13.094 · Oggetto del Consiglio federale · 2013-11-20
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 20 novembre 2013 concernente la modifica del Codice delle obbligazioni (Tutela in caso di segnalazione di irregolarità da parte del lavoratore)
Ausgangslage
Comunicato stampa del Consiglio federale del 20.11.2013
Segnalazione legittima di irregolarità sul posto di lavoro
Il Consiglio federale intende disciplinare in una legge le condizioni che legittimano una segnalazione da parte del lavoratore di irregolarità sul posto di lavoro ("whistleblowing"). Mercoledì ha adottato il messaggio concernente la pertinente revisione parziale del Codice delle obbligazioni. Per il momento non intende ampliare la protezione dal licenziamento dopo una segnalazione legittima.
Il nuovo disciplinamento attribuisce la priorità al trattamento interno delle segnalazioni. Di regola, una segnalazione è ammissibile unicamente se è destinata in primo luogo al datore di lavoro, successivamente a un'autorità e infine, come ultima risorsa, al pubblico. In tal modo il datore di lavoro ha la possibilità di reagire personalmente alle irregolarità segnalate e di porvi rimedio.
A determinate condizioni, il lavoratore può inoltrare in un secondo tempo la segnalazione all'autorità competente senza violare l'obbligo di fedeltà. Questo è per esempio il caso se il datore di lavoro non reagisce alla segnalazione, entro un termine da lui stesso fissato ma che non può superare i 60 giorni, con misure atte a chiarire la fattispecie o se non informa il lavoratore sulla ricezione e il trattamento della segnalazione, nonché sugli esiti delle misure adottate. La segnalazione a un'autorità è tuttavia limitata ai reati e alle violazioni del diritto pubblico ed è autorizzata soltanto se il datore di lavoro non la tratta mediante un sistema di segnalazione interno.
La segnalazione diretta all'autorità competente è possibile
In determinati casi è pure ammessa la segnalazione diretta di irregolarità all'autorità competente, segnatamente se il lavoratore può supporre che la sua segnalazione al datore di lavoro non esplicherebbe alcun effetto, per esempio perché quest'ultimo non ha reagito a segnalazioni precedenti o vi ha reagito in maniera insufficiente. Una segnalazione diretta è ammessa anche nel caso in cui il lavoratore possa supporre che l'assenza di una segnalazione immediata ostacolerebbe l'autorità nella sua attività o se vi è un pericolo immediato e serio per la vita, la salute, la sicurezza o l'ambiente.
La segnalazione diretta al pubblico non è ammessa
Per contro, la segnalazione diretta di irregolarità al pubblico non è ammessa. Il lavoratore deve in ogni caso rivolgersi prima al datore di lavoro o all'autorità competente e il suo ruolo si limita alla trasmissione delle informazioni al servizio interessato. Egli non può rivolgersi al pubblico neanche se l'intervento dell'autorità è insufficiente o non esplica alcun effetto. L'autorità deve però informarlo, nei limiti della confidenzialità della procedura, in merito ai passi che intende intraprendere. Se l'autorità omette di informare il lavoratore che l'ha richiesto, quest'ultimo può segnalare le irregolarità al pubblico senza violare l'obbligo di fedeltà.
Per il momento la protezione dal licenziamento non sarà ampliata
Il licenziamento abusivo o ingiustificato dopo una segnalazione conforme all'obbligo di fedeltà continuerà a essere sanzionato secondo il diritto vigente (indennizzo fino a sei mesi di salario). In sede di consultazione, le propose avanzate per migliorare la protezione dal licenziamento sono state controverse e hanno suscitato forti opposizioni. Il Consiglio federale intende pertanto decidere in un secondo tempo - sulla base dei risultati di uno studio sui fondamenti della protezione dei lavoratori dal licenziamento - se si debba migliorare in generale la protezione dal licenziamento dei rappresentanti dei lavoratori. Esso ritiene che ampliare tale protezione soltanto nei casi in cui vengono segnalate irregolarità non sarebbe giustificato rispetto ad altri casi di disdette abusive. Il progetto vieta per contro esplicitamente altre misure di ritorsione.
Comunicato stampa del Consiglio federale del 21.09.2018
Maggiore chiarezza per tutti: disciplinato legalmente il whistleblowing
Violazioni della legge e irregolarità sul posto di lavoro non vanno taciute, ma segnalate ai datori di lavoro e alle autorità, nell'interesse dell'economia e della società. Il Consiglio federale intende emanare disposizioni legali chiare, che disciplinino le condizioni alle quali la suddetta segnalazione (whistleblowing) è conforme alla legge. Attualmente spetta ai giudici valutare ogni singolo caso. Il disciplinamento legale apporta maggiore chiarezza e certezza giuridica, sia per le imprese che per i lavoratori. Nella seduta del 21 settembre 2018 il Consiglio federale ha adottato il pertinente messaggio aggiuntivo concernente la modifica del Codice delle obbligazioni (CO).
Con il messaggio aggiuntivo il Consiglio federale adempie una richiesta del Parlamento, che nel 2015 gli aveva rinviato un primo disegno, chiedendone una versione più semplice e comprensibile, soprattutto per quanto il disciplinamento della procedura di segnalazione.
Le linee generali della revisione restano immutate: di norma la segnalazione è conforme alla legge soltanto se è effettuata innanzitutto al datore di lavoro. A determinate condizioni il lavoratore può inoltrarla successivamente all'autorità competente o all'opinione pubblica senza violare il suo obbligo di fedeltà. Il disegno di revisione disciplina ora in dettaglio queste condizioni ed elimina le incertezze relative alla procedura di segnalazione. Precisa pure quando è ammissibile la segnalazione anonima.
Verhandlungen
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 10.09.2015
"Whistleblower" dovrebbero essere meglio protetti
I lavoratori che segnalano irregolarità sul posto di lavoro (i cosiddetti "Whistleblower") dovrebbero essere meglio protetti. Pur essendo d'accordo su questo principio, il Parlamento chiede tuttavia al Consiglio federale di semplificare il suo progetto di legge. Il Consiglio degli Stati ha pertanto deciso oggi tacitamente di rinviare il dossier al governo, allineandosi al Nazionale.
Secondo i "senatori", la revisione del codice delle obbligazioni deve essere riformulata in modo più comprensibile. Ma l'esecutivo dovrà mantenere la sua struttura di segnalazioni a catena: in caso di abusi, i denunciatori dovranno dapprima rivolgersi al datore di lavoro. Se l'azienda non prende misure sufficienti in un lasso di tempo massimo di 60 giorni per chiarire la situazione e neppure prende atto della segnalazione o non dispone di alcun sistema di segnalazione interna, allora il lavoratore può rivolgersi all'autorità. In seguito, quale ultima ratio, potrà informare l'opinione pubblica.
Tuttavia ciò vale soltanto per i reati penali e le violazioni del diritto pubblico. Altri fatti che non violano la legge o le norme che regolano i rapporti di lavoro non potranno essere segnalati alle autorità. I lavoratori potranno inoltre presentare segnalazioni soltanto se il sistema interno all'azienda garantisce la confidenzialità.
La ministra della giustizia Simonetta Sommaruga ha preso atto della richiesta del Parlamento. "Rielaboreremo il testo e ci sforzeremo di semplificarlo al massimo". Ma così facendo, ha prevenuto la consigliera federale, "si corre il rischio di non precisare diversi dettagli, limitandosi a un progetto troppo generale".
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 03.06.2019
Bocciata norma per proteggere i "whistleblower"
Il Consiglio nazionale ha bocciato, con 144 voti a 27 e 6 astenuti, un progetto del Consiglio federale volto a proteggere i cosiddetti "whistleblower", i dipendenti che segnalano irregolarità sul posto di lavoro. Per la maggioranza le norme proposte sono troppo complicate.
La complessità risiede nella struttura stessa del progetto, che prevede una soluzione "a cascata" secondo cui un'informazione dell'opinione pubblica può avvenire soltanto a condizioni molto restrittive, ha affermato Christa Markwalder (PLR/BE).
Altri parlamentari, come Beat Flach (PVL/AG) e Hans Egloff (UDC/ZG), hanno inoltre ricordato come nel frattempo in molte aziende private siano stati messi in atto meccanismi di segnalazione interni che funzionano.
Una minoranza, essenzialmente esponenti del PDD, ha invece sostenuto la proposta del Consiglio federale preferendo una chiara normativa giuridica - nella fattispecie si tratta di una modifica del Codice delle obbligazioni - all'attuale situazione, nella quale le parti sociali sono confrontate all'incertezza della giurisprudenza del Tribunale federale.
Le proposte sulle quali si è espresso oggi il Nazionale sono state formulate nel settembre 2018 dal Consiglio federale che aveva rielaborato un precedente progetto giudicato pure lui troppo complesso dal Parlamento nel 2015.
Il succo del nuovo progetto del governo, bocciato oggi dalla Camera del popolo, è però rimasto invariato. In linea di massima, una segnalazione è ammessa solo se il dipendente si rivolge prima al datore di lavoro, poi a un'autorità e, in ultima istanza, al pubblico. Denunce anonime sarebbero possibili.
Anche in questo disegno il governo rinuncia a rafforzare la tutela dei lavoratori che vengono licenziati abusivamente dopo aver lanciato un allarme giudicato lecito. Le persone interessate continuerebbero a ricevere un'indennità equivalente a un massimo di sei mesi di stipendio.
Il rafforzamento insufficiente dei diritti del lavoratore-denunciante è stato criticato dalla sinistra che ha giudicato il progetto troppo sbilanciato a favore del padronato. Denis de la Reussille (PdL/NE) ha anche criticato la mancanza di un ruolo per i sindacati.
Se anche gli Stati bocceranno il progetto, si rimarrà alla situazione attuale. Oggi sono i tribunali che di volta in volta decidono se una segnalazione di un'irregolarità sul posto di lavoro sia ammissibile o no.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.12.2019
"Whistleblower", necessaria base giuridica solida
Dopo la non entrata nel merito del giugno scorso da parte del Consiglio nazionale, oggi il Consiglio degli Stati si è detto convinto (26 voti a 17) della necessità di legiferare per proteggere meglio i cosiddetti "whistleblower", ossia quei dipendenti che segnalano irregolarità sul posto di lavoro. Nessun protezione però dai licenziamenti.
Il Nazionale aveva giustificato il suo "no" con la complessità nella struttura stessa del progetto, che prevede una soluzione "a cascata" secondo cui un'informazione dell'opinione pubblica può avvenire soltanto a condizioni molto restrittive. Altri parlamentari avevano inoltre ricordato come nel frattempo in molte aziende private siano stati messi in atto meccanismi di segnalazione interni che funzionano.
Oggi agli Stati diversi "senatori" hanno sostenuto la proposta del Consiglio federale preferendo una chiara normativa giuridica - nella fattispecie si tratta di una modifica del Codice delle obbligazioni - all'attuale situazione, nella quale le parti sociali sono confrontate all'incertezza della giurisprudenza del Tribunale federale.
Le proposte sulle quali ha discusso la Camera dei Cantoni sono state formulate nel settembre 2018 dal Consiglio federale che aveva rielaborato un precedente progetto giudicato pure lui troppo complesso dal Parlamento nel 2015.
Il succo del nuovo progetto del governo è però rimasto invariato. In linea di massima, una segnalazione è ammessa solo se il dipendente si rivolge prima al datore di lavoro, poi a un'autorità e, in ultima istanza, al pubblico. Denunce anonime sarebbero possibili.
Anche in questo disegno il governo ha rinunciato a rafforzare la tutela dei lavoratori che vengono licenziati abusivamente dopo aver lanciato un allarme giudicato lecito. Le persone interessate continuerebbero a ricevere un'indennità equivalente a un massimo di sei mesi di stipendio. Una proposta volta a proteggerli dal licenziamento inoltrata da Paul Rechsteiner (PS/SG) è stata bocciata per 29 voti a 11.
Il rafforzamento insufficiente dei diritti del lavoratore-denunciante è stato criticato dalla sinistra che ha giudicato il progetto troppo sbilanciato a favore dei datori di lavoro.
Oggi sono i tribunali che di volta in volta decidono se una segnalazione di un'irregolarità sul posto di lavoro sia ammissibile o no. Il miglioramento della protezione dei "whistleblower" è una questione che si trascina irrisolta da anni. Una prima bozza messa in consultazione nel dicembre 2008 sulla base di una mozione, risalente al 2003, non aveva convinto nessuno. Imprenditori e UDC l'avevano considerata superflua; la sinistra e i sindacati volevano invece misure più incisive, in particolare il reintegro della persona ingiustamente licenziata.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 05.03.2020
CN: "whistleblower", nessuna regolamentazione
Dopo anni di discussioni, il Consiglio nazionale ha definitivamente respinto oggi - con 147 voti a 42 - il progetto del governo volto a proteggere maggiormente i cosiddetti "whistleblower", ossia i dipendenti che segnalano irregolarità sul posto di lavoro. Per la maggioranza, la soluzione proposta è troppo complicata e non offre una reale tutela degli "allertatori civici" dai licenziamenti abusivi.
Il risultato finale era scontato tenuto conto della raccomandazione della commissione preparatoria che, per 20 voti a 5, chiedeva la non entrata nel merito, ribadendo così il primo voto dello scorso giugno. Un doppio "no" che equivale all'archiviazione di una progetto di legge le cui origini risalgono al 2013 e lascia i futuri "whistleblower" nell'incertezza.
Unici a sostenere in aula il progetto sono stati i gruppi del Centro (PPD, PBD e Evangelici) e i Verdi liberali, cui si è aggiunta la consigliera federale Karin Keller-Sutter. Secondo diversi oratori susseguitisi alla tribuna, il progetto governativo non sarà perfetto, ma almeno non criminalizza chi denuncia misfatti all'interno della sua azienda o organizzazione e affronta una volta per tutte un problema reale. La modifica del Codice delle obbligazioni nel senso voluto dal governo consentirebbe inoltre di raccogliere esperienze in materia e, in futuro, di migliorare la situazione se necessario.
Situazione non ideale
La ministra di giustizia e polizia ha fatto notare che il progetto elaborato dal governo e accolto dal Consiglio degli Stati è già stato semplificato rispetto alla sua versione originale del 2015 ed è meno macchinoso di altre normative in vigore in altri Paesi.
Keller-Sutter ha poi sottolineato che l'OCSE - l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - ha più volte rimproverato alla Svizzera di non aver alcuna legge che regoli il problema. "Se non facciamo nulla rimarremo sempre sotto pressione", ha spiegato la consigliera federale PLR. Ciò spiega anche perché il mondo economico sia favorevole alla nostra proposta, ha aggiunto.
Oggi sono i tribunali che di volta in volta decidono se una segnalazione di un'irregolarità sul posto di lavoro sia ammissibile o no. Questa situazione, secondo Keller-Sutter, non è ideale: il disegno di legge non fa altro che rispondere a questa incertezza.
Troppo burocratico
L'intervento della ministra non ha tuttavia scalfito la maggioranza, cui si è aggiunto anche il PS, deluso dalla soluzione governativa poiché troppo poco incisiva per quanto riguarda la protezione di un eventuale "allertatore" da un licenziamento.
La maggioranza ha criticato la complessità della struttura stessa del progetto, che prevede una soluzione "a cascata" secondo cui un'informazione dell'opinione pubblica può avvenire soltanto a condizioni molto restrittive. Il sistema proposto rischia di scoraggiare chi è testimone di atti illeciti poiché troppo sbilanciato a favore del datore di lavoro.
Diversi deputati hanno inoltre ricordato che nel frattempo in molte aziende private sono stati istituiti meccanismi di segnalazione interni che funzionano. Non è vero quindi che non si è fatto nulla in materia.
Una lunga storia
Lo scorso dicembre, gli Stati avevano accolto il progetto legislativo preferendo una chiara normativa giuridica all'attuale situazione, nella quale le parti sociali sono confrontate all'incertezza della giurisprudenza del Tribunale federale.
Le proposte sulle quali aveva discusso la Camera dei Cantoni erano state formulate nel settembre 2018 dal Consiglio federale che aveva rielaborato un precedente progetto giudicato pure lui troppo complesso dal Parlamento nel 2015.
Il succo della nuova proposta governativa era però rimasto invariato. In linea di massima, una segnalazione sarebbe stata ammessa solo se il dipendente si fosse rivolto prima al datore di lavoro, poi a un'autorità e, in ultima istanza, al pubblico. Denunce anonime sarebbero state possibili.
L'esecutivo aveva però rinunciato a rafforzare la tutela dei lavoratori che vengono licenziati abusivamente dopo aver lanciato un allarme giudicato lecito. Le persone avrebbero ricevuto, come oggi, un'indennità equivalente a un massimo di sei mesi di stipendio. Una soluzione che ha spinto oggi anche la sinistra, da sempre favorevole a una regolamentazione del problema, a respingere il progetto.