15.3054 · Interpellanza · 2015-03-05
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. La Svizzera è tenuta a seguire la prassi degli altri Stati Schengen e a introdurre il visto biometrico?
2. In caso affermativo, in che misura il Consiglio federale può influenzare la tabella di marcia per l'introduzione dei visti biometrici e, al contempo, intervenire affinché, per esempio in importanti mercati del turismo come la Cina e l'India, si possa rinunciare il più a lungo possibile al complesso, e a tratti dissuasivo, iter della rilevazione dei dati biometrici per i richiedenti?
3. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per minimizzare gli ostacoli amministrativi legati al visto biometrico sia per i richiedenti sia per le autorità incaricate dell'attuazione?
4. L'introduzione del visto biometrico comporta benefici concreti per la Svizzera e, se sì, compensano gli eventuali effetti negativi connessi?
Begründung
Con l'abolizione del tasso di cambio minimo franco/euro da parte della Banca nazionale svizzera, la già precaria situazione economica si è ulteriormente aggravata anche per l'industria del turismo in Svizzera. Trascorrere una vacanza in Svizzera costa adesso ancora di più per chi viene dall'estero: si prevede dunque un durevole calo del numero di turisti. È senza ombra di dubbio indispensabile che l'attrattiva della Svizzera come meta turistica non venga ulteriormente indebolita e che, ben al contrario, si uniscano le forze e si adottino varie misure per potenziarla.
Alla luce di queste premesse è difficile comprendere perché voler introdurre, proprio adesso, il visto biometrico in mercati cruciali per il turismo svizzero come quelli di Cina e India. Questo cambiamento implica infatti che ogni richiedente si rechi di persona presso un ufficio preposto al rilascio dei visti per far rilevare i propri dati biometrici, procedura che in certe situazioni richiede molto tempo. L'esperienza insegna inoltre che nella fase di introduzione di un nuovo sistema non si possono escludere problemi (tecnici) di implementazione, cui si aggiungono comprensibili preoccupazioni legate alla sicurezza nonché eventuali costi aggiuntivi e ostacoli amministrativi supplementari, con un possibile effetto dissuasivo sui potenziali richiedenti il visto.
Si chiede pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande di cui sopra, spiegando come intenda agire per minimizzare gli ostacoli amministrativi ed eventuali effetti negativi connessi.
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Il visto biometrico è uno strumento della cooperazione tra gli Stati Schengen, alla quale la Svizzera partecipa sulla base del decreto federale del 17 dicembre 2004, accettato dal popolo nella votazione del 5 giugno 2005, che approva e traspone nel diritto svizzero gli accordi bilaterali con l'UE per l'associazione della Svizzera alla normativa di Schengen e Dublino. In quanto Stato associato a Schengen la Svizzera deve attenersi alle regole e ai tempi concordati. Nell'ottobre 2011 è iniziata l'introduzione scaglionata dell'uso della biometria nell'ambito dei visti Schengen; il processo dovrebbe concludersi entro la fine del 2015. La Svizzera prende parte attivamente alle discussioni nei comitati interessati dell'Unione europea ed espone le proprie richieste in queste sedi. In tal modo ha la possibilità di contribuire al processo decisionale.
3. L'introduzione dei visti biometrici implica un maggiore carico di lavoro perché in futuro, oltre alle attuali procedure di verifica, per ogni richiedente dovranno essere rilevati i dati biometrici. Al fine di ridurre il più possibile il dispendio di tempo per tutti gli interessati e poter continuare a effettuare la procedura in modo efficiente e non eccessivamente oneroso in termini di risorse la Svizzera opera in molte sedi con partner esterni (outsourcing). Il rilascio del visto e la verifica materiale delle condizioni necessarie alla sua concessione restano di competenza della rappresentanza mentre questi partner esteri si fanno carico a proprie spese, senza una partecipazione finanziaria della Confederazione, di determinate attività amministrative, come l'informazione agli utenti, la gestione degli appuntamenti, il trattamento della richiesta (ricevimento e verifica della completezza del dossier, registrazione dei dati e incasso della tassa relativa per conto della rappresentanza), la restituzione del passaporto e ora anche la rilevazione dei dati biometrici. Ciò permette di alleggerire notevolmente il lavoro dei consolati e le complicazioni per i clienti.
Per gli importanti mercati della Cina e dell'India la situazione si presenta come esposto di seguito:
Dopo l'introduzione del visto biometrico nell'ambito della cooperazione Schengen, che in Cina è prevista per il 12 ottobre 2015 e in India per il 2 novembre 2015, tutti i viaggiatori dovranno prendere contatto con un centro di registrazione per la rilevazione delle impronte digitali.
In Cina questi centri saranno gestiti, su mandato della Svizzera, da una società privata (outsourcing). I costi saranno sostenuti dai richiedenti che devono versare una tassa per l'ottenimento del visto. La politica cinese permette l'istituzione di questo tipo di centri solo nelle città che sono sede consolare dello Stato estero interessato; nel caso della Svizzera, Pechino, Shanghai e Canton. Il DFAE e il DFGP hanno chiesto alle autorità cinesi di aprire centri simili anche in altre città per limitare i tempi di spostamento per i richiedenti e preservare l'attrattività della Svizzera come meta turistica. Le prime reazioni lasciano sperare che sarà possibile aprire altri centri di questo tipo prima dell'introduzione del passaporto biometrico.
In India esistono dodici centri di registrazione per la Svizzera che permettono già di ridurre al minimo i disagi per i clienti connessi alla rilevazione dei dati biometrici.
4. Il visto biometrico e il sistema centrale di informazione sui visti (VIS) sono strumenti fondamentali per l'identificazione delle persone che si spostano all'interno dello spazio Schengen e contribuiscono, di conseguenza, a garantire la libertà di movimento e la sicurezza. Consentono di ottimizzare le procedure di richiesta di visto e di evitare il cosiddetto shopping dei visti impedendo che una richiesta possa essere inoltrata a diversi Stati Schengen contemporaneamente nella speranza di ottenere almeno un visto. Questi strumenti facilitano inoltre i controlli alle frontiere esterne e aumentano la sicurezza. Grazie alla biometria si possono anche combattere gli abusi nell'ambito delle richieste di asilo. Il confronto tra i dati contenuti nei diversi sistemi contribuisce infatti a stabilire l'effettiva identità del richiedente l'asilo o a verificarne gli spostamenti individuando lo Stato a cui compete, secondo l'accordo di Dublino, il trattamento eventuale della domanda. Grazie a questa più facile identificazione delle persone registrate, i dati biometrici raccolti per l'emissione di un visto sono utili anche per prevenire e sventare possibili crimini o attacchi terroristici e per le relative indagini.
Poiché i dati biometrici restano disponibili per cinque anni nel sistema dei visti, i viaggiatori non devono presentarsi per la rilevazione delle impronte digitali a ogni richiesta di visto. In questo modo si riduce anche il numero dei necessari colloqui presso i centri di registrazione.
Infine, si deve anche ricordare che il visto biometrico è stato già introdotto, senza ripercussioni negative, in molti Paesi e regioni del mondo importanti per il turismo svizzero (Thailandia, Stati del Golfo, Turchia).
La Svizzera ha dunque un grande interesse a partecipare all'elaborazione e all'attuazione della politica Schengen nell'ambito dei visti biometrici.
Risposta del Consiglio federale.