13.4129 · Interpellanza · 2013-12-11
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Condivide il punto di vista secondo cui le nostre relazioni economiche con gli Stati Uniti d'America sono diventate problematiche a causa delle pratiche che, forti della loro posizione dominante, gli USA si sentono autorizzati ad adottare sia nel settore finanziario sia, in particolare, nell'ambito dello spionaggio industriale?
2. Come intende proteggere l'economia nazionale in quest'ottica?
3. È inoltre dell'avviso che, in ambiti ancora più importanti quali la democrazia e i diritti dell'uomo, la regressione degli Stati Uniti d'America crei un deficit inquietante?
4. Quali sono le prospettive di evoluzione in merito a questo secondo aspetto e quali le possibilità di ovviare a tale deficit?
Begründung
La visione tradizionale delle nostre relazioni con gli Stati Uniti d'America è caratterizzata dalla triplice immagine della potenza economica, della forza militare e di una certa condivisione di interessi e valori con i Paesi europei, in particolare con la Svizzera. Grazie al contributo determinante fornito dagli Stati Uniti alla sconfitta del nazifascismo, dalla prima metà del XX secolo siamo abituati a considerare gli USA un partner fondamentalmente vicino, leale e favorevole a una visione liberale della società. La politica statunitense, tuttavia, è stata segnata da molteplici e importanti cambiamenti nel corso dei decenni, culminando, in questi ultimi anni, in numerosi interventi di particolare rilevanza che ci spingono a riconsiderare la nostra immagine delle relazioni con questo Paese sia in campo economico sia nel settore dei diritti dell'uomo o della sicurezza. Citando a caso qualche esempio recente, senza voler essere esaustivi, ricordiamo l'intervento in Iraq nel 2003, il mantenimento dello scandaloso campo di prigionia di Guantanamo con tutte le torture che vi si perpetrano, i rapimenti e le detenzioni illegali da parte della CIA in Europa (denunciati in due rapporti dell'ex consigliere agli Stati Dick Marty in seno al Consiglio d'Europa) e, infine, ma non da ultimo, la rivelazione della vastità e del sorprendente orientamento dell'attività di spionaggio statunitense, in particolare attraverso l'intercettazione delle telecomunicazioni, che mostra in maniera chiara il crescente disprezzo dei diritti dell'uomo e della concorrenza economica leale. Nel caso specifico del braccio di ferro con la piazza finanziaria svizzera, la posizione degli Stati Uniti, per quanto comprensibile nel merito, denota un atteggiamento egemonico e, sotto vari aspetti, poco rispettoso della legge. Il Consiglio federale ha riesaminato a intervalli regolari la situazione dei rapporti della Svizzera con il nostro principale partner esterno, ossia l'Unione europea, ma non lo fa con lo Stato che è ancora considerato il più influente del pianeta, anche quando si tratta dei rischi a cui viene esposto il nostro Paese, sia a livello individuale sia sul piano collettivo. Sono in gioco il rispetto della nostra sfera privata, per non dire intima, e le condizioni di una sana concorrenza economica, se non della nostra indipendenza in generale. In tale ambito devono quindi essere fornite le prime risposte, che serviranno da base per una riflessione più approfondita in merito a eventuali accordi commerciali bilaterali o plurilaterali che potremmo essere spinti a negoziare con gli Stati uniti nonché riguardo al sostegno che è opportuno fornire o chiedere a questo Paese nel campo dei diritti dell'uomo e della sicurezza. Un problema ancora più grave è inoltre rappresentato dal fatto che, alla vigilia del terzo ciclo di negoziati tra l'UE e gli Stati Uniti in vista della conclusione di un trattato di libero scambio transatlantico (TAFTA o Transatlantic Free Trade Agreement) o partenariato su commercio e investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il quale sostituirebbe l'accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) fallito sul nascere tra i nostri vicini, la questione rischia di assumere un'importanza cruciale. Le regole di un simile accordo fra Stati terzi potrebbe infatti ripercuotersi di riflesso sulla Svizzera, senza che il nostro Paese abbia la possibilità di esercitare la propria influenza in tale ambito, e minacciare il nostro diritto alla salute, alla cultura, alla libertà di espressione o ad altri aspetti importanti della nostra vita quotidiana.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Le relazioni economiche tra la Svizzera e gli Stati Uniti sono strette e intense. Dopo l'UE gli Stati Uniti sono di gran lunga il più importante mercato di esportazione per la Svizzera. Nel 2012 l'America del Nord è stata inoltre la più importante regione di destinazione degli investimenti diretti svizzeri: le imprese svizzere vi hanno investito 15 miliardi di franchi, di cui 11 miliardi di franchi negli USA. Alla fine del 2012, il totale degli investimenti diretti svizzeri negli USA ammontava a circa 200 miliardi di franchi, rendendo questo Paese la più importante destinazione per gli investimenti svizzeri nel mondo. Gli Stati Uniti e la Svizzera intrattengono una cooperazione stretta e reciprocamente vantaggiosa, basata sull'innovazione. Anche se la controversia fiscale con gli Stati Uniti ha gravato sulle relazioni bilaterali, la firma della dichiarazione congiunta del 29 agosto 2013 dovrebbe consentire di trovare una soluzione che permetta alle banche di risolvere la contesa in un quadro ben definito.
Gli Stati Uniti svolgono, e molto probabilmente continueranno a svolgere, un ruolo predominante nell'ambito dell'economia, delle finanze, del commercio, della ricerca e dell'innovazione, ma anche a livello politico, culturale e militare. In questo mondo sempre più multipolare, in cui i rapporti di forza sono in rapido mutamento, altri Stati stanno però acquistando importanza in diversi ambiti: questa situazione è tematizzata nella strategia di politica estera 2012-2015 del Consiglio federale (quarto indirizzo strategico). Per quanto riguarda l'applicazione del diritto americano fuori dei confini o gli effetti extraterritoriali espliciti e impliciti derivanti dalla forte posizione degli Stati Uniti nel sistema internazionale, la Svizzera e le imprese svizzere si trovano nella stessa situazione di tutti gli altri Stati o imprese. La Svizzera esprime regolarmente il proprio malcontento ai suoi interlocutori americani e sostiene attivamente il diritto internazionale quale base su cui instaurare le relazioni internazionali.
Non da ultimo grazie all'elevato standard tecnologico della sua economia e all'importanza del suo polo di ricerca e innovazione e della sua piazza finanziaria, la Svizzera continuerà a essere "attraente per il prelievo di informazioni da parte dei servizi stranieri", come dichiara il Servizio federale di sicurezza (SIC) nel suo rapporto sulla situazione 2013. Il 19 febbraio 2014 il Consiglio federale ha approvato la nuova legge sul servizio informazioni, che dovrebbe permettere alla Svizzera di lottare meglio contro lo spionaggio economico.
2. Il Consiglio federale non vede la necessità di proteggere in modo specifico l'economia svizzera nei confronti degli Stati Uniti. Le sfide puntuali nell'ambito delle relazioni svizzero-americane riguardanti aspetti generali e, in particolare, nelle relazioni economiche e commerciali sono tematizzate ed elaborate in modo costruttivo nell'ambito di un dialogo bilaterale regolare tra esperti e politici o in forum multilaterali.
3./4. Il Consiglio federale non osserva un peggioramento sistematico degli standard democratici e dei diritti dell'uomo negli USA. Gli Stati Uniti sono una democrazia stabile che collabora in modo costruttivo con comitati internazionali che si occupano di questioni di diritti dell'uomo (per es. ONU, Consiglio dei diritti umani dell'ONU, OSCE). Anche nell'indice di democrazia stilato dal settimanale "The Economist" gli Stati Uniti vengono menzionati come una "democrazia a tutti gli effetti". La Svizzera invece deplora il fatto che il campo di prigionia di Guantanamo non sia ancora stato chiuso. In passato il Consiglio federale ha espresso a più riprese agli Stati Uniti le sue perplessità al riguardo e nei confronti del trasferimento di persone in Paesi che ricorrono alla tortura. In occasione della sua visita negli USA del 24 e 25 febbraio 2014, il presidente della Confederazione Didier Burkhalter ha dialogato con ONG americane su temi relativi ai diritti dell'uomo negli Stati Uniti e, in particolare, sulla protezione della sfera privata nell'era digitale, sulla pena capitale e sulla situazione dei prigionieri detenuti a Guantanamo.
Il Consiglio federale ha condannato energicamente tutte le attività informative di altri Stati in Svizzera che violano le leggi del nostro Paese, indipendentemente da chi le svolga. Nei colloqui con il ministro degli esteri John Kerry il 24 gennaio 2014 a Davos e con il vicepresidente Joe Biden il 25 febbraio 2014 a Washington, il presidente della Confederazione Didier Burkhalter ha sottolineato che gli USA devono rispettare le leggi svizzere e la sovranità del nostro Paese. La Svizzera continuerà a impegnarsi a livello multilaterale per rafforzare il diritto alla sfera privata nell'era di Internet e a cercare il dialogo con gli Stati Uniti anche in questo ambito.
Risposta del Consiglio federale.