Islamisti svizzeri in guerra. Come è gestita dal Consiglio federale e dagli organi di sicurezza la minaccia islamista?
14.3678 · Interpellanza · 2014-09-08
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Esecuzioni capitali, decapitazioni, minoranze non musulmane costrette a fuggire, perseguitate o annientate: nel Medio Oriente stanno accadendo orrori indicibili. All'organizzazione "Stato islamico" aderiscono anche giovani europei. Secondo alcune fonti avrebbero aderito allo Stato islamico migliaia di jihadisti provenienti dall'Europa. Esperti in materia di sicurezza hanno reso attenti ai pericoli connessi con il ritorno di questi estremisti nei rispettivi Paesi.
Da sondaggi eseguiti in Francia risulta che il 27 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni simpatizza per lo Stato islamico. L'autoproclamato califfo dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, recluta giovani combattenti promettendo loro che, "Dio volendo", conquisteranno Roma. Gli estremisti sono con ogni evidenza disposti a estendere all'Europa la guerra di religione, la jihad. In tal senso stanno impiegando abilmente per la loro propaganda i social media e la rete Internet.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. Come valutano i competenti servizi di sicurezza e di informazione la minaccia rappresentata dagli estremisti islamici, segnatamente per quanto concerne la Svizzera, e quali contromisure hanno adottato in materia?
2. Alle autorità sono noti jihadisti svizzeri che in Siria o in Iraq (oppure in altri Paesi) hanno aderito a gruppi islamici estremisti?
3. Che ne è di persone recatesi all'estero per scopi jihadisti ed eventualmente intenzionate a tornare o già tornate in Svizzera?
4. Che cosa si sa riguardo a eventuali simpatie nutrite in Svizzera per lo Stato islamico, segnatamente in seno al Consiglio centrale islamico della Svizzera?
5. Gli organi competenti provvedono a un monitoraggio dei social media ai fini dell'individuazione di eventuali attività di islamisti e di loro sostenitori?
Stellungnahme des Bundesrates
1. In conformità con il diritto vigente, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) tiene sotto osservazione persone o gruppi violenti per individuare tempestivamente eventuali pericoli per la sicurezza interna ed esterna e per assicurare relative efficaci contromisure. In questo contesto, dal 2010 il SIC ha appoggiato le indagini del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) e della Polizia giudiziaria federale (PGF) con numerosi rapporti ufficiali aventi per oggetto, tra l'altro, anche la tematica del jihadismo violento. Nel quadro della nuova legge sulle attività informative (LAIn) il SIC riceverà ulteriori mezzi per acquisire informazioni su detti gruppi e persone. La Svizzera e i suoi interessi non rientrano tra i principali obiettivi di attentati del gruppo "Stato islamico", delle organizzazioni associate o del terrorismo di matrice jihadista. Come in altri Paesi europei, si riscontra il fenomeno della radicalizzazione e dei viaggi con finalità jihadiste verso zone di conflitto, in particolare verso la Siria e l'Iraq.
Il ritorno nel Paese di persone recatesi all'estero per scopi jihadisti può avere ripercussioni sulla sicurezza interna, in particolare se sono state indottrinate, addestrate al combattimento o se hanno partecipato ad azioni di combattimento. A ciò si aggiunge che, nel quadro di attività di propaganda o di altro genere, simili persone possono continuare a fornire appoggio o aderire a gruppi terroristici anche a partire dalla Svizzera. Un ulteriore possibile pericolo per la sicurezza è rappresentato da persone che rientrano nel Paese traumatizzate o destabilizzate da esperienze jihadiste.
2. Dal 2001 al settembre 2014, il SIC ha registrato in totale 55 viaggi con finalità jihadiste verso varie zone di conflitto: 31 persone si sono recate in Iraq o in Siria, altre 24 in Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia (dati aggiornati al 15 ottobre 2014). Nel giro di un anno e mezzo il numero complessivo di questo genere di espatri è quasi triplicato.
3. Il rientro in Svizzera di persone recatesi all'estero per scopi jihadisti è elaborato nel quadro dell'acquisizione ordinaria di informazioni di intelligence e dello scambio di informazioni a livello internazionale tra servizi di intelligence se vi sono indizi che tali persone possono minacciare la sicurezza interna o esterna della Svizzera mediante attività estremistiche violente o terroristiche. Se sussistono sufficienti indizi di reati secondo il diritto svizzero, i casi vengono trasmessi alle autorità di perseguimento penale competenti affinché decidano in merito all'avvio di un procedimento penale.
4. Al Consiglio federale è noto che il Consiglio centrale islamico della Svizzera (IZRS) è fautore di un islam politico orientato al salafismo. Nel quadro delle possibilità legali, i servizi competenti verificano indizi di attività rilevanti in materia di protezione dello Stato.
5. In virtù di una decisione del Consiglio federale del 2010, negli scorsi anni le autorità di sicurezza della Confederazione hanno potenziato le misure di sorveglianza e di lotta contro attività di estremismo violento e, in particolare, jihadiste in Internet.
I risultati del monitoraggio di attività jihadiste hanno già consentito a più riprese di avvicinare preventivamente estremisti inclini alla violenza o - in presenza di sospetti di reato - di trasmettere le pertinenti informazioni alle autorità di perseguimento penale competenti affinché decidessero in merito all'avvio di un procedimento penale.
Risposta del Consiglio federale.