13.3059 · Interpellanza · 2013-03-11
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Alla luce della sempre maggiore concorrenza fra le piazze economiche, il Consiglio federale è incaricato di paragonare la tassazione sull'energia e sulla rete applicata alle aziende svizzere ad alto consumo energetico (ad es. industria dell'acciaio e della carta, parchi chimici e poli petrolchimici) con le condizioni quadro in vigore sulle principali piazze economiche europee.
1. Per quali tasse sull'energia e sulla rete le imprese ad alto consumo energetico nelle principali piazze economiche europee (D, F, I, NL) godono di sgravi fiscali?
2. Quali sono i modelli di partecipazione e di sgravio fiscale indiretti messi a punto in Europa (D, F, I, NL) per ridurre i costi energetici dell'industria?
3. A quanto ammontano questi sgravi all'incirca all'anno?
4. Qual è la situazione in Svizzera, a titolo di confronto?
5. Quali sono i progetti futuri di tassazione dell'energia e dell'utilizzo della rete nei Paesi summenzionati?
6. L'accordo bilaterale con l'UE nel settore elettrico rischia di aumentare la pressione fiscale sulle industrie ad alto consumo energetico?
7. Come valuta il Consiglio federale la distorsione della concorrenza a sfavore delle industrie ad alto consumo energetico svizzere e quale strategia intende seguire?
Begründung
In Germania, in Francia, in Italia e in altri Paesi europei le industrie ad alto consumo di elettricità beneficiano di sgravi fiscali considerevoli sull'energia. I progetti volti a diminuire la pressione fiscale o a incentivare la partecipazione consentono di procurarsi energia a prezzi inferiori a quelli applicati sul mercato. Secondo uno studio realizzato in materia, in Germania le industrie ad alto consumo energetico hanno potuto beneficiare complessivamente di una riduzione delle tasse per le energie rinnovabili di 2,08 miliardi di euro nel 2010 e di 2,315 miliardi di euro nel 2011. In funzione delle caratteristiche di consumo, è inoltre possibile beneficiare di ulteriori sgravi sulle tariffe di utilizzazione della rete. Le differenze tra le varie politiche energetiche applicate nei diversi poli industriali causano una distorsione della concorrenza a sfavore delle imprese svizzere. Vista la situazione normativa, in futuro in Svizzera si delinea un aumento di questo tipo di tasse, situazione che accentuerà ulteriormente gli svantaggi concorrenziali. Nell'interesse di una sana competizione tra le varie piazze economiche europee, la Svizzera deve riflettere su come affrontare queste sfide.
Stellungnahme des Bundesrates
1. In Germania le imprese ad alto consumo energetico sono praticamente esonerate dal pagamento della tassa EEG (equivalente al supplemento sui costi di trasporto della rete riscosso in Svizzera, che serve a finanziare tra l'altro la rimunerazione a copertura dei costi per l'immissione in rete di energia elettrica, RIC), visto che versano solo un importo residuo pari a 0,05 centesimi d'euro per chilowattora. In Francia tali imprese sono raggruppate nel consorzio Exeltium e, sotto la sorveglianza dell'autorità europea in materia di concorrenza, hanno stipulato un partenariato con la società elettrica nazionale francese (EDF). Il consorzio Exeltium assume una parte dei rischi legati all'evoluzione dei prezzi e al volume della produzione di elettricità e, in contropartita, beneficia di diritti di prelievo di elettricità garantiti a condizioni vantaggiose. L'Italia ha introdotto soprattutto tariffe speciali per determinati tipi di impresa. Ciò non è tuttavia in sintonia con le disposizioni applicabili agli aiuti statali del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE; prima del 31 décembe 2009: Trattato CE), motivo per cui in diverse occasioni la Commissione europea ha obbligato l'Italia a pagare multe e a chiedere la restituzione degli sgravi accordati indebitamente. I Paesi Bassi, invece, stanno elaborando attualmente un sistema per esonerare le imprese ad alto consumo di elettricità da tasse supplementari sulla rete di trasporto, analogamente a quanto avviene in Svizzera e in Germania.
2.-5. Qui di seguito sono illustrati in sintesi i modelli di sgravio e/o di partecipazione nonché i progetti futuri di tassazione dell'energia e dell'utilizzo della rete in Germania, Francia e Italia. Nella misura del possibile si procederà a un confronto con la situazione in Svizzera. Per quanto concerne i Paesi Bassi, il governo è in attesa della messa a punto di un sistema di sgravio per le imprese ad alto consumo energetico, elaborato da D-Cision, TU Delft e ECN. Le relative cifre saranno rese pubbliche nell'estate 2013, motivo per cui non è possibile contemplare i Paesi Bassi nella presente risposta.
Germania - Esoneri dal pagamento delle tasse sull'ambiente e richiesta di creazione di un fondo dell'energia elettrica
Come avviene in Svizzera con il supplemento sui costi di trasporto della rete, anche in Germania le imprese ad alto consumo di elettricità sono esonerate parzialmente dal pagamento della tassa per la promozione dell'energia da fonti rinnovabili (tassa EEG). Nel 2013 ciò interesserà circa 94 terawattora, ossia il 20 per cento circa del consumo complessivo di elettricità. Per potere beneficiare dell'esonero parziale, il consumo minimo deve essere pari a un gigawattora l'anno e la quota dei costi di elettricità sul valore aggiunto lordo (intensità dell'elettricità) deve essere almeno del 14 per cento. In contropartita le imprese che beneficiano di questo sgravio in Germania devono disporre di un sistema di gestione dell'energia certificato, in grado di rilevare e valutare il potenziale di risparmio energetico. Sotto questo punto di vista la regolamentazione svizzera è meno severa: non è stabilito alcun consumo minimo e i costi dell'elettricità devono corrispondere al 10 per cento del valore aggiunto lordo (se il Parlamento accetterà l'iniziativa parlamentare 12.400, potranno beneficiare dell'esonero persino le aziende a partire da un'intensità elettrica del 5 per cento). Attualmente in Svizzera beneficiano di un rimborso parziale del supplemento sui costi di trasporto della rete circa trenta imprese con un consumo di circa 2,5 terawattora, ossia il 4 per cento del consumo complessivo di elettricità. Per il rimborso non è richiesta nessuna controprestazione. Se il Parlamento adotterà l'iniziativa parlamentare 12.400, in futuro potranno beneficiare del rimborso circa 300-600 imprese con un consumo pari a 5-7 terawattora, ossia il 10 per cento circa del consumo complessivo di elettricità. L'iniziativa parlamentare 12.400 prevede tuttavia una controprestazione sotto forma di accordo sugli obiettivi stipulato con la Confederazione e di investimento in provvedimenti di efficienza energetica nella misura del 20 per cento della somma rimborsata a partire dal 1° gennaio 2014. A partire dal 2012, a determinate condizioni, in Germania i grandi consumatori di energia elettrica possono chiedere l'esonero dal pagamento del corrispettivo per l'utilizzazione della rete presso la Bundesnetzagentur (BNetzA). La condizione per l'accordo dell'esonero è un consumo annuo minimo di 10 000 megawattora e 7000 ore di utilizzo (consumo annuo diviso la potenza massima utilizzata) presso un punto di prelievo. Tuttavia tale esonero, introdotto soltanto nel 2012 sulla base del cosiddetto articolo paragrafo 19-Umlage dell'ordinanza sulla rimunerazione della rete (Stromnetzentgeltverordnung) e finanziato attraverso le tariffe elettriche, è stato dichiarato nullo il 6 marzo 2013 dalla corte di appello di Düsseldorf perché manca una base legale valida. Anche l'esonero dal pagamento della tassa EEG accordata dalla Germania alle imprese ad alto consumo energetico è attualmente oggetto di una procedura di verifica degli aiuti statali da parte della Commissione europea. Non è pertanto sicuro che tali misure potranno continuare a sussistere nella forma attuale. Sono pertanto previste modifiche dell'attuale regime tedesco di tassazione dell'energia e dell'utilizzo della rete. Il governo ha già prospettato l'eventualità di modificare l'articolo paragrafo 19 incriminato.
Francia - Transizione ritardata verso il mercato libero e modello di cooperazione
Dal mese di giugno 2007 la Commissione europea indaga in modo approfondito sugli aiuti statali non autorizzati accordati dalla Francia. Fino a metà 2010 la Francia ha applicato il sistema Tartam (tarif réglementé transitoire d'ajustement du marché), che garantiva prezzi fissi per ogni segmento di clientela, dalle economie domestiche ai grandi consumatori, sull'insieme del territorio. Concepita inizialmente quale soluzione provvisoria nella fase transitoria del passaggio al libero mercato, tale sistema è stato prorogato nel tempo e sostituito solo nel 2010, su pressione dell'UE. Le tariffe basse venivano finanziate attraverso le tasse applicate a tutti i produttori e i consumatori di elettricità. Il nuovo sistema NOME (nouvelle organisation des marchés de l'électricité) si limita a fissare solo i prezzi applicabili alle economie domestiche. Al più tardi entro il 2015 i grandi consumatori dovranno coprire il proprio fabbisogno sul libero mercato. L'EDF è inoltre obbligata a vendere alla concorrenza capacità di produzione pari a 100 terawattora.
Il modello di cooperazione tra le imprese ad alto consumo energetico e la EDF è unico nel suo genere e rappresenta una particolarità francese. Le imprese assumono determinati rischi di produzione della società EDF e si assicurano, come controprestazione, forniture di elettricità a condizioni favorevoli sul lungo periodo. Nonostante il modello Exeltium sia stato sviluppato su proposta dello Stato francese, gli accordi sui quali esso poggia sono di natura privata. La Commissione europea ha seguito l'elaborazione degli accordi e li ha dichiarati conformi alle disposizioni applicabili agli aiuti statali nell'UE.
Il consorzio è stato creato nel 2006 da sei grandi imprese ad alto consumo di elettricità nei settori della chimica, dell'acciaio e dell'alluminio (Air Liquide, ArcelorMittal, Arkema, Rio-Tinto-Alcan, Rhodia e Solvay); nel frattempo esso raggruppa una trentina di imprese. Il consorzio investe nelle unità di produzione nucleare della EDF, assumendo una parte dei rischi legati alla costruzione, all'esercizio e alla commercializzazione di tali impianti. In contropartita, le imprese possono prelevare elettricità a condizioni favorevoli. La prima fase di attività di Exeltium è stata finanziata con un credito pari a 1,8 miliardi di euro accordato da un gruppo di banche (Société Générale, BNP Parisbas, Crédit Agricole et Natixis). I membri del consorzio hanno diritto complessivamente a 148 terawattora di elettricità sull'arco di 24 anni. Ciò corrisponde a circa 6,2 terawattora l'anno, ossia all'1,2 per cento dell'attuale consumo del Paese. Secondo fonti non ufficiali, l'attuale prezzo di fornitura è di 42 euro/megawattora, ossia circa 5 euro/megawattora in più rispetto all'attuale tariffa regolamentata applicata alle imprese ad alto consumo di elettricità, tariffa che dovrà tuttavia essere rinegoziata tra qualche anno. Le forniture hanno avuto inizio il 1° maggio 2010 e continueranno presumibilmente fino al 30 aprile 2034.
Italia - Multe e restituzioni ordinate dalla Commissione europea
Nel novembre 2007 la Commissione europea, sulla base delle disposizioni applicabili agli aiuti statali del trattato CE (dal 1° dicembre 2009: TFUE), ha decretato che gli aiuti pari a circa 80 milioni di euro accordati dall'Italia sotto forma di tariffe speciali per l'elettricità non erano compatibili con il mercato interno europeo e che i beneficiari dovevano restituire le relative somme. La tariffa speciale è applicata ai siti di produzione di ThyssenKrupp (acciaio), Cementir (cemento) e Terni Nuova industrie Chimiche (chimica) in Umbria. Introdotta nel 1962, rappresentava all'origine un'indennità per l'espropriazione di una centrale idroelettrica. In seguito a un'indagine approfondita, avviata nel luglio 2006, la Commissione ha tuttavia stabilito che il mantenimento della tariffa speciale fino al 2010 non poteva più essere considerato una forma di indennità, ma che costituiva un aiuto statale e non aveva altro effetto che di migliorare la competitività dei suoi beneficiari. Questo tipo di aiuto provoca una distorsione della concorrenza e degli scambi commerciali tra gli Stati membri ed è pertanto vietato dal TFUE.
Dopo un attento esame iniziato nel luglio 2006, nel novembre dello stesso anno la Commissione europea ha decretato che gli aiuti statali concessi dall'Italia al produttore di alluminio Alcoa sin dal 2006 non erano in sintonia con le disposizioni applicabili agli aiuti statali del trattato CE (dal 1° dicembre 2009: TFUE). Le tariffe speciali per l'elettricità che l'Italia ha concesso all'impresa dal 2006 al 2010 per le fonderie di alluminio in Sardegna e nel Veneto hanno contribuito unicamente a ridurre i costi di produzione dell'impresa, senza altre giustificazioni. Esse hanno conferito all'azienda un vantaggio ingiusto nei confronti dei concorrenti che non hanno potuto beneficiare di tali condizioni. La Commissione ha pertanto sollecitato l'Italia a interrompere le sovvenzioni illecite e a fare restituire all'impresa Alcoa una parte degli aiuti accordati.
La Commissione europea ha inoltre esaminato gli aiuti statali concessi alle imprese metallurgiche Portovesme, ILA e Euralluminia sotto forma di tariffe elettriche sovvenzionate. Nel febbraio 2011 la Commissione li ha dichiarati incompatibili con le disposizioni applicabili agli aiuti statali del trattato CE. L'Italia deve ora sollecitare i beneficiari a restituire quasi 18 milioni di euro. Ricerche approfondite condotte dalla Commissione hanno dimostrato che tali aiuti statali contribuivano unicamente a ridurre i costi di produzione delle imprese metallurgiche e che, di conseguenza, ne miglioravano la competitività, senza però rispondere ad alcun obiettivo di interesse generale. La Commissione ha inoltre vietato l'applicazione di tariffe simili, decisa nel 2005, sempre alle imprese summenzionate nonché al produttore di cloro Syndial.
6./7. L'accordo in materia di energia elettrica dovrà regolare il commercio transfrontaliero, autorizzando un accesso reciproco al mercato. Viste le negoziazioni in corso e l'entità delle conseguenze per l'economia energetica, al momento non è possibile stimare se i costi per le imprese ad alto consumo energetico aumenteranno a causa dell'accordo. Si può tuttavia partire dal presupposto che nel caso della stipula di un accordo in materia di energia elettrica le regole sul mercato elettrico svizzero saranno armonizzato con quelle in vigore nell'UE (level playing field).
Il Consiglio federale reputa importante mantenere il livello di competitività dei settori ad alto consumo energetico svizzeri sul mercato internazionale. Ciò non può tuttavia avvenire solo sotto forma di sgravi, quali i rimborsi dei supplementi sui costi di trasporto della rete, ma richiede in particolare migliori condizioni quadro sotto il profilo politico-economico. Anche le imprese ad alto consumo energetico stesse devono essere interessate a consolidare la propria competitività a lungo termine, effettuando investimenti in misure volte ad aumentare l'efficienza energetica.
Il Consiglio federale sottolinea anche il carattere transfrontaliero del commercio dell'energia. Su un mercato svizzero sempre più liberalizzato, i prezzi dipendono largamente dagli sviluppi internazionali. Un elemento centrale per le imprese ad alto consumo di elettricità in Svizzera è la possibilità, in virtù della legge sull'approvvigionamento elettrico (LAEI; RS 734.7), di scegliere liberamente il fornitore di energia elettrica. In questo contesto va osservato che questo tipo di impresa, visti i quantitativi di energia necessari, può sempre negoziare prezzi individuali direttamente con il fornitore di elettricità, di regola più vantaggiosi. Inoltre, possono essere presi in considerazione anche fornitori esteri e ciò garantisce in linea di massima già oggi le stesse condizioni rispetto alla concorrenza europea. Il medesimo principio è applicato anche alle emissioni di gas a effetto serra. Le grandi imprese ad alto consumo energetico in Svizzera sono già integrate nel sistema di scambio di quote di emissioni. Il sistema svizzero è stato concepito in modo che fosse il più compatibile possibile con il sistema europeo. L'obiettivo è ora di integrare il sistema svizzero di scambio di quote di emissioni in quello europeo.
Risposta del Consiglio federale.