15.3042 · Interpellanza · 2015-03-04
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
1. Esiste in Svizzera un registro o un altro metodo di osservazione dell'evoluzione della frequenza dei disturbi dello sviluppo (disturbi neurocomportamentali, in particolare dello spettro autistico, ritardi mentali, disabilità motorie, ecc.)?
2. Se no, che cosa intende fare il Consiglio federale per colmare questa lacuna?
3. In base al principio di precauzione, che cosa intende fare per limitare o addirittura vietare l'impiego e/o l'emissione di:
a. PCB (composti clorurati utilizzati in passato come isolanti elettrici, lubrificanti ecc.);
b. determinate diossine (prodotte dai processi di combustione);
c. bisfenolo A;
d. PBDE (composti bromurati ignifughi);
e. perfluorati (utilizzati come surfattanti);
f. pesticidi organofosforici;
g. altri perturbatori endocrini?
Begründung
Il mondo scientifico rende attenti al fatto che l'esposizione della popolazione in generale e delle donne incinte e dei bambini piccoli in particolare a determinati inquinanti chimici diffusi può alterare lo sviluppo e in special modo il comportamento e/o le capacità cognitive dei bambini che vi sono esposti nell'utero o durante i primi anni di vita.
Negli Stati Uniti, per esempio, in base ai dati dei centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, nel 2003 il 7,8 per cento dei bambini tra i 4 e i 17 anni era affetto da iperattività e disturbi dell'attenzione. Nel 2007 la percentuale è salita al 9,5 per cento e nel 2011 all'11 per cento.
Questa evoluzione è correlata all'aumento dell'inquinamento, come confermano diversi scienziati.
Barbara Demeneix, direttrice del dipartimento Regolazioni, sviluppo e diversità molecolare del Museo nazionale di storia naturale francese, sostiene che l'aumento della frequenza dei disturbi neurocomportamentali è, in gran parte, la conseguenza dell'esposizione a determinati inquinanti chimici diffusi.
Philippe Grandjean, professore di medicina ambientale dell'Università di Harvard e dell'Università della Danimarca meridionale, denuncia l'erosione delle capacità cognitive nelle nuove generazioni a causa della crescente esposizione a metalli pesanti e a sostanze chimiche di sintesi.
Come si presenta la situazione in Svizzera? L'evoluzione dei disturbi comportamentali è controllata? Sono state prese o sono previste misure dettate dal principio di precauzione?
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Attualmente le statistiche svizzere in materia di handicap si basano su diverse fonti, tra cui l'Ufficio centrale di compensazione, i cantoni e l'indagine sulla salute in Svizzera, che consentono di analizzare determinati disturbi dello sviluppo, fornendone tuttavia una visione d'insieme limitata. Al momento infatti non si dispone di un registro o di un metodo di sorveglianza che permettano una panoramica dettagliata di questi disturbi nella popolazione svizzera.
I dati sulla salute, siano essi raccolti da fonti esistenti o estratti da studi sulla popolazione, sono un elemento essenziale per la politica della sanità. L'allestimento di registri medici e gli studi supplementari finalizzati a ridurre al minimo l'esposizione ai prodotti chimici o le carenze alimentari della popolazione cui mira la Strategia sanità 2020 del Consiglio federale sono aspetti che contribuiscono ad ampliare i dati sulla salute.
Concretamente, si sta discutendo dello svolgimento di uno studio di follow-up nazionale con biosorveglianza. Tale programma permetterebbe di ottenere a intervalli regolari una panoramica mirata sullo stato di salute della popolazione, in particolare sui disturbi cognitivi o comportamentali. Questi dati, incrociati con la misurazione dell'esposizione a diversi inquinanti, permetterebbero una migliore comprensione dei fattori responsabili di diversi disturbi o patologie.
3. Gli interventi nell'ambito della sicurezza dei prodotti chimici si basano su una valutazione scientifica di dati tangibili. Mentre le sostanze con effetto nocivo riconosciuto sono già soggette a restrizioni o divieti (p. es. PCB, diossine e furani policlorurati/polibromurati, determinate sostanze con effetto ignifugo, i perfluorottano sulfonati, determinati pesticidi organofosforati e altri inquinanti organici persistenti), le sostanze il cui effetto nocivo è meno certo (bisfenolo A, perturbatori endocrini potenziali) sono sottoposte a un'oculata sorveglianza. Per far questo sono necessarie minuziose osservazioni, tenuto conto della complessità delle interazioni tra inquinamento e salute, nonché dei numerosi altri fattori che intervengono nello sviluppo neurologico.
Le condizioni legali vigenti impongono ai fabbricanti o agli importatori di prodotti chimici di valutare se le sostanze o i preparati possano mettere in pericolo la vita, la salute umana o l'ambiente. Prima dell'immissione in commercio sono valutati, mediante test tossicologici e stime dell'esposizione, i rischi che le sostanze chimiche possono costituire per l'essere umano e l'ambiente.
Gli uffici federali interessati (l'Ufficio federale dell'ambiente, UFAM; l'Ufficio federale della sanità pubblica, UFSP; l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, USAV) procedono da diversi anni a monitoraggi e alla biosorveglianza puntuale di determinate sostanze chimiche (comprese quelle perfluorate) che hanno permesso di adottare misure restrittive per limitare l'esposizione della popolazione e dell'ambiente. I risultati del sondaggio nazionale menuCH sul comportamento alimentare della popolazione e le analisi di residui nelle derrate alimentari coordinate dall'USAV contribuiscono altresì a stimare l'esposizione a determinate sostanze.
La neurotossicità è uno dei temi centrali del Centro svizzero di tossicologia umana applicata (SCAHT), in particolare sotto l'aspetto dello sviluppo e della validazione di metodi alternativi (neurotossicologia dello sviluppo, neurodegenerazione e neuroinfiammazione).
A livello dell'OCSE, la Svizzera contribuisce all'elaborazione di nuove strategie di valutazione dei rischi legati ai prodotti chimici nello sviluppo neurologico. È in corso un progetto sui meccanismi responsabili di turbe comportamentali a seguito di un'esposizione a prodotti chimici.
Risposta del Consiglio federale.