Persecuzioni dei cristiani da parte degli estremisti dell'organizzazione "Stato islamico". Cosa fa la Svizzera?
14.3713 · Interpellanza · 2014-09-11
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
I cristiani perseguitati chiedono aiuto e di poter restare nelle loro terre, dove risiedono da oltre duemila anni. Chiedo al Consiglio federale:
1. Cosa pensa il DFAE di queste persecuzioni?
2. Intende attivarsi maggiormente per proteggere chi è minacciato dalla cieca violenza dei fondamentalisti dello Stato islamico?
3. Quali spazi di manovra sussistono per influenzare un intervento da parte della comunità internazionale?
4. Quanti aiuti svizzeri sono stati distribuiti presso le popolazioni cristiane rispetto agli altri gruppi di popolazione residenti nelle regioni del Vicino e Medio Oriente?
5. È d'accordo di rafforzare la politica umanitaria elvetica a sostegno delle popolazioni cristiane del Vicino e Medio Oriente?
Begründung
Negli anni Ottanta, i cristiani in Iraq erano 1,4 milioni. Oggi, a voler essere ottimisti, ne sono rimasti 400 000. La persecuzione in cui stanno sprofondando è la dimostrazione di un fallimento della politica internazionale.
Dal ritiro degli Stati Uniti dall'Iraq (2011) chiese e comunità cristiane sono costantemente sotto attacco. La pulizia etnica approfitta del disinteresse della comunità internazionale per attecchire. È ad esempio già accaduto in Turchia con gli armeni, nella Germania nazista con gli ebrei e nei Balcani con i bosniaci musulmani. Questi fallimenti dimostrano che non sappiamo tradurre gli errori in esperienza.
Storicamente il Medio Oriente è stato un luogo di pluralismo religioso, sociale ed etnico: comunità con credenze religiose molto diverse, con origini etniche e sociali diverse, hanno creato un ricco tessuto di esperienze e tradizioni umane. Questo tessuto è ora stato distrutto e la situazione è tanto grave da richiedere una risposta collettiva. Le Nazioni Unite rimangono il miglior meccanismo a nostra disposizione per un'azione collettiva in risposta a minacce urgenti a livello internazionale, anche se conosciamo molto bene le difficoltà a compiere delle azioni attraverso questa comunità di nazioni. Oltre ad una presa di coscienza collettiva verso queste persecuzioni, ancorché tardiva, è auspicabile che il nostro Paese rafforzi la sua strategia di aiuto nei confronti di queste popolazioni, seppur nelle difficoltà legate dalla tragicità delle violazioni perpetrate dagli estremisti sunniti dello Stato islamico.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il DFAE è consapevole delle gravi persecuzioni delle quali oggi sono vittime i cristiani d'Oriente e in questa ottica ha ricevuto recentemente il monsignor Jean Kawak, arcivescovo della diocesi siro-ortodossa di Damasco, il monsignor Dionnysios Isa Gürbüs, arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa in Svizzera e Austria, e Melki Toprak, presidente della Federazione degli aramei siriaci in Svizzera. Il Consiglio federale è particolarmente preoccupato per la situazione in Iraq e Siria, soprattutto a causa delle persecuzioni e degli attentati all'integrità fisica, comprese le uccisioni, di cristiani e di altri membri di gruppi religiosi o etnici e condanna fermamente le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario (DIU) commesse dai membri del gruppo estremista ISIS (autoproclamatosi Stato islamico) in questi Paesi. Il DFAE ha rinnovato il suo appello a tutte le parti affinché rispettino il DIU e i diritti dell'uomo (comunicati stampa del 21 luglio, 15 agosto e 8 ottobre 2014).
2. Il DFAE continuerà a essere attivo sia sul piano multilaterale sia attraverso l'aiuto umanitario e garantirà che tutti i suoi interventi in questo contesto tengano conto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il Consiglio federale terrà fede anche al suo impegno nella lotta contro l'impunità e continuerà a ribadire l'importanza di sottoporre a inchiesta qualsiasi abuso o violazione dei diritti dell'uomo e del DIU, indipendentemente da chi lo abbia commesso. Il Consiglio federale è inoltre pronto, nel quadro del rapporto di politica estera, a mettere maggiormente in evidenza la situazione delle minoranze religiose minacciate e le relative misure prese in questo ambito in adempimento del postulato von Siebenthal 14.3823, che propone di accogliere.
3. Sul piano multilaterale, in occasione della sessione straordinaria del Consiglio dei diritti umani (CDU) sulla situazione in Iraq del 1° settembre 2014, la Svizzera ha appoggiato una risoluzione (risoluzione A/HRC/S-22/L.1 "The human rights situation in Iraq in the light of abuses committed by the so-called Islamic State in Iraq and the Levant and associated groups") che condanna con la massima fermezza i brutali atti commessi dall'ISIS e dai gruppi associati. La Svizzera sostiene inoltre il rapido l'invio di una missione d'inchiesta dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Va ricordato che la Svizzera sostiene già la commissione d'inchiesta indipendente del CDU sulla Siria, della quale fa parte Carla Del Ponte. Questa commissione esamina tutte le gravi violazioni dei diritti dell'uomo in questo Paese dal mese di marzo 2011.
Durante la conferenza sulla situazione dei rifugiati siriani del 28 ottobre 2014 a Berlino, la Svizzera ha ribadito la sua posizione sottolineando di essere disposta a sostenere le misure volte a migliorare la situazione dei rifugiati.
4. La Svizzera sostiene senza distinzioni le vittime delle crisi in Siria e Iraq per attenuare l'impatto umanitario della situazione sulle popolazioni. Il budget messo a disposizione a tale scopo dall'inizio della crisi in Siria nel marzo 2011 ha raggiunto oggi i 105 milioni di franchi. A fronte della recrudescenza della situazione in Iraq, nel giugno 2014 la Svizzera ha aumentato di 3,7 milioni di franchi il suo aiuto umanitario in questo Paese. Dal 2013 ha messo a disposizione così 14 milioni di franchi per rispondere alla crisi irachena. Con l'inverno ormai alle porte e che minaccia 1,8 milioni di sfollati, la Svizzera ha inviato nella regione del Kurdistan iracheno 45 tonnellate di aiuti umanitari, come tende isolate, gruppi di riscaldamento, coperte, ecc.
La DSC e gli altri attori umanitari operano sulla base dei principi umanitari e applicano la non discriminazione. L'unico criterio che detta le priorità dell'assistenza è quello delle esigenze concrete. L'applicazione di questo principio è fondamentale affinché gli attori umanitari siano percepiti come neutrali e animati da valori universali. La credibilità in questo contesto rimane il miglior mezzo a loro disposizione per potersi spostare in sicurezza nelle zone di conflitto e raggiungere le vittime.
5. La Svizzera continuerà ad assicurare il suo aiuto umanitario alle vittime delle crisi in Siria e Iraq. Il 29 ottobre 2014 il Consiglio federale ha annunciato di voler stanziare 40 milioni di franchi supplementari, metà dei quali destinati a sostenere le vittime colpite dalle crisi in Siria e Iraq. Si tratta di aiutare i rifugiati nei Paesi vicini, ma anche le persone che hanno abbandonato le loro case per trovare rifugio in luoghi più sicuri all'interno di questi due Paesi. L'altra metà sarà invece impiegata per la lotta contro l'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale.
Risposta del Consiglio federale.