Sospendere le esportazioni di armi e beni militari dalla Svizzera verso la Russia e l'Ucraina finché non ci sarà una pacificazione
15.3095 · Mozione · 2015-03-11
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di sospendere tutte le esportazioni di materiale bellico e di beni militari speciali dalla Svizzera verso la Russia e l'Ucraina, comprese le esportazioni già autorizzate, finché la situazione in questi due Paesi attualmente in guerra non si sarà pacificata.
Begründung
Nei primi sei mesi del 2014 la Svizzera ha esportato materiale bellico verso la Russia per circa 536 000 franchi, mentre le esportazioni verso l'Ucraina hanno raggiunto quota 11 000 franchi. Alla fine del 2014 la Confederazione ha autorizzato l'esportazione di un tessuto speciale a un gruppo industriale russo per un valore di 90,9 milioni di franchi. Si tratta di un tessuto dotato di un particolare strato che lo rende invisibile ai radar e ai raggi infrarossi e può quindi facilitare le attività di guerra nascosta e complicare le attività di controllo dell'OSCE.
Alla luce della situazione è urgente sospendere immediatamente le esportazioni di beni utilizzabili a fini militari, comprese quelle già autorizzate.
Secondo l'articolo 5 capoverso 2 lettera a della nuova ordinanza sul materiale bellico l'esportazione di armi deve essere vietata se il Paese destinatario è implicato illegalmente (p. es. senza mandato ONU) in un conflitto armato internazionale o se vi è in corso un conflitto armato interno. Inoltre, come ha dichiarato il consigliere federale Johann Schneider-Ammann nel dibattito del 6 marzo 2014 in Consiglio nazionale, secondo l'articolo 5 capoverso 2 lettera b della stessa ordinanza l'esportazione di armi è vietata anche quando esiste il rischio elevato che il materiale bellico da esportare possa essere utilizzato per commettere gravi violazioni dei diritti dell'uomo nel Paese destinatario. Secondo la signora Navi Pillay, alto commissario dell'ONU per i diritti umani, un gruppo di osservatori internazionali ha constatato che nell'Ucraina orientale tutte le parti in conflitto commettono violazioni dei diritti umani. I media hanno riferito dell'impiego continuo di armi pesanti nelle zone abitate parlando anche di torture, rapimenti e scomparse di persone. Anche le inchieste condotte da Amnesty International confermano che è in corso una violazione dei diritti umani.
L'esportazione di armi e la fornitura di altri beni potenzialmente utilizzabili a scopi militari dalla Svizzera verso Paesi che, direttamente o indirettamente, portano avanti una guerra come la Russia e l'Ucraina contrastano con la tradizione umanitaria della Svizzera e con la sua idea di neutralità. Inoltre, sono controproducenti in termini di politica economica e di politica a favore della pace.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Considerati gli ultimi fatti verificatisi a Kiev, da febbraio 2014 non sono più autorizzate esportazioni di materiale bellico in Ucraina. L'ultima autorizzazione in virtù della legge federale sul materiale bellico è stata rilasciata il 13 dicembre 2013, mentre l'ultima esportazione è avvenuta a gennaio 2014. Quest'ultima concerneva la fornitura di munizioni all'esercito ucraino per un importo complessivo di 11 000 franchi.
Da inizio marzo 2014 non è più permesso esportare materiale bellico in Russia. Più o meno nello stesso periodo sono partiti dalla Svizzera gli ultimi beni, tra cui fucili, mitra e pistole con i rispettivi accessori e munizioni per un valore totale di 540 000 franchi. Prima del blocco delle autorizzazioni, la SECO ha autorizzato esclusivamente la fornitura di armi di piccolo calibro per la protezione del presidente russo e di altre importanti personalità a livello nazionale e internazionale. Data la natura delle armi in questione si può escludere che fossero destinate all'impiego nel conflitto con l'Ucraina.
Poiché il contingente di autorizzazioni per l'esportazione di materiale bellico in Russia e in Ucraina rilasciate prima del blocco è esaurito, non vi saranno più ulteriori esportazioni di materiale bellico verso questi Paesi.
Gli affari riguardanti i beni utilizzabili a fini civili e militari e i beni militari speciali sono soggetti alla legislazione sul controllo dei beni. Come esplicitato nella risposta alla domanda 15.5115, in virtù dell'ordinanza che istituisce provvedimenti straordinari per impedire l'aggiramento delle sanzioni internazionali in relazione alla situazione in Ucraina, dal 27 agosto 2014 la SECO può rifiutare le autorizzazioni per l'esportazione in Russia e in Ucraina di beni a duplice impiego e beni militari speciali, se questi sono destinati a scopi militari o a utilizzatori finali militari. Questa regola non si applica agli affari convenuti contrattualmente prima dell'entrata in vigore dell'ordinanza.
Per questo motivo a settembre 2014 la SECO ha autorizzato l'esportazione di un tessuto mimetico finalizzato al confezionamento di uniformi presso un'impresa tessile privata in Russia per un valore di 90,6 milioni di franchi. Il contratto tra l'azienda svizzera e il cliente russo era già stato stipulato nell'ottobre del 2013. Il tessuto autorizzato all'esportazione non è rivestito in modo tale da essere invisibile ai radar e agli infrarossi. Il rivestimento è soltanto meno identificabile dagli infrarossi. L'esportazione di questa merce è in gran parte conclusa. Sul sito della SECO (www.seco.admin.ch/themen/00513/00600/00608/index.html?lang=it) è pubblicata un'immagine termica all'infrarosso che evidenzia la differenza tra una tuta mimetica confezionata con questo particolare tessuto e una tuta convenzionale.
È poco probabile che vengano presentate nuove domande riguardanti il campo d'applicazione della disposizione transitoria. L'ordinanza summenzionata, infatti, impone restrizioni considerevoli sul rilascio di nuove autorizzazioni per l'esportazione di beni militari speciali. Secondo il Consiglio federale, un divieto generale di esportazione, anche dei beni già autorizzati, sarebbe eccessivo. Considerato quanto esposto, non vede quindi la necessità di introdurre ulteriori misure.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.