenza medica di base (p. es. le valli di montagna)?

- Quali alternative intravede per selezionare gli studenti in vista dell'ammissione allo studio di medicina e per aumentare l'attrattiva della medicina di famiglia?

- Quali sono gli sviluppi previsti a tal proposito? Quali misure volte a garantire l'assistenza di base saranno adottate? Quali saranno le tappe e le scadenze per la loro attuazione?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale rinvia innanzitutto alla sua risposta identica all'interpellanza gruppo PCD-PEV-glp 11.3885, dello stesso tenore del presente intervento. La gestione strategica quantitativa della formazione e del perfezionamento dei medici e le questioni relative all'ammissione allo studio di medicina rientrano nella sfera di competenza dei cantoni. Il Consiglio degli Stati ha respinto una proposta concreta, formulata nella mozione CSEC-N (10.454) 10.3886, "Conferire alla Confederazione la competenza di fissare un numero minimo di posti di studio nelle facoltà di medicina", volta ad attribuire alla Confederazione la responsabilità della gestione strategica quantitativa della formazione dei medici.

1. Il 16 settembre 2011, il Consiglio federale ha approvato un rapporto in adempimento della mozione Fehr Jacqueline 08.3608, contenente numerose raccomandazioni per risolvere i problemi riscontrati nel settore della formazione e del perfezionamento dei medici, come pure nell'attività indipendente di medico di base (v. www.bag.admin.ch/themen/berufe/07962/index.html?lang=it). La principale raccomandazione consiste nell'aumentare del 50 per cento i diplomi in medicina umana, per raggiungere annualmente un numero compreso tra i 1200 e i 1300. Per quanto concerne l'ammissione, il Consiglio federale ha più volte sottolineato l'appropriatezza del numerus clausus in considerazione delle oltre 4000 iscrizioni annuali allo studio di medicina e dei costi elevati di questa formazione (v. parere in risposta alla mozione Häberli-Koller 11.3526, "Abolire il numerus clausus per promuovere le nuove leve svizzere", penultimo capoverso: "... l'esame d'idoneità attualmente in uso rappresenta un valido strumento predittivo del successo negli studi. I tassi di successo nelle università che applicano il numerus clausus sono compresi tra l'80 e il 90 per cento, mentre laddove esso non è applicato la quota si situa attorno al 50 per cento, a causa della selezione praticata internamente agli istituti. Eventuali modifiche nella procedura di selezione entrano in linea di conto se si dimostrano atte a prevedere meglio, rispetto a quanto possibile sinora, il successo accademico e l'idoneità professionale."). L'alto grado di soddisfazione della popolazione nei confronti dell'assistenza sanitaria attesta l'elevata qualità della formazione e del perfezionamento.

2. Le università potrebbero fissare anche altri criteri di ammissione. Tuttavia, le possibilità e gli effetti dei nuovi criteri di selezione, quale l'anno di praticantato proposto nell'interpellanza, dovrebbero essere contrapposti agli eventuali svantaggi. Inoltre, i criteri di ammissione servono in primo luogo a garantire che i candidati abbiano una buona probabilità di soddisfare i requisiti posti da questo studio impegnativo e che possano in seguito esercitare effettivamente la loro professione.

3. L'idea di obbligare i neodiplomati in medicina a praticare la professione per un tempo determinato in una regione minacciata da carenze nell'assistenza medica di base entra in linea di conto in primo luogo per i medici di famiglia. Questa attività può però essere esercitata solo dopo il conseguimento di un titolo di perfezionamento corrispondente e non immediatamente dopo la conclusione degli studi. Per contrastare il rischio di un'assistenza medica insufficiente nelle regioni discoste sarebbe tuttavia meglio rafforzare il coordinamento regionale: più comuni interessati dal problema, reale o incombente, potrebbero ad esempio accordarsi su investimenti in strutture ambulatoriali comuni e sul loro finanziamento, per offrire così la possibilità ai giovani medici di base di essere assunti, eventualmente a tempo parziale. In questo modo i giovani medici non sarebbero vincolati, con investimenti elevati, a una determinata regione per un lungo periodo. È inoltre auspicabile una collaborazione più stretta con altre professioni sanitarie, ad esempio quelle infermieristiche o altre professioni paramediche. Attualmente, un gruppo di lavoro costituito dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) esamina, insieme ai medici e al personale infermieristico, diversi modelli che potrebbero entrare in linea di conto.

4. Da indagini emerge che la scelta della specializzazione non avviene, di regola, all'inizio degli studi, bensì durante la formazione o il perfezionamento. Per avvicinare i neomedici alla professione e quindi rafforzare la medicina di famiglia, sarebbe pertanto meglio promuovere rapporti più stretti tra studenti e medici di famiglia durante la formazione e il perfezionamento (mentorato), piuttosto che influenzare la loro scelta all'inizio degli studi con criteri di selezione.

Il Consiglio federale è convinto che anche l'assistenza medica integrata contribuirà ad accrescere l'interesse per la medicina di famiglia, poiché permetterà ai medici di base di assumere una funzione di coordinamento per i pazienti e rafforzerà la loro posizione e il loro ruolo.

5. La Confederazione s'impegna, insieme ai cantoni, a garantire un'assistenza medica di base sufficiente anche in futuro. Le misure decisive concernenti la gestione strategica quantitativa della formazione e del perfezionamento competono ai cantoni. Dal dicembre 2011, un gruppo di lavoro diretto dall'UFSP e dalla Conferenza universitaria svizzera elaborerà soluzioni concrete per aumentare, nel quadro dell'attuale ripartizione dei compiti tra Confederazione e cantoni, il numero di posti di studio. Inoltre, con il controprogetto diretto all'iniziativa popolare "Sì alla medicina di famiglia", il Consiglio federale ha presentato un pacchetto di misure volte a rafforzare la posizione della medicina di famiglia nella formazione e nel perfezionamento. Gli adeguamenti necessari alla legge sulle professioni mediche sono attualmente in consultazione. Alcune delle richieste dei medici di famiglia sono già soddisfatte (p. es. nuovo programma di perfezionamento, revoca del blocco delle autorizzazioni a esercitare per i medici di base).

Risposta del Consiglio federale.