12.3376 · Interpellanza · 2012-05-03
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Fra i diversi "scudi" adottati dallo Stato italiano vi è anche quello solare, ossia un provvedimento che incentiva esclusivamente l'acquisto di impianti fotovoltaici costruiti nell'Unione europea. La produzione Svizzera è quindi esclusa. Si tratta indubbiamente di un'ingiustificata discriminazione nei confronti delle nostre industrie. Quello dei pannelli solari e del cleantech è un settore particolarmente interessante che assicura numerosi posti di lavoro anche in Ticino.
Il 21 settembre 2011, rispondendo a una domanda del consigliere nazionale Cassis, il Consiglio federale aveva affermato che la misura italiana è discriminatoria e contaria all'accordo di libero scambio tra Svizzera e UE del 1972. Il consigliere federale Schneider-Ammann aveva affermato che la problematica era oggetto di vari incontri con rappresentanti dello Stato italiano. Il Consiglio federale stava anche verificando la situazione in rapporto agli obblighi italiani nell'ambito degli accordi di libero scambio e sopratutto era in preparazione un intervento a livello europeo.
Malgrado tutti questi buoni intendimenti, purtroppo ad oggi nulla è cambiato e le aziende svizzere continuano a essere seriamente penalizzate e discriminate dal decreto italiano che perdura ormai da un anno. La situazione sta diventando del tutto insostenibile per diverse industrie attive in Ticino. Nelle scorse settimane un'importante azienda, la Pramac, si è vista costretta a inoltrare istanza di moratoria concordataria. A rischio vi sono 130 posti di lavoro.
Preoccupato per il perdurare e la gravità della situazione, chiedo al Consiglio federale:
1. È arrivata una risposta da parte del governo italiano? Se sí, quale spiegazione è stata data?
2. Come è stata giudicata la misura italiana a livello europeo? Vi sono stati interventi?
3. Quali ulteriori sviluppi ci sono stati dal settembre 2011?
4. Per quale motivo il decreto è ancora in vigore?
5. Le aziende coinvolte devono prevedere di restare discriminate ancora per anni? Il Consiglio federale ha intenzione di sostenere queste realtà aziendali? Quali mezzi possono essere utilizzati?
6. Fino a quando si accetteranno, senza contromisure drastiche e immediate, azioni illegali italiane nei confronti di settori specifici dell'economia svizzera?
Stellungnahme des Bundesrates
Per quanto riguarda la politica energetica dell'Italia, occorre rammentare che nel corso degli ultimi anni si è osservato un forte aumento degli impianti per la produzione di energia rinnovabile in seguito alle misure di sostegno finanziario dello Stato italiano. Con l'introduzione, nel maggio 2011, del decreto "Quarto conto energia", il governo italiano ha deciso di accordare importanti incentivi agli impianti fotovoltaici. Inizialmente questo decreto prevedeva un premio per le componenti degli impianti fabbricati in Italia. In seguito il premio è stato esteso all'Unione europea e poi allo Spazio economico europeo (SEE) poiché il decreto italiano si fonda sulla legge italiana di trasposizione della direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, applicabile anche allo SEE.
Questa politica ha avuto come conseguenza un aumento del prezzo finale dell'elettricità pagato dagli utenti. Gli incentivi hanno determinato un'impennata di nuovi impianti fino alla fine del 2011, mentre a partire dal 2012 la nuova potenza fotovoltaica installata è ritornata al livello del 2010. Attualmente il settore del fotovoltaico italiano deve far fronte a grandi difficoltà, al punto che molte imprese sono state costrette a ridurre o persino a cessare la loro produzione.
1. Nonostante i ripetuti interventi, il Consiglio federale finora non ha ancora ricevuto risposta da parte del governo italiano.
2. La Svizzera è intervenuta a livello europeo in più occasioni. Nel dicembre 2011, ha inserito il problema nell'agenda del comitato misto dell'accordo di libero scambio Svizzera-UE del 1972. Nel corso di questa riunione, la Svizzera ha rilasciato alla delegazione dell'UE un promemoria con un riassunto della problematica e un richiamo all'inosservanza, da parte dell'Italia, dell'accordo di libero scambio del 1972 e della legislazione dell'OMC e ha chiesto l'eliminazione o la modifica del provvedimento italiano. L'ultimo intervento a livello europeo ha avuto luogo il 30 marzo 2012 durante una riunione di esperti della Svizzera e dell'UE concernente gli ostacoli al commercio, nel corso della quale questo problema di discriminazione è stato nuovamente affrontato. La delegazione dell'UE conosceva il decreto ministeriale italiano, era al corrente dei contatti tra Svizzera e Italia e aveva avuto anch'essa dei contatti con l'Italia. Tale delegazione si è impegnata a seguire il caso, ma non ha preso una posizione formale.
3./4./5. Nel novembre 2011, la Svizzera ha ampiamente affrontato il problema durante un incontro di alti funzionari ("Dialogo economico Svizzera-Italia") a Zurigo. Nel gennaio del 2012, durante il World Economic Forum di Davos, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha incontrato il suo omologo italiano, il nuovo ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, e gli ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alle difficoltà attraversate dalle nostre imprese. Ha inoltre colto l'occasione per consegnare una copia del promemoria che era stato trasmesso alla Commissione europea nel dicembre 2011 (vedi risposta 2). Il ministro Passera si è impegnato a esaminare la questione. Nella primavera 2012, durante la fase di redazione del nuovo decreto italiano che disciplina questi incentivi, la nostra ambasciata a Roma è intervenuta presso la direzione politica del Ministero dello sviluppo economico italiano (MSE) per sensibilizzarlo sugli aspetti negativi di questa politica per le PMI svizzere che fabbricano i prodotti in questione. L'ultimo intervento a livello bilaterale risale a fine giugno 2012.
Il nuovo governo italiano, sotto la spinta del ministro Passera, ha voluto correggere questa politica riducendo fortemente gli incentivi accordati. L'11 aprile 2012 il ministero italiano dello sviluppo economico ha presentato un nuovo progetto di decreto ("Quinto conto energia") che non prevedeva più il premio del 10 per cento per le istallazioni con componenti di origine europea. Tuttavia, la versione finale del decreto ministeriale "Quinto conto energia", pubblicata il 5 luglio 2012, prevede di nuovo una distinzione secondo l'origine dei materiali. Secondo la disposizione che vi fa riferimento, reintrodotta nel corso di una procedura di consultazione presso le regioni e le organizzazioni mantello italiane, è accordato un sostegno finanziario supplementare per gli impianti che utilizzano "moduli fotovoltaici" e "gruppi di conversione" fabbricati nell'UE o nello SEE e che soddisfano determinati criteri.
L'entrata in vigore del nuovo decreto "Quinto conto energia" è fissata al 27 agosto 2012. Rileviamo che la misura di sostegno che compare nel nuovo decreto cesserà quando il costo cumulato degli aiuti finanziari avrà raggiunto i 6,7 miliardi di euro. Il nuovo incentivo ammonta quindi a 700 milioni di euro. Il 13 luglio 2012, l'autorità per l'energia elettrica e il gas ha comunicato che era stato raggiunto il tetto di 6 miliardi di euro accordati nell'ambito del precedente decreto ("Quarto conto energia"). Al fine di difendere gli interessi delle imprese svizzere, il Consiglio federale interverrà nuovamente presso l'Unione europea.
6. Ogni volta che si constata un trattamento discriminatorio nei confronti delle imprese svizzere, la Svizzera interviene fermamente presso il governo italiano e se necessario a livello europeo. Si ricorda che nell'ambito dei mercati pubblici questa politica si è dimostrata efficace, dal momento che nell'aprile 2011 la Svizzera ha ottenuto l'abrogazione della misura discriminatoria adottata dall'Italia nell'estate 2010.
Il premio supplementare discriminatorio secondo l'origine dei prodotti, riconfermato con la pubblicazione del "Quinto conto energia", è contrario agli impegni internazionali dell'Italia (Accordo di libero scambio del 1972 e legislazione dell'OMC) e al buon funzionamento dei rapporti economici tra la Svizzera e l'Italia. Per trovare una soluzione a questa situazione insoddisfacente, il Consiglio federale sta esaminando tutte le misure compatibili con il diritto internazionale pubblico. In particolare, interverrà nuovamente presso l'Unione europea.
Risposta del Consiglio federale.