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11.419 · Iniziativa parlamentare · 2011-03-16

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento presento la seguente iniziativa:

L'articolo 57 della Costituzione federale è completato con un capoverso 3 dal tenore seguente:

Art. 57 Sicurezza

...

Cpv. 3

La Confederazione non conclude trattati internazionali che ne limitino la sovranità in materia di controllo delle persone alle frontiere.

Begründung

Il trattato di Schengen si prefigge di accrescere la sicurezza degli Stati membri, vietando loro di controllare le persone alle frontiere (frontiere interne) e imponendo loro la partecipazione alla sorveglianza collettiva delle frontiere esterne del cosiddetto spazio di sicurezza di Schengen. Nel 2005 il Consiglio federale aveva vantato i pregi del trattato, definendo la banca dati (SIS) e la cooperazione in materia di polizia più efficaci e meno costose di quanto non fosse la presenza delle nostre guardie di confine alle frontiere del Paese. Dopo il dicembre del 2008, eccezion fatta per qualche casuale pattuglia, le nostre guardie di confine hanno quindi lasciato il confine svizzero per ridispiegarsi sulla frontiera "esterna", vale a dire le zone aeroportuali non facenti parte dello spazio Schengen. Due anni dopo, si assiste in Svizzera a un aumento esponenziale della criminalità straniera, sia in termini di quantità che di gravità degli atti di violenza commessi in territorio svizzero, in particolare nelle zone di confine. La soppressione dei controlli delle persone alle frontiere ne è manifestamente la causa.

Il trattato di Dublino si prefigge di combattere le domande d'asilo abusive all'interno dell'area senza frontiere dello spazio Schengen e di permettere la riammissione nello Stato di prima accoglienza dei clandestini scoperti nel territorio di un altro Stato. Il Paese di prima accoglienza (lo Stato attraverso il cui territorio i clandestini hanno fatto il loro ingresso nello spazio Schengen) è tenuto a rilevare le impronte digitali, a registrare i migranti nel sistema SIS e a trattare le domande sino al riconoscimento dello status di rifugiato o all'esecuzione dell'allontanamento. Nel 2005 il Consiglio federale aveva tessuto le lodi di tale trattato, specificando che avrebbe provocato una diminuzione delle domande d'asilo in Svizzera e ci avrebbe permesso di riconsegnare agevolmente ai nostri vicini i migranti che fossero transitati attraverso un Paese di prima accoglienza. Particolarmente esposti alle migrazioni provenienti da sud, gli Stati mediterranei dello spazio Schengen si sono tuttavia mostrati restii a onorare i loro obblighi di registrazione. Sanno infatti che un gran numero di migranti attraversa il loro territorio soltanto per proseguire verso nord e temono che gli altri Stati dello spazio Schengen-Dublino riconsegnino loro i clandestini. L'Italia procede alle registrazioni richieste dal trattato soltanto una volta su cinque, come le nostre autorità hanno avuto modo di accertare interrogando in Svizzera migranti che non figurano nel sistema SIS benché siano evidentemente transitati in Italia. L'Italia ha addirittura rinunciato a registrare i migranti tunisini, limitandosi a distribuire un documento in cui si invita i migranti che manifestamente non hanno diritto all'asilo, a lasciare lo spazio Schengen entro tre mesi. Poiché non può controllare sistematicamente le persone che valicano le sue frontiere, la Svizzera non potrà rinviarle in Italia e sarà quindi considerata, a torto, un Paese di prima accoglienza ai sensi del trattato di Dublino.

Paradossalmente, il raggiungimento degli obiettivi dei trattati di Schengen e di Dublino è vanificato dal trattato stesso, giacché esso prevede la soppressione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere. Avendolo capito prima della Svizzera, l'Irlanda e il Regno Unito hanno negoziato la loro adesione a Schengen-Dublino senza rinunciare alla sovranità sulle frontiere nazionali. I due Stati, entrambi membri dell'UE, partecipano dunque alla cooperazione europea in materia di polizia, segnatamente mediante il sistema d'informazione SIS, ma mantengono le loro forze di sicurezza alle frontiere.

Con la presente iniziativa parlamentare si propone di garantire che la Svizzera, che non è membro dell'UE, possa esercitare la sovranità sulle frontiere in una misura quantomeno equivalente a quella riconosciuta all'Irlanda e al Regno Unito.