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Vincoli giuridici troppo rigidi per il Servizio delle attività informative della Confederazione nella lotta contro l'organizzazione terroristica "Stato islamico"?

14.3794 · Interpellanza · 2014-09-24

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:

1. In base alle legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI) e alla legge federale sul servizio informazioni civile (LSIC), quali sono le misure a cui il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) può attualmente ricorrere nel quadro della lotta contro il terrorismo di matrice jihadista in Svizzera e all'estero?

2. Tali basi legali sono sufficienti? Vi sono eventualmente delle lacune? I vincoli giuridici sono troppo stretti per permettere un intervento efficace a favore della protezione della popolazione e del nostro Paese?

3. La legge sul servizio informazioni (LSI, 14.022), attualmente in deliberazione presso la CPS-N, tiene conto dei più recenti sviluppi o i diritti fondamentali del singolo prevalgono sulla protezione dello Stato?

4. Qual è la situazione per quanto riguarda la collaborazione, importante in questo ambito, con il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), la Polizia giudiziaria federale (PGF) e i cantoni?

5. Evidentemente Internet riveste un ruolo importante nella radicalizzazione, sempre più chiaramente percepibile, di singoli individui. È possibile contrastare efficacemente questa propaganda jihadista e le conseguenti connessioni internazionali, in particolare nei social network quali facebook e youtube?

6. Qual è la situazione delle risorse e dei mezzi finanziari, tecnologici e di personale del SIC? È vero che anche il SIC sarà interessato dai tagli (300 milioni di franchi) decisi dal Consiglio nazionale e concernenti le spese per il personale della Confederazione e che nel caso di un'eventuale concretizzazione dovrà contribuire con 20 posti? Il Consiglio federale è consapevole del segnale che una tale misura lancerebbe verso l'esterno, in particolare in questo ambito altamente sensibile?

Begründung

Negli ultimi tempi il consigliere federale Ueli Maurer, capo del DDPS, e Markus Seiler, direttore del SIC, hanno sottolineato a varie riprese nei media le limitate capacità del SIC secondo l'ordinamento giuridico attuale. Reputo questa situazione alquanto allarmante, in particolare visto che nel rapporto sulla situazione 2014 del SIC si legge quanto segue: "Il terrorismo continua a rappresentare una minaccia nei confronti della sicurezza interna ed esterna della Svizzera. La minaccia è originata soprattutto dal terrorismo di matrice jihadista, cioè dal movimento con finalità globali ispirato dall'ideologia di Al-Qaida. Benché la Svizzera non figuri tuttora tra gli obiettivi dichiarati e prioritari dei gruppi jihadisti, occorre considerare che eventuali attentati terroristici potrebbero essere perpetrati anche da singoli individui ideologicamente radicalizzati. Inoltre, come è stato più volte il caso negli scorsi anni, cittadini e cittadine svizzeri all'estero possono tuttora figurare tra le vittime di rapimenti o attentati di stampo terroristico. A ciò si aggiunge che interessi esteri in Svizzera - ad esempio ambasciate - oppure organizzazioni sovranazionali o internazionali presenti nel nostro Paese possono essere esposti, a seconda delle circostanze o in maniera permanente, a un'elevata minaccia da parte di gruppi terroristi o estremisti violenti. A livello europeo si continua a registrare un costante aumento dei viaggi con finalità jihadiste, in particolare a destinazione della Siria."

Secondo quanto riportato dalla "NZZ am Sonntag" il 21 settembre 2014, attualmente ci sono almeno tre cittadini iracheni sospettati di aver fondato in Svizzera una cellula dell'organizzazione terroristica dello "Stato islamico" e di aver fornito appoggio finanziario e logistico a quest'ultima. Dalla scorsa primavera i tre individui si troverebbero in detenzione preventiva; il Ministero pubblico della Confederazione non si esprime sul procedimento in virtù del segreto d'ufficio e del segreto istruttorio.

Il 22 settembre 2014 il Consiglio federale ha risposto nel seguente modo alla domanda Glanzman 14.5422 in merito al divieto per l'organizzazione "Stato islamico" in Svizzera: "Per quanto riguarda l'organizzazione 'Stato islamico', attualmente non sussistono indizi di un imminente grave turbamento della sicurezza interna o esterna. Tuttavia, gli organi di condotta in materia di politica di sicurezza seguono la situazione da vicino affinché in caso di necessità siano in grado di adottare misure tempestive". Il 22 settembre 2014 la consigliera nazionale Andrea Geissbühler ha depositato anch'essa una mozione dal titolo "Divieto dell'organizzazione terroristica 'Stato islamico'" (14.3753).

Stellungnahme des Bundesrates

1. Sulla base delle summenzionate basi legali il SIC segue i gruppi attivi a livello terroristico. Concretamente raccoglie informazioni al fine di individuare e ridurre in via preventiva eventuali minacce per la sicurezza interna ed esterna e ne informa le autorità competenti. Inoltre, in virtù della legge sugli stranieri (LStr), il SIC può proporre misure d'allontanamento e di respingimento contro gli stranieri che soggiornano in Svizzera, se minacciano la sicurezza pubblica o la sicurezza interna. Tali misure sono emanate dall'Ufficio federale della migrazione (UFM) oppure dall'Ufficio federale di polizia (fedpol). Qualora sussistano indizi di comportamenti punibili, le informazioni sono inoltrate alle autorità di perseguimento penale competenti allo scopo di decidere in merito all'esecuzione di una procedura penale.

2. L'8 ottobre 2014 il Consiglio federale ha vietato per via d'ordinanza il gruppo "Stato islamico" e le organizzazioni associate. L'ordinanza non vieta soltanto ogni attività delle organizzazioni in Svizzera e all'estero, ma anche qualsiasi azione volta a sostenere le organizzazioni sul piano materiale o degli effettivi, quali attività di propaganda, raccolta di fondi o di proselitismo.

Con la nuova LSI, il SIC otterrà ulteriori strumenti per l'acquisizione delle informazioni concernenti simili gruppi e persone.

Nel diritto svizzero sono punibili sia il finanziamento del terrorismo che il sostegno a organizzazioni terroristiche e la partecipazione a simili organizzazioni. La competenza a procedere è possibile anche quando il reato avviene all'estero e il colpevole o la vittima sono svizzeri oppure se l'organizzazione intende estendere le proprie attività nel nostro Paese. È altrettanto possibile il perseguimento penale di una persona che si trova in Svizzera per un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità commessi all'estero. In definitiva sono fatti salvi gli strumenti per l'estradizione e l'assistenza giudiziaria.

L'11 settembre 2012 la Svizzera ha firmato la Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo. In vista della ratifica della Convenzione è tra l'altro al vaglio l'introduzione di disposizioni penali che puniscono esplicitamente il reclutamento e l'addestramento di terroristi.

A prescindere dal proposto ampliamento delle competenze del SIC, il Consiglio federale ritiene attualmente sufficienti gli strumenti disponibili per far fronte alle minacce generate dal terrorismo di matrice jihadista in Svizzera e all'estero.

3. Con il messaggio concernente la LSI, il Consiglio federale propone un rafforzamento delle misure preventive. Eventuali ingerenze nei diritti fondamentali non devono in nessun caso essere sproporzionate rispetto al valore atteso delle informazioni. Ingerenze nei diritti fondamentali, soprattutto le misure di acquisizione soggette ad autorizzazione che invadono profondamente la sfera privata, come per esempio l'intrusione in sistemi e reti di computer, per motivi di proporzionalità continueranno a non essere impiegate per il monitoraggio dell'estremismo violento. Per quanto riguarda il disciplinamento a livello di legge di un divieto di organizzazione, il Consiglio federale sta attualmente effettuando i relativi accertamenti.

4. Il SIC, la PGF e le autorità di sicurezza cantonali collaborano strettamente nell'ambito della difesa contro il terrorismo e l'estremismo violento e curano un intenso scambio di informazioni. In quest'ambito, dal 2010 il SIC ha promosso o appoggiato le indagini del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) e della PGF con numerosi rapporti ufficiali, tra l'altro, sul tema del jihadismo violento.

5. Negli ultimi anni, sulla base di un decreto del Consiglio federale del 2010, le autorità preposte alla sicurezza della Confederazione hanno rinforzato la sorveglianza e la lotta contro le attività estremiste violente in particolare di matrice jihadista su Internet. I risultati del cosiddetto monitoraggio della presenza jihadista hanno già permesso a più riprese attività preventive contro estremisti violenti o - se sussisteva un sospetto di reato - di trasmettere le relative informazioni alle autorità di perseguimento penale competenti allo scopo di decidere in merito all'esecuzione di una procedura penale. Secondo il diritto vigente, il SIC può unicamente agire nell'ambito pubblico di Internet. Si esaminano unicamente i contenuti violenti di matrice jihadista.

6. Con le risorse odierne le autorità federali adempiono il proprio mandato, ma non dispongono di riserve per compiti supplementari. Corrisponde al vero che il SIC, come pure il MPC, sarebbero a loro volta interessati dai tagli (300 milioni di franchi) concernenti le spese per il personale decisi dal Consiglio nazionale. È per tale ragione che, tra l'altro, con il suo messaggio supplementare del 19 settembre 2014, il Consiglio federale ha proposto al Parlamento di non realizzare gli scenari elaborati. Nel caso del SIC ciò significherebbe una rinuncia al riconoscimento tempestivo di determinate minacce, alla valutazione della situazione di minaccia e al relativo appoggio a favore dei partner della Rete integrata Svizzera per la sicurezza, quali i cantoni, la Polizia giudiziaria federale o il MPC. Anche fedpol e il MPC potrebbero non essere più in grado di svolgere una parte dei compiti sovrani.

Risposta del Consiglio federale.

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