12.3408 · Interpellanza · 2012-05-29
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
A quanto risulta, e non è stato smentito, l'Italia è intenzionata ad installare delle postazioni di videosorveglianza fissa ai valichi con la Svizzera.
Pubblicamente vengono - come scontato - addotti motivi di sicurezza; c'è però il sospetto che i nuovi impianti (di cui al momento si starebbe discutendo il finanziamento) serviranno in realtà da surrogato dei famosi fiscovelox. Vale a dire, serviranno quali strumenti volti ad identificare, ed in seguito indagare, basandosi sulla cilindrata e il modello del veicolo, cittadini italiani facoltosi "pizzicati" a varcare il confine con il nostro paese. Si tratta quindi di impedire, con discutibili misure deterrenti e persecutorie, ai cittadini italiani facoltosi di portare un contributo all'economia ticinese.
Il fiscovelox viene da tempo contestato come simbolo della rottura unilaterale, da parte della vicina penisola, dei rapporti di buon vicinato tra Italia e Svizzera. Rottura che ha portato alla diatriba notoria. La creazione di postazioni di fiscovelox (o surrogati di fiscovelox) fisse sarebbe pertanto in palese contraddizione con le trattative attualmente in corso tra i due Stati.
Va inoltre rilevato che i fiscovelox potrebbero configurare una violazione degli accordi di Schengen. Essi costituiscono infatti una forma di controllo sistematico, motivato con la sola circostanza dell'attraversamento del confine.
Chiedo al lodevole Consiglio federale:
1. È al corrente dell'intenzione italiana di collocare degli impianti di videosorveglianza fissa ai valichi con la Svizzera?
2. Impianti analoghi sono previsti anche ai confini tra l'Italia e altri Stati?
3. Quali garanzie ci sono che non si tratterà di una forma di impianti fiscovelox fissi?
4. Nel caso la possibilità che si tratterà effettivamente di fiscovelox fissi venga ritenuta concreta: quale sarebbe l'atteggiamento del Consiglio federale a questo proposito?
Stellungnahme des Bundesrates
Osservazione preliminare: gli apparecchi di videosorveglianza vengono impiegati esclusivamente su territorio italiano. In questo senso, le misure di controllo e sicurezza rientrano in via di principio nelle competenze dello Stato italiano.
1. Il Consiglio federale è giunto a conoscenza che dal mese di febbraio 2012 la Guardia di finanza, direttamente dipendente dal Ministero dell'economia e delle finanze, sta conducendo colloqui con i comuni di confine italiani per l'installazione di telecamere fisse destinate alla sorveglianza dei valichi di confine tra la Svizzera e l'Italia.
2. Il Consiglio federale non conosce ancora il contenuto della direttiva ufficiale della Guardia di finanza, che disciplina nel dettaglio l'utilizzo e il campo d'applicazione di questi impianti. Di conseguenza non sa nemmeno se sono previsti impianti analoghi ai valichi tra l'Italia e altri Paesi.
3. In base alle informazioni disponibili non si può garantire che non si tratti dello stesso tipo di telecamere utilizzate in precedenza, con la differenza che ora sono installate in modo fisso. Il Consiglio federale desidera tuttavia ricordare che nella primavera del 2010, su richiesta del canton Ticino, ha esaminato l'impiego di telecamere al confine con la Svizzera da parte della autorità italiane sotto il profilo della loro conformità con il Codice frontiere Schengen, giungendo alla conclusione che tali misure non contravvengono al codice summenzionato. Queste misure di sorveglianza non rappresentano controlli sistematici di persone, ma misure per lottare contro la criminalità transfrontaliera. Ai sensi dell'articolo 21 del Codice frontiere Schengen tali misure sono ammesse se si basano su informazioni ed esperienze, raccolte dalla polizia, sia di carattere generale sia relative in particolare alla lotta contro la criminalità transfrontaliera.
Dall'avvio della cooperazione Schengen, e quindi dall'abolizione del controllo delle persone ai confini interni, i numerosi passaggi di frontiera, in particolare ai piccoli valichi di confine, hanno fatto nascere la necessità di maggiori misure di sicurezza sia da parte svizzera che da parte italiana. In questo senso va inteso anche l'impiego di telecamere da parte della Guardia di finanza italiana, che deve comunque rispettare il principio della proporzionalità e non interferire eccessivamente sulla libertà dei viaggiatori.
4. Come menzionato al punto 3, gli impianti citati dall'interpellante sono stati giudicati compatibili con il Codice frontiere Schengen. Non è quindi necessario ritornare su questa domanda.
Risposta del Consiglio federale.