Valutare i costi del riscaldamento climatico per la Svizzera e il finanziamento delle misure di protezione secondo il principio di causalità
14.3328 · Postulato · 2014-05-08
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un rapporto per valutare l'evoluzione futura dei costi del riscaldamento climatico e di considerare in che modo si possa garantire nel rispetto del principio di causalità il finanziamento delle misure di adeguamento ai cambiamenti climatici e degli obblighi finanziari internazionali legati alla protezione del clima.
Begründung
Mentre le misure di protezione del clima, come il programma sugli edifici e la compensazione delle emissioni di CO2, sono finanziate secondo il principio di causalità, sono in aumento i costi per la protezione del clima che non sono sostenuti secondo questo principio.
La Confederazione ha iniziato a finanziare le prime misure di adattamento ai cambiamenti climatici, i cui costi aumenteranno persino di fronte a una politica climatica caratterizzata da successi. Anche se si raggiungesse l'obiettivo dei due gradi, il riscaldamento per la regione alpina sarebbe pur sempre di circa quattro gradi. Per questo motivo il Consiglio federale dovrebbe valutare con maggiore precisione i costi futuri del riscaldamento climatico. Impegni finanziari supplementari saranno causati dalla protezione internazionale del clima. Secondo l'accordo di Copenhagen, la Svizzera si impegnerà, a partire dal 2020, a investire 100 miliardi di franchi all'anno nella protezione internazionale del clima, insieme agli altri Paesi industrializzati.
Secondo la legge sulla protezione dell'ambiente i costi sono sostenuti da chi ne è la causa. A tal fine occorre da un lato valutare meglio i costi futuri. Dall'altro, si dovrebbero esaminare le modalità di finanziamento conformi al principio di causalità. Si potrebbe ipotizzare di creare già oggi, analogamente a quanto accade per i rifiuti radioattivi, un fondo finanziato dalla combustione dei vettori energetici fossili.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il 9 aprile 2014 il Consiglio federale ha approvato quale seconda parte della strategia di adattamento ai cambiamenti climatici un piano d'azione comprendente 63 misure, i cui costi annuali sono stimati a 5-7 milioni di franchi per il biennio 2014-2015 e a circa 40 milioni di franchi per il periodo 2016-2019. I costi eventuali per cantoni, città, comuni e privati non sono considerati. Nella maggior parte dei casi l'adattamento ai cambiamenti climatici è integrato quale elemento supplementare nelle misure esistenti applicate nell'ambito delle politiche settoriali e del budget disponibile.
I costi complessivi dei cambiamenti climatici come pure l'utilità delle singole misure sono per il momento difficilmente valutabili. Nuove indicazioni scaturiranno dall'analisi dei rischi effettuata dall'UFAM che, in base ad alcuni studi di casi, ha quantificato i rischi e le opportunità legati al clima e li ha estrapolati per tutta la Svizzera fino al 2016. Tramite il piano d'azione, con decreto del 9 aprile 2014, il Consiglio federale ha incaricato i dipartimenti competenti di elaborare ogni due anni un rapporto e di illustrare entro fine 2017 l'avanzamento dell'esecuzione e gli effetti ottenuti. Solo partendo da questa documentazione di base si potrà determinare il fabbisogno finanziario e le lacune di finanziamento a livello federale e discutere un'eventuale soluzione conforme al principio di causalità. Queste verifiche saranno estese anche alle attività e ai progressi dei singoli settori. Con il messaggio del 21 maggio 2014 sul complemento alla legge forestale, il Consiglio federale ha ad esempio proposto misure promozionali mirate per l'adattamento del bosco ai cambiamenti climatici (art. 28a) e per l'adozione del principio di causalità (art. 48a).
A livello internazionale non è ancora stato stabilito il contributo finanziario dei singoli Paesi e quale percentuale di questi fondi debba provenire da fonti pubbliche o private. Per il triennio 2010-2012 i Paesi industrializzati si erano impegnati a sostenere i Paesi in via di sviluppo con un importo complessivo pari a 30 miliardi di dollari americani provenienti da fondi pubblici supplementari. La Svizzera ha calcolato il suo contributo in base alla propria capacità economica e, secondo il principio di causalità, alla sua quota delle emissioni di CO2 dei Paesi industrializzati. Per il momento non è ancora noto l'importo che la Svizzera dovrà versare quale parte dei 100 miliardi di dollari annui promessi a partire dal 2020 dai Paesi industrializzati. La Svizzera prevede di coprire una parte sostanziale di questo contributo con fondi mobilizzati dal settore privato. Secondo le stime attuali, il nostro Paese è sulla buona via per fornire un contributo adeguato tenendo conto delle proprie emissioni e capacità economiche. Nell'ottica attuale, la percentuale di fondi pubblici dovrebbe poter essere finanziata tramite i fondi previsti dall'aiuto pubblico allo sviluppo (APS).
I lavori chiesti nel quadro del presente postulato sono in corso e ne soddisfano in gran parte le esigenze. La disponibilità dei risultati dipende dall'avanzamento dell'esecuzione del piano d'azione e dai negoziati internazionali sul regime climatico dopo il 2020. Il Consiglio federale considera dunque superfluo un nuovo mandato di valutazione.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.