12.1075 · Interrogazione · 2012-09-12
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
L'11 luglio 2012 si è tenuto, a Londra, un summit sulla pianificazione familiare. L'obiettivo era quello di rafforzare anche nei Paesi in via di sviluppo il diritto delle donne di decidere liberamente e in maniera autonoma se e quando avere figli e quanti averne. In concreto, il meeting mirava a intensificare in tutto il mondo gli sforzi volti a migliorare l'accesso alla pianificazione familiare volontaria e alla contraccezione, come pure ad abbattere gli ostacoli esistenti in tale ambito e a rendere i metodi contraccettivi disponibili per tutti. Rappresentanze di primo piano di Paesi in via di sviluppo e di Paesi donatori, di organizzazioni internazionali, della società civile, di fondazioni e del settore privato hanno raccolto l'invito a partecipare al summit, organizzato dal governo britannico e dalla Bill & Melinda Gates Foundation con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e di altri partner. Nel corso dell'incontro, numerosi Paesi, come pure la Commissione europea e varie organizzazioni e fondazioni, hanno fornito garanzie concrete in merito alla loro intenzione di migliorare l'accesso alla pianificazione familiare.
Gli obiettivi del summit di Londra sulla pianificazione familiare ("Family Planning Summit") sono in linea con il programma d'azione della Conferenza internazionale del Cairo su popolazione e sviluppo, tenutasi nel 1994, e con gli obiettivi di sviluppo del millennio (in particolare con l'MDG 5.b.), che anche la Svizzera si è impegnata a realizzare. In ambito sanitario, anche la DSC si impegna espressamente per migliorare la salute riproduttiva.
In qualità di copresidente del gruppo parlamentare Kairo+ pongo le seguenti domande riguardo al summit di Londra sulla pianificazione familiare:
1. Al summit di Londra sulla pianificazione familiare ha partecipato anche una rappresentanza della Svizzera?
2. Il dipartimento competente come valuta il summit e i relativi risultati?
3. Numerosi Paesi europei hanno fornito garanzie concrete in merito alla loro intenzione di contribuire maggiormente, nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, a migliorare l'accesso alla pianificazione familiare volontaria. La Svizzera è anche disposta a impegnarsi ulteriormente sul piano finanziario? Con quale contributo concreto?
4. La DSC ha ripetutamente sottolineato l'importanza della salute delle madri e dell'accesso alla salute riproduttiva, compresa la pianificazione familiare volontaria, ai fini della lotta contro la povertà. Quanto è concreto l'impegno della Svizzera in questo settore? È possibile quantificarlo concretamente anche in cifre?
Stellungnahme des Bundesrates
1. No, la Svizzera non ha inviato una rappresentanza al summit in questione e il nostro Paese non ha ricevuto un invito ufficiale. Vi hanno invece partecipato organizzazioni partner come il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e l'International Planned Parenthood Federation (IPPF).
2. Il summit ha posto sotto i riflettori un tema centrale (la pianificazione familiare) per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, in particolare del quinto (mortalità materna) e del quarto (mortalità neonatale e infantile). Le pari opportunità tra i sessi (MDG 3) e l'istruzione di ragazze e donne, ossia gli altri due fattori più importanti in termini di influsso sulla crescita della popolazione e sulla salute di donne e bambini, hanno ricevuto un'attenzione minore.
L'accesso alla pianificazione familiare volontaria deve essere migliorato, segnatamente nell'Africa subsahariana, dove il 40 per cento delle gravidanze è a tutt'oggi involontario e dove un quarto delle vittime degli aborti illegali è costituito da donne in giovane età. A tale scopo, sono imprescindibili le pari opportunità tra i sessi, l'accesso di donne, uomini e giovani alle informazioni, a metodi moderni della pianificazione familiare, a servizi sanitari di base e all'istruzione, così come la riduzione della povertà.
In questo senso, pur riconoscendo che il summit è stato un altro passo nella giusta direzione, il DFAE considera che il suo effetto sarà limitato.
3. Il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016 approvato dal Parlamento consente un aumento dei mezzi stanziati nel settore sanitario. La salute sessuale e riproduttiva con i relativi diritti è, insieme alla promozione di fattori benefici per la salute, come per esempio l'igiene, e alla riduzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili, uno dei tre punti focali tematici della nostra cooperazione internazionale allo sviluppo in ambito sanitario. Il DFAE prevede un incremento progressivo delle spese in questo settore.
4. La Svizzera collabora da decenni con diversi partner come l'UNFPA e l'IPPF all'attuazione del programma d'azione della Conferenza internazionale del Cairo su popolazione e sviluppo (ICPD 1994). L'impegno prevede:
- la promozione della salute delle madri e l'accesso alla salute riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare volontaria, come pure, in ambito sanitario generale, il sostegno finanziario all'UNFPA, all'OMS, all'Unaids e all'IPPF, l'organizzazione mantello mondiale per la salute sessuale e riproduttiva, e l'attuazione di programmi bilaterali della DSC a livello nazionale e locale;
- il sostegno a UN Women, all'Unicef e all'Unesco, e l'attuazione di programmi bilaterali nel campo dell'istruzione e del rafforzamento di ragazze e donne;
- l'adesione attiva alla Commissione dell'ONU su popolazione e sviluppo del Consiglio economico e sociale (Ecosoc, vicepresidenza svizzera nel 2012), competente per il monitoraggio dell'attuazione del programma d'azione dell'ICPD;
- l'adesione alla Muskoka Initiative per la riduzione della mortalità materna e infantile, quindi indirettamente all'iniziativa del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon "Every Woman, Every Child".
L'impegno della Svizzera nel quadro del programma d'azione dell'ICPD ha previsto nel 2010 lo stanziamento degli importi seguenti: 34,6 milioni di franchi svizzeri a livello multilaterale, tra cui contributi all'UNFPA e all'IPPF, 18,91 milioni di franchi svizzeri a livello bilaterale. Il totale di 53,5 milioni di franchi corrisponde al 3,6 per cento delle spese complessive della DSC nel 2010.
Risposta del Consiglio federale.