13.4310 · Interpellanza · 2013-12-13
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Secondo quanto riferito dai Medici per l'ambiente il 9 dicembre 2013, il rapporto dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) sull'acqua rilasciata da centrali nucleari in avaria (IFSN: Radiologische Schadstoffausbreitung in Fliessgewässern - mögliche Auswirkungen auf den Notfallschutz, 11. Oktober 2013) conterrebbe dati errati.
Da oltre due anni, dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima si riversano ogni giorno in mare centinaia di tonnellate di acqua radioattiva. Se un incidente simile si verificasse in una centrale nucleare svizzera, l'acqua contaminata si riverserebbe nell'Aar o nel Reno. I Medici per l'ambiente rilevano quanto segue:
1. Per quanto riguarda l'acqua radioattiva a Fukushima, l'IFSN si basa su ipotesi superate (fuoriuscita di breve durata).
2. A parte Bienne, l'IFSN non cita alcuna città sul corso dell'Aar a valle della centrale nucleare di Mühleberg o di Gösgen, sebbene Soletta, per esempio, prelevi acqua potabile dalla falda collegata all'Aar. Mancano anche le città a valle di Beznau o di Leibstadt, sebbene Laufenburg e Rheinfelden, per esempio, utilizzino a scopi potabili l'acqua della falda del bacino del Reno.
3. L'IFSN ha dimenticato il comune di Muttenz (BL), sebbene prelevi acqua del Reno a scopo di potabilizzazione. I dati relativi al prelievo di acqua del Reno a scopo di potabilizzazione da parte di Basilea sono errati e l'IFSN non sa che senza l'acqua del Reno le captazioni di acqua potabile della Hardwasser AG verrebbero contaminate dalle discariche di rifiuti chimici, fra l'altro della Novartis (cfr. http://www.aefu.ch/aktuell/#c22291).
Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Per quanto riguarda l'acqua radioattiva a Fukushima, l'IFSN si basa su ipotesi superate? A quando risalgono concretamente tali ipotesi?
2. Perché non cita le città lungo l'Aar e lungo il Reno?
3. Quante persone vengono approvvigionate di acqua potabile proveniente dalle falde dei bacini dell'Aar e del Reno?
4. Che cosa succederebbe a queste acque di falda se da una centrale nucleare svizzera fuoriuscisse acqua radioattiva per un periodo di due anni?
5. Può confermare quanto affermato dai Medici per l'ambiente in merito a Basilea?
6. Come intende proteggere, in modo sicuro e a lungo termine, i sistemi di approvvigionamento idrico di questi comuni dall'eventuale presenza di acqua radioattiva? Quali sono le possibilità e le misure a disposizione della Confederazione per garantire la disponibilità di acqua potabile non contaminata destinata all'approvvigionamento della popolazione che risiede nelle zone di influenza delle centrali nucleari, e come intende utilizzarle?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La quantificazione delle sostanze radioattive che lasciano l'area della centrale nucleare lungo i corsi d'acqua dipende molto dal tipo di danno subito dalla centrale stessa dopo un evento estremo, ed è quindi un'operazione molto difficile. L'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) ipotizza che nel sito di una centrale nucleare svizzera si possa verificare una fuoriuscita di sostanze radioattive nell'Aar o nel Reno analoga alla fuoriuscita in mare registrata a Fukushima fra il 1° e il 6 aprile 2011 dal blocco II della centrale. Le fuoriuscite di acqua contaminata che sono state registrate successivamente, in parte persistenti, non costituiscono una ragione per rivedere l'ipotesi formulata per eventi estremi. Le fuoriuscite successive sono di alcuni ordini di grandezza meno importanti della fuoriuscita iniziale.
2. La nota (Aktennotiz) IFSN AN-8091 "Radiologische Schadstoffausbreitung in Fliessgewässern - Mögliche Auswirkungen auf den Notfallschutz" dell'11 ottobre 2013 non è esaustiva e contiene una selezione di comuni che prelevano acqua dai bacini dell'Aar e dal Reno, per illustrare a titolo esemplificativo l'importanza di questi fiumi per l'approvvigionamento di acqua potabile. Questo modo di procedere non è stato contestato dai partecipanti alla consultazione in merito alla nota.
3. Come illustrato nella risposta del Consiglio federale all'interpellanza Hadorn 12.4047, "Incidenti nelle centrali nucleari. Misure in caso di fuoriuscita di acqua contaminata", la responsabilità dell'approvvigionamento idrico spetta ai cantoni, che a loro volta possono attribuirla ai comuni. I cantoni non sono quindi tenuti a fornire alla Confederazione i dati che sarebbero necessari per rispondere alla domanda 3. Oltre a quelli espressamente citati nella nota dell'IFSN, vi sono anche altri acquedotti che prelevano acqua a scopo potabile dalle falde dei bacini dell'Aar e del Reno a valle della centrale nucleare di Mühleberg. La Società svizzera dell'industria del gas e delle acque (SSIGA) valuta che siano al massimo 580 000 le persone che, in Svizzera, vengono approvvigionate di acqua potabile proveniente direttamente o indirettamente da fiumi e laghi a valle della centrale nucleare di Mühleberg, e che sarebbero potenzialmente interessate da un incidente in tale centrale. Questa stima non tiene conto dei prelievi per l'approvvigionamento idrico al di là dei confini nazionali.
4. Se l'acqua contaminata non defluisce direttamente nel fiume, la maggior parte della radioattività aderisce alle particelle del terreno intorno alla centrale durante il processo di percolazione. Fa eccezione il trizio incluso nell'acqua. Effetti analoghi si verificano in occasione dell'infiltrazione dell'acqua dei fiumi nell'acqua di falda.
5. Come già illustrato nelle precedenti domande, le affermazioni non possono essere confermate. L'IFSN ha presentato la bozza della sua nota AN-8091, nella quale tra l'altro vengono utilizzati dati forniti dalle Basler Industriewerke, alle autorità federali interessate e ai cantoni nel quadro di un incontro svoltosi nel settembre 2013. A questo incontro erano presenti autorità tecniche del cantone di Basilea Città. Prima della pubblicazione della nota si è svolta un'altra breve consultazione, nella quale non sono stati contestati i dati in essa contenuti.
6. Con l'ordinanza del 20 novembre 1991 sulla garanzia dell'approvvigionamento con acqua potabile in situazioni di emergenza (OAAE; RS 531.32), il Consiglio federale ha emanato le prescrizioni necessarie nel caso in cui l'approvvigionamento idrico dovesse risultare limitato o impossibile (cfr. risposta del Consiglio federale alle interpellanze Jans 12.3959 e Hadorn 12.4047). Queste prescrizioni stabiliscono, tra l'altro, che anche in caso di gravi danni all'approvvigionamento idrico deve essere assicurata in ogni momento, nel modo più idoneo, la disponibilità della quantità d'acqua potabile necessaria alla sopravvivenza. La responsabilità di ordinare ed eseguire le misure di protezione d'emergenza è dei cantoni interessati, sostenuti in questo dall'Ufficio federale della protezione della popolazione, dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), dall'Ufficio federale della sanità pubblica e dall'IFSN. Per garantire l'approvvigionamento idrico a lungo termine e in ogni momento, non solo in caso di incidenti a centrali nucleari, ma anche in generale in considerazione di eventuali futuri cambiamenti a livello economico, sociale e climatico, nel quadro del progetto "Approvvigionamento idrico 2025" dell'UFAM vengono raccomandate cinque misure fondamentali. Una di queste misure è l'allestimento di dispositivi di pronto intervento ai sensi dell'OAAE e dell'ordinanza del 28 ottobre 1998 sulla protezione delle acque (RS 814.201), per essere pronti ad affrontare situazioni di crisi. Nel quadro del progetto sulla pianificazione e la gestione delle risorse idriche dell'UFAM, si prevede di sostenere i cantoni e le aziende di approvvigionamento idrico con la messa a punto di basi e strumenti per la gestione delle risorse.
Risposta del Consiglio federale.