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Combattere il dumping salariale impedendo di versare i salari in euro

11.447 · Iniziativa parlamentare · 2011-06-15

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:

Chiedo di modificare il Codice delle obbligazioni in modo che il salario sia imperativamente pagato in moneta legale, ossia in franchi svizzeri, modificando in particolare l'articolo 323b CO in modo da renderlo inderogabile.

Begründung

Negli ultimi mesi sono stati registrati casi di versamento del salario in euro. In Ticino alcune ditte che sembrerebbero aver pagato i salari in euro sono ora al vaglio della commissione tripartita. Recentemente il sindacato UNIA ha denunciato un'azienda che ha ridotto i salari e nel nuovo contratto ha legato gli stessi all'evoluzione del tasso di cambio. Queste pratiche, se estese, potrebbero generare un rischio accresciuto di dumping salariale, in particolare nei cantoni di frontiera. Infatti i datori di lavoro avrebbero interesse ad assumere lavoratori frontalieri, pagati in euro, e quindi con salari inferiori rispetto ai salari che pagherebbero ai lavoratori svizzeri in franchi. Le prime vittime sarebbero i lavoratori residenti in Svizzera.

Secondo l'articolo 323b del Codice delle obbligazioni il salario deve essere pagato in franchi svizzeri, ma le parti possono derogarvi mediante accordo. Nei settori in cui non vi è un salario minimo obbligatorio, datore di lavoro e lavoratore possono convenire liberamente il pagamento del salario in euro, con il rischio che i lavoratori frontalieri possano essere disposti ad accettare salari inferiori a quelli dei lavoratori svizzeri, non essendo di fatto penalizzati anche da un tasso di cambio sfavorevole, in quanto il potere d'acquisto nel loro Paese rimarrebbe intatto. Questa situazione creerebbe una pressione verso il basso sui salari e potrebbe comprometterebbe l'impiego di lavoratori indigeni, perché gli imprenditori avrebbero interesse a impiegare lavoratori frontalieri meno cari. Nella sua risposta alla domanda del consigliere nazionale Robbiani, il 7 giugno 2011, il Consiglio federale ha dichiarato che "il lavoratore non deve sopportare il rischio di fluttuazione del tasso di cambio".