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14.3685 · Interpellanza · 2014-09-08

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Ultimamente è stato reso noto che la Svizzera risultava tra i Paesi che accettavano di pagare un riscatto ai rapitori dei propri cittadini.

A tal proposito, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Questa pratica è diffusa in seno alla nostra amministrazione?

2. Quali somme sono finite in tal modo direttamente nelle casse di gruppi terroristici o bande di criminali?

3. È vero che la Svizzera va annoverata tra i Paesi che pagano più spesso e più facilmente riscatti per i propri cittadini?

4. Il Consiglio federale non ritiene che simili pratiche abbiano come conseguenza quella di rendere più fragile la posizione dei cittadini svizzeri nei Paesi a rischio?

5. Infine, il Consiglio federale è pronto a smettere di cedere alle pressioni dei rapitori?

Stellungnahme des Bundesrates

1.-3./5. La Svizzera conduce una politica chiara. Non paga riscatti, ma al contempo punta alla liberazione degli ostaggi garantendone l'incolumità. Non accetta alcun tipo di ricatto da parte dei terroristi. La lotta contro i rapimenti a fine di riscatto è una priorità della nostra politica estera. La Svizzera inoltre esorta tutti gli Stati a rinunciare al pagamento di riscatti. Il Consiglio federale non cede pertanto alle pressioni dei rapitori.

4. Il crescente numero di rapimenti da parte di gruppi terroristici per ottenere un riscatto è un fenomeno che preoccupa molto la Svizzera. Tale modo di procedere, che riduce la vita umana a semplice merce, rappresenta un'importante fonte di reddito per i gruppi in questione. Di conseguenza, il pagamento di un riscatto costituisce indirettamente un incentivo a compiere altri rapimenti, mettendo ancora più a rischio i cittadini di tutti i Paesi. Il Consiglio federale ritiene che il metodo più efficace per porre fine a questa pratica inaccettabile consista nell'applicazione e nella promozione di una strategia che escluda qualsiasi pagamento di riscatti.

La strategia svizzera si basa su tre pilastri: primo la prevenzione per dissuadere i cittadini svizzeri dal viaggiare in contesti ad alto rischio di rapimento; secondo convincere un numero sempre più ampio di Paesi ad aderire a una politica di non pagamento di riscatti; terzo intensificare la cooperazione internazionale per i casi concreti di rapimento.

Quanto più numerosi saranno gli Stati che rinunceranno a pagare riscatti e a fare concessioni politiche, tanto maggiore sarà l'effetto preventivo.

L'impegno della Svizzera opera anche a livello bilaterale e multilaterale. In particolare, ci impegniamo attivamente per sostenere la suddetta strategia in seno alle Nazioni Unite e al Forum globale dell'antiterrorismo (Global Counterterrorism Forum, GCTF), che ha tra l'altro promosso il "memorandum di Algeri" sulle buone pratiche in materia.

I rapimenti a fine di riscatto figurano inoltre tra le priorità fissate dalla Svizzera nel quadro della sua presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel 2014. In occasione della Conferenza sulla lotta contro il terrorismo, tenutasi a Interlaken alla fine di aprile 2014, il presidente in carica dell'OSCE, Didier Burkhalter, si è rivolto agli Stati partecipanti dell'organizzazione per la creazione di un fronte unito di Paesi contrari al pagamento di riscatti.

Il Consiglio federale è fortemente impegnato in questa lotta. È importante porre fine al circolo vizioso del finanziamento delle attività terroristiche tramite i riscatti.

Risposta del Consiglio federale.