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13.3215 · Mozione · 2013-03-21

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un disegno di legge che disciplini la responsabilità giuridica dei provider Internet ("content", "hosting" e "access"), agevolando il perseguimento civile e penale delle violazioni commesse con l'ausilio di Internet.

Begründung

Nel 2008 il Consiglio federale ha inopportunamente rinunciato a disciplinare nella legge la responsabilità dei fornitori di servizi Internet in caso di utilizzo illecito della loro infrastruttura. Regole chiare tornano infatti a vantaggio di provider, clienti, autorità ma anche della giustizia. L'UE e altri Paesi industrializzati hanno già legiferato da molto tempo. In Svizzera regnano tuttora incertezza e disorientamento. Il Tribunale federale ha a più riprese esortato il legislatore a intervenire (rapporto di gestione del Tribunale federale 2010, sentenza 5A_792/2011 del 14 gennaio 2013).

Nel nostro Paese è chiaro soltanto che gli autori di contenuti illegali (content provider) sono responsabili sul piano giuridico; essi sono tuttavia molto difficili da identificare e pertanto non sono praticamente mai chiamati a rispondere in giudizio. Non è chiaro fin dove si estenda la responsabilità degli altri interessati nella catena comunicativa.

Nell'UE da oltre dodici anni vige la direttiva sul commercio elettronico, che esenta gli hosting provider dalla responsabilità nella misura in cui non sono a conoscenza del contenuto illecito o agiscono senza indugio non appena dispongono di indizi chiari. L'UE ha inoltre disciplinato la responsabilità dei fornitori di servizi Internet nell'ambito del diritto d'autore, definendo i privilegi dei titolari dei diritti nei confronti degli intermediari (fornitori di servizi Internet) i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare il diritto d'autore (art. 8.3 della direttiva sul diritto d'autore), nonché un diritto civile all'informazione (art. 8 della direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale).

Secondo il diritto svizzero vigente, i fornitori di servizi Internet possono essere chiamati a rispondere penalmente soltanto per complicità in un reato principale - che è il solo modo di indurli ad adottare misure contro violazioni individuali, e non risolve il problema. Spesso gli autori della violazione si sottraggono alla loro responsabilità scegliendo una sede esotica oppure nascondendosi nella rete con accorgimenti tecnici. Il costrutto della responsabilità per complicità non funziona, poiché richiede l'intenzionalità da parte del fornitore di servizi Internet, che solitamente non è data.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

È incontestato che i provider, i clienti, le autorità ma anche la giustizia traggono vantaggio da regole chiare. Qualsiasi progetto di legge concernente la responsabilità dei provider Internet ("access", "hosting" e "content") e il perseguimento della cibercriminalità pone tuttavia una grande sfida: trovare una soluzione efficace in considerazione dei molteplici attori con esigenze e problemi differenti, senza cadere nella trappola della sovraregolamentazione né in quella della sottoregolamentazione. Non è neppure ancora stato accertato se la direttiva UE citata dall'autrice della mozione abbia realmente creato la certezza giuridica auspicata, in particolare in confronto alla situazione in Svizzera.

Il Consiglio federale ha sostenuto a più riprese che la legislazione vigente inquadra a sufficienza la responsabilità civile e penale dei provider (cfr. mozione Riklin Kathy 09.4222, "Responsabilità giuridica dei fornitori d'accesso alla rete", iniziativa parlamentare Hochreutener 08.418, "Criminalità in rete. Migliorare la certezza del diritto", e interpellanza Stöckli 12.4202, "Swisscom e i contenuti protetti dal diritto d'autore"). La sentenza del Tribunale federale del 14 gennaio 2013 (5A_792/2011) ha tuttavia sollevato punti su cui potrebbe essere necessario legiferare in materia civile. Il Consiglio federale vi ha accennato nella risposta alla domanda Glättli 13.5059 (concernente la responsabilità degli hosting-provider e dei gestori di blog e forum). Su tali questioni sono attualmente in corso vari lavori, di cui non sarebbe opportuno anticipare i risultati. È stato per esempio istituito un gruppo di lavoro per ottimizzare la gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti affini ("AGUR 12"; https://www.ige.ch/urheberrecht/agur12.html) ed è in preparazione un rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Amherd 11.3912, "Diamo un quadro legale ai social media", in cui si illustra e analizza il quadro normativo relativo ai social media. Il Consiglio federale dovrebbe presentare le conclusioni di questo rapporto al Parlamento entro la fine dell'anno.

Il Consiglio federale si fonderà su questi lavori e sugli sviluppi registrati in Svizzera e all'estero per esaminare se è effettivamente necessario legiferare in materia civile. Attuare la mozione equivarrebbe invece a pregiudicare i risultati dei lavori in corso.

In materia penale invece la situazione non è mutata né nei fatti né sul piano legale: gli strumenti repressivi esistenti sono pertanto sufficienti. Le argomentazioni sviluppate a febbraio 2013 dal Consiglio federale in risposta alla citata interpellanza Stöckli restano valide.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.