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12.4263 · Mozione · 2012-12-14

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di reintrodurre i controlli al confine svizzero conformemente all'articolo 23 in combinato disposto con l'articolo 26 del codice frontiere Schengen nonché all'articolo 7 capoverso 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20).

Begründung

In tutta la Svizzera l'aumento dei furti con scasso è considerevole, soprattutto nelle regioni di confine. Secondo la polizia, la forte crescita è dovuta principalmente alle bande organizzate, i cosiddetti "turisti del crimine". Anche il traffico di droga e altre attività criminali hanno registrato un forte incremento, dovuto, secondo gli specialisti, ai confini permeabili. L'accordo di Schengen ha notevolmente facilitato il passaggio delle frontiere ai criminali.

Il codice frontiere Schengen (art. 23 in combinato disposto con l'art. 26) prevede la possibilità di effettuare controlli al confine quando la sicurezza interna o l'ordine pubblico sono minacciati. Oggi ci troviamo di fronte a questa situazione. Bande di ladri straniere organizzano furti con scasso in Svizzera. A ciò si aggiunge l'aumento della piccola criminalità da parte dei richiedenti l'asilo. Gli assicuratori attestano un incremento a due cifre nelle notifiche di danni dovuti a furti con scasso.

Diversi Stati sono ricorsi alla possibilità di reintrodurre i controlli al confine in occasione di importanti manifestazioni politiche o sportive, attentati terroristici o ondate di rifugiati. Non la Svizzera. È vero che i controlli di polizia (risposta del CF alla domanda 12.5474) all'interno del territorio svizzero possono essere rafforzati. Ciononostante l'accordo di Schengen limita fortemente le possibilità e il margine di manovra del vorpo delle guardie di confine (Cgcf) nell'ambito dei controlli al confine. L'incremento della criminalità è talmente drastico che il massimo margine di manovra possibile deve ora essere sfruttato a favore della reintroduzione dei controlli al confine nel quadro dell'accordo di Schengen.

Secondo uno studio realizzato dal sito "Geld.de", la Svizzera è diventata la roccaforte dei furti di tutt'Europa. La statistica sulla criminalità dimostra che nel 2011 sono stati registrati 65 172 furti con scasso! Ciò corrisponde a 180 furti con scasso al giorno o a uno ogni otto minuti. I furti registrati sono stati addirittura 213 173. Quindi, in Svizzera, viene commesso un furto (denunciato) ogni 2,5 minuti. Tendenza al rialzo. Nel 2012 i furti con scasso sono nuovamente aumentati! In diversi cantoni si parla addirittura di raddoppio. Per la sicurezza del Paese è assolutamente necessario agire!

Circa il 60 per cento degli accusati sono stranieri. Senza controlli al confine le bande straniere possono entrare e uscire dalla Svizzera liberamente. Al Cgcf devono essere conferite maggiori competenze nell'ambito della prevenzione della criminalità.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Ai sensi dell'articolo 23 del codice frontiere Schengen la reintroduzione temporanea dei controlli delle persone alle frontiere interne è permessa solo in via eccezionale e in caso di grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza interna. Tale presunta minaccia deve essere concreta e prevedibile.

L'evento deve colpire lo Stato che intende reintrodurre i controlli al confine in maniera talmente seria da distinguersi nettamente dalla situazione negli altri Stati Schengen. Il Consiglio federale ritiene che per la Svizzera non è questo il caso: attualmente non sussiste alcuna minaccia alla sicurezza interna o all'ordine pubblico. Pertanto, la reintroduzione dei controlli delle persone alle frontiere interne non è né necessaria né possibile da un punto di vista legale.

Considerate le attuali circostanze non è possibile constatare un aumento del tasso di criminalità in Svizzera riconducibile all'associazione a Schengen. La lotta mirata alla criminalità transfrontaliera nel quadro dei provvedimenti ordinari di polizia di sicurezza, come già oggi viene praticata (controlli di polizia mobili nell'area di confine, collaborazione con le autorità di polizia dei Paesi vicini, operazioni di polizia mirate) è molto più efficace dei controlli capillari che, alla fine, risulterebbero superficiali e non proporzionati al rischio.

Anche nel caso di una reintroduzione dei controlli sistematici delle persone ai sensi dell'articolo 23 del codice frontiere Schengen non sarebbe possibile controllare sistematicamente tutti i 1881 chilometri del confine svizzero. Questo non era possibile già prima dell'adesione a Schengen. Le capacità del Cgcf non sono state destinate a tale scopo. Inoltre, considerata l'entità dei flussi transfrontalieri, gli ostacoli che potrebbero sorgere nell'ambito del traffico delle merci e dei frontalieri sarebbero molto seri. Il traffico nelle aree urbane vicine al confine ne sarebbe fortemente colpito, come chiaramente dimostrato già nel 2004 da un breve inasprimento dei controlli in Germania nei confronti della Svizzera.

Alle frontiere interne svizzere non vengono più effettuati controlli delle persone sistematici e indipendenti dai sospetti dovuti solo al passaggio del confine. Contrariamente agli Stati membri dell'UE, ai confini nazionali svizzeri continuano a essere effettuati controlli doganali, perché la Svizzera non fa parte dell'unione doganale dell'UE. Nell'ambito dei controlli doganali il Cgcf, per motivi di sicurezza o in caso di sospetto di polizia, può continuare ad effettuare controlli delle persone. Nel quadro di controlli concertati, il Cgcf può effettuare in ogni momento anche controlli mirati delle persone nell'area di confine. Questi ultimi permettono di verificare se una persona soggiorna o è entrata legalmente in Svizzera. In alcuni casi tali controlli possono avere come conseguenza l'allontanamento.

Il Consiglio federale è però consapevole dell'elevato numero di furti con scasso e prende molto seriamente la situazione, soprattutto per ciò che concerne l'area di confine. Tenendo conto della crescita della criminalità transfrontaliera, il Cgcf ha aumentato il proprio effettivo nelle regioni di Ginevra e del Ticino (vedi risposta del Consiglio federale alla mozione 12.3071). La situazione relativa alla sicurezza nell'area di confine va seguita attentamente e, dove necessario, vanno attuate ulteriori misure in collaborazione con i cantoni interessati.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.