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12.3959 · Interpellanza · 2012-09-28

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Che cosa accadrebbe se un incidente nucleare paragonabile a quello di Fukushima si verificasse nella centrale di Mühleberg? Uno studio mostra che sarebbe necessario evacuare immediatamente circa 80 000 persone, fra cui anche gli abitanti della città di Berna, e che circa 200 000 persone dovrebbero essere trasferite altrove per un lungo periodo di tempo.

Gravi sarebbero anche le conseguenze di una fuoriuscita di acqua contaminata: in brevissimo tempo raggiungerebbe il lago di Bienne, da cui viene ricavata acqua potabile per 50 000 persone. Per ragioni sanitarie, il lago rimarrebbe per decenni inaccessibile.

Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Sono vere le conseguenze indicate per un grave incidente nucleare nella centrale di Mühleberg?

2. In considerazione delle gravi carenze della protezione in caso di catastrofe illustrate al Consiglio federale dal rapporto IDA NOMEX, come potrà il collegio, garantire la protezione richiesta nella legge sull'energia nucleare nel caso di un incidente del genere in una centrale svizzera? La situazione attuale è compatibile con la legge, anche se, come indica il rapporto IDA NOMEX, l'eliminazione di alcune gravi carenze potrà avvenire solamente fra anni?

3. Come sarà possibile evacuare la città di Berna e organizzare la protezione in caso di catastrofe, visto che l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) e lo stesso Consiglio federale dovranno essere evacuati?

4. In quali scenari d'emergenza per le centrali nucleari svizzere si verifica una fuoriuscita di acqua radioattiva?

5. È vero che finora non sono state previste misure per garantire l'approvvigionamento di acqua potabile? In caso affermativo, come e entro quando il Consiglio federale intende porre rimedio a questa lacuna?

6. Se acqua contaminata fuoriuscisse dalla centrale di Mühleberg, il lago di Bienne sarebbe perduto. Che cosa accadrebbe se, in un incidente analogo, acqua radioattiva fuoriuscisse dalle centrali nucleari di Gösgen, Beznau e Leibstadt e si riversasse nell'Aar o nel Reno? Quali conseguenze vi sarebbero sugli acquedotti delle città e dei comuni sul Reno che prelevano acqua dal fiume?

7. Per quanto tempo dovrebbero rimanere chiusi tali impianti e come sarebbe possibile sostituirli?

8. Quali sarebbero le conseguenze per i 230 000 abitanti di Basilea e dintorni, il cui approvvigionamento di acqua potabile è basato esclusivamente sull'acqua prelevata dal Reno?

Stellungnahme des Bundesrates

1. L'interpellanza fa riferimento allo studio "Mögliche Folgen eines Unfalls im KKW Mühleberg bei ähnlichen Freisetzungen radioaktiver Stoffe wie aus einem Block des KKW Fukushima Daiichi" (possibili effetti di un incidente nella centrale nucleare di Mühleberg nel caso di una fuoriuscita di sostanze radioattive paragonabile a quella verificatasi in un reattore della centrale di Fukushima Daiichi), pubblicato dall'Öko-Institut di Darmstadt il 31 agosto 2012. Questo studio ipotizza un incidente provocato da una sequenza estremamente improbabile e sopravvaluta le possibili conseguenze radiologiche.

Diversamente dai reattori di Fukushima I, le centrali nucleari svizzere dispongono di una serie di dispositivi di sicurezza per impedire la fusione del nocciolo, di barriere supplementari per contenere la radioattività e di sistemi per mantenere sotto controllo e alleviare le conseguenze di eventuali fusioni del nocciolo. Questi dispositivi non sono stati presi in considerazione nello studio citato. Gli stress tests dell'UE effettuati dopo il grave incidente nucleare di Fukushima hanno evidenziato che, rispetto agli impianti europei e anche all'impianto di Fukushima, le centrali nucleari svizzere offrono un'elevata protezione contro gli effetti esterni.

In base agli scenari di riferimento attuali, nel caso di un grave incidente in Svizzera dovrebbe essere valutata l'ipotesi di un'evacuazione temporanea della zona 1 (massimo 5 chilometri). Nell'evento estremo ipotizzato nell'interpellanza, l'acqua del fiume verrebbe fortemente contaminata. Se quest'acqua fosse sottoposta al processo di potabilizzazione, si riscontrerebbe un superamento dei valori limite stabiliti dalla legislazione in materia di derrate alimentari. Ciò implicherebbe l'adozione di provvedimenti per la riduzione delle dosi. In analogia al divieto di raccolta e di pascolo previsto nella strategia dei provvedimenti in funzione delle dosi, come provvedimento immediato sarebbe necessario proibire la potabilizzazione dell'acqua e la pesca a valle della centrale.

2. La legge federale del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1) impone, all'articolo 5, la preparazione di provvedimenti di protezione d'emergenza per il caso in cui vengano liberate quantità pericolose di sostanze radioattive. All'articolo 5 capoverso 4, si stabilisce che il Consiglio federale deve determinare i provvedimenti di protezione da adottare.

Con l'emanazione dell'ordinanza del 20 ottobre 2010 sulla protezione d'emergenza (OPE; RS 732.33), il Consiglio federale ha disciplinato la protezione d'emergenza per gli eventi negli impianti nucleari svizzeri. Il compito di garantire la protezione d'emergenza spetta ai diversi soggetti indicati nell'ordinanza.

3. Secondo i piani attuali, l'evacuazione della città di Berna non è prevista. Nel caso dell'incidente di Fukushima, nei primi giorni la popolazione è stata evacuata gradualmente fino a un raggio di 20 chilometri intorno all'impianto. Secondo lo scenario di riferimento più grave finora preso in considerazione per pianificare la protezione d'emergenza in Svizzera, non sono necessarie misure di evacuazione al di fuori della zona 1. La validità degli scenari di riferimento e del piano delle zone sono attualmente oggetto di verifica sotto la direzione dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN), nel quadro dell'attuazione del rapporto del gruppo di lavoro interdipartimentale per la verifica delle misure di protezione d'emergenza in caso di eventi estremi in Svizzera (IDA NOMEX). A questo riguardo, vengono presi in considerazione la legislazione svizzera in materia di radioprotezione e di protezione d'emergenza, il livello di sicurezza delle centrali nucleari svizzere e le caratteristiche topografiche delle aree in cui sorgono gli impianti.

Già da tre anni, l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), in collaborazione con i politecnici federali, sta portando avanti un progetto per la simulazione tramite computer di evacuazioni su vasta scala. Inoltre, dall'autunno 2011, l'UFPP, insieme ad altri servizi federali e ai cantoni, sta elaborando prescrizioni per l'evacuazione. Esse riguardano le misure necessarie in relazione alla definizione dell'area da evacuare, ai trasporti, all'area in cui accogliere gli sfollati, alle situazioni particolari (ospedali, case di riposo, carceri ecc.) e alle infrastrutture critiche. Le prescrizioni per l'evacuazione dovrebbero essere pronte per la fine del 2012. Sulla base di queste, i cantoni e i partner per la protezione d'emergenza potranno poi elaborare i loro piani d'intervento.

La direzione delle attività da parte delle autorità e del Consiglio federale in caso di incidente è assicurata da una presenza ridondante di centri direzionali protetti.

Per quanto riguarda il coordinamento degli aiuti internazionali nel quadro della gestione della crisi, il compito di interlocutore è ora assunto dalla Divisione aiuto umanitario della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

4. Gli attuali scenari di emergenza e di riferimento non prevedono la possibilità di fuoriuscita di grandi quantità d'acqua radioattiva da una centrale nucleare svizzera. Di conseguenza l'IFSN, nell'ottobre 2011, sulla base del suo rapporto concernente gli insegnamenti tratti dall'incidente di Fukushima ("Lessons Learned und Prüfpunkte aus den kerntechnischen Unfällen in Fukushima"), ha deciso che deve essere analizzata la gestione di grandi quantità di acqua contaminata o di sostanze nocive per l'ambiente. Occorre esaminare come garantire la disponibilità dei necessari mezzi tecnici in caso di intervento e se è necessario predisporre risorse. Questo punto sarà esaminato nel quadro del piano d'azione 2013 dell'IFSN.

5. Con l'ordinanza del 20 novembre 1991 sulla garanzia dell'approvvigionamento con acqua potabile in situazioni di emergenza (RS 531.32), il Consiglio federale ha emanato le prescrizioni necessarie nel caso in cui l'approvvigionamento idrico dovesse risultare fortemente limitato o impossibile. Queste prescrizioni stabiliscono, tra l'altro, che anche in caso di gravi danni all'approvvigionamento idrico deve essere messa a disposizione, in ogni momento, la quantità d'acqua potabile necessaria alla sopravvivenza. Per consentire alle aziende di approvvigionamento idrico di svolgere i loro compiti anche in caso di contaminazione radioattiva, il personale deve essere dotato di materiale di protezione NC. Inoltre, i proprietari degli impianti di approvvigionamento idrico devono elaborare un piano di emergenza e una documentazione per le situazioni di emergenza.

In occasione di ogni evento, l'IFSN informa la Centrale nazionale d'allarme (CENAL), l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), il cantone di ubicazione e ulteriori organi via fax. Nella comunicazione, vengono anche indicati gli effetti radiologici sull'ambiente circostante. In caso di incidente grave, la CENAL attiverebbe una conferenza telefonica con lo Stato Maggiore cantonale che dirige l'intervento, nella quale si deciderebbero i possibili provvedimenti immediati, come per es. quelli per garantire l'approvvigionamento idrico.

6. La risposta alla domanda 1 vale anche per gli altri siti di centrali nucleari.

7. I provvedimenti immediati, come per esempio la sospensione dell'approvvigionamento idrico, sarebbero oggetto di un continuo riesame sulla base dei risultati delle misurazioni, e sarebbero eventualmente sospesi nel caso in cui venissero a mancare i presupposti.

8. Secondo la Hardwasser AG (azienda di approvvigionamento idrico regionale che fornisce acqua potabile a diversi comuni del cantone di Basilea Campagna e alla città di Basilea), è possibile garantire fino a una settimana di fornitura di acqua potabile grazie alla percolazione di acqua filtrata (cfr. anche sito Internet della Hardwasser AG, stato: 10 ottobre 2012).

Risposta del Consiglio federale.