15.1000 · Interrogazione · 2015-03-03
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
È un dato di fatto che la parità fra uomo e donna non è ancora stata raggiunta. Lo dimostrano ad esempio le tariffe doganali sui capi d'abbigliamento, il cui importo varia a seconda del fatto che siano da uomo o da donna. Si riscontrano differenze di prezzo eclatanti anche fra i prodotti per l'igiene personale, come riportato da vari media nel novembre 2014.
Dopo l'affossamento della revisione della legge sui cartelli ci si chiede in che modo si potranno eliminare queste differenze tra i prodotti maschili e quelli femminili.
Qual è l'opinione del Consiglio federale al riguardo? Ha già avviato delle misure per rimediare a questa disparità?
Stellungnahme des Bundesrates
La tariffa doganale svizzera si basa su aliquote di dazio specifiche (franchi per 100 chilogrammi di peso lordo) svincolate dal valore della merce. L'intenzione iniziale del legislatore era quella di applicare ai capi d'abbigliamento maschili e femminili tariffe doganali eque per quanto riguarda il valore. Poiché rispetto al peso il valore dei vestiti da donna è generalmente più alto di quello dei vestiti da uomo, le aliquote di dazio dei vestiti da donna sono state fissate a un livello superiore. L'attuale imposizione doganale, lievemente più elevata per gli indumenti femminili in termini di valore, è il frutto di successivi incrementi di prezzo degli indumenti maschili.
La differenza tra l'onere doganale medio calcolato sul valore è molto ridotta (circa il 3 per cento per i vestiti da uomo e circa il 5 per cento per i vestiti da donna) e per via del calcolo del margine influisce in maniera trascurabile sul prezzo di vendita. Dopo l'entrata in vigore, il 1° luglio 2014, dell'Accordo di libero scambio con la Cina, che rappresenta il principale mercato di prodotti tessili per la Svizzera dopo l'UE (con cui esiste pure un accordo di libero scambio), le importazioni di abiti sono in gran parte esenti da dazi, purché siano rispettati i requisiti formali e materiali. Pertanto, la questione della diversa imposizione doganale dei vestiti maschili e femminili non è più così rilevante.
A parte questa differenza, che può ritenersi trascurabile, per garantire un'imposizione doganale identica occorrerebbe applicare dazi ad valorem. La Svizzera è disposta ad adottare un sistema di dazi basati sul valore per i prodotti industriali. Tuttavia, ciò presuppone la conclusione dei negoziati del ciclo di Doha in corso presso l'OMC, i quali prevedono di convertire i dazi doganali sui prodotti industriali in dazi ad valorem. Tutti i membri dell'OMC condividono questo principio. Poiché la Svizzera è vincolata all'applicazione di aliquote doganali specifiche, non può decidere autonomamente di passare a un sistema di dazi ad valorem al di fuori dei negoziati con l'OMC. In quel caso, infatti, sarebbe costretta a rinegoziare con i suoi principali partner commerciali le aliquote doganali massime stabilite nell'elenco degli impegni con l'OMC. Nell'ambito degli accordi di libero scambio, invece, è possibile modificare le tariffe doganali indipendentemente dall'OMC. La Svizzera si sta già avvalendo di questa possibilità.
Il Consiglio federale ha già espresso considerazioni simili nella risposta dell'8 settembre 1999 alla mozione von Felten 99.3285 e nella risposta del 31 maggio 2000 all'interrogazione Fehr Jacqueline 00.1038. È sua intenzione proseguire gli sforzi per eliminare, al momento opportuno, le differenze tariffarie tra indumenti maschili e femminili dello stesso tipo.
Le aliquote doganali dei prodotti per l'igiene personale sono stabilite indipendentemente dal sesso. Pertanto, eventuali differenze dei prezzi di vendita non sono dovute all'imposizione doganale, ma ad altri fattori che incidono sul prezzo finale. Alcuni studi sui prodotti per l'igiene personale rivelano, infatti, che le donne hanno una maggiore disponibilità all'acquisto e che le spese pubblicitarie per i prodotti destinati al pubblico femminile sono più elevate.
Risposta del Consiglio federale.