15.3219 · Interpellanza · 2015-03-19
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
In Svizzera, gli studi condotti sui rischi psicosociali sul posto di lavoro (UST 2012-2014, SECO 2000-2010) hanno fornito risultati molto preoccupanti per quanto riguarda il benessere della popolazione attiva:
1. Il 18 per cento degli occupati afferma di sentirsi emotivamente svuotato sul posto di lavoro, ciò che costituisce il principale indizio di una sindrome da esaurimento professionale (burnout).
2. Quasi un lavoratore su cinque risente spesso o continuamente di stress sul lavoro. È appurato che lo stress cronico rappresenta un serio rischio per la salute e provoca l'esaurimento dei lavoratori.
3. Nella sua analisi, la SECO rileva che gli indici svizzeri delle depressioni, degli stati d'ansia e dei disturbi del sonno sono nettamente più elevati rispetto alle medie dei Paesi dell'Unione europea.
4. L'indagine sulla salute in Svizzera 2010 mostra che per gli occupati esposti a forte stress (circa il 20 per cento) la probabilità di soffrire di depressione è cinque volte superiore rispetto ai lavoratori meno stressati.
Le conseguenze dei rischi psicosociali comportano costi umani, economici e sociali considerevoli. Le carenze nel settore della medicina del lavoro (materia poco insegnata che di conseguenza conta pochi specialisti, assorbiti dai compiti legati alla LAINF) non consentono un trattamento ottimale di queste patologie, una prevenzione efficace e un censimento preciso dei casi riscontrati.
Le patologie legate allo stress come il burnout non rientrano nella categoria delle malattie professionali ai sensi della LAINF. La definizione formale della legge esclude di fatto queste malattie poiché, avendo un carattere epidemiologico sotto il profilo statistico, non soddisfano il criterio della riconducibilità a un rischio preciso a cui è soggetto un gruppo professionale ben definito (contatto con sostanze nocive, lavoro fisicamente usurante).
Il riconoscimento da parte della LAINF di queste patologie psichiche consentirebbe un'assistenza nettamente migliore ai pazienti, favorirebbe l'accettazione sociale di queste forme di malessere (fattore di reinserimento professionale) e garantirebbe un'attenzione alle conseguenze dei rischi psicosociali commisurata al loro impatto sulla salute, nonché la visibilità necessaria a campagne di prevenzione primaria efficaci. L'inclusione nella LAINF si ripercuoterebbe inoltre sulla prevenzione primaria, rendendola più integrata e soprattutto più controllabile.
Una migliore prevenzione dei rischi psicosociali produrrebbe anche effetti benefici per l'economia svizzera. Un rafforzamento delle misure di prevenzione appare peraltro particolarmente opportuno alla luce della volontà politica di stabilizzare e persino di incrementare il potenziale di manodopera presente sul territorio nazionale.
Il Consiglio federale è consapevole di questa situazione?
In caso affermativo, considera sufficienti le misure già predisposte?
In occasione di una prossima revisione, è disposto a esaminare, in collaborazione con le parti sociali, l'opportunità di modificare la LAINF o altre norme legali per rafforzare la prevenzione e riconoscere il burnout come una malattia professionale?
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Negli ultimi anni in Svizzera sono aumentate le persone che lamentano disagi psicosociali sul posto di lavoro come stress, mobbing, sovraccarico di lavoro ed esaurimento (burnout). La popolazione attiva ne è colpita in misura relativamente elevata. I disagi sul posto di lavoro non solo si ripercuotono sul benessere psicofisico dei lavoratori, ma possono anche essere causa di infortuni dovuti a distrazione, stanchezza o fretta. Il trattamento del disagio psicofisico e degli eventuali infortuni dovuti ad esso provoca costi per cure mediche e perdite economiche, in particolare per le aziende che subiscono assenze di collaboratori.
Il Consiglio federale è consapevole di questa situazione. Di conseguenza si stanno compiendo da tempo sforzi notevoli a vari livelli per contrastare il disagio psicosociale sul posto di lavoro. Dal 2000 la salute psichica è un tema costante e comune di Confederazione e cantoni nel quadro del Dialogo sulla politica nazionale della sanità. Nell'agosto del 2011 l'Ufficio federale della sanità pubblica, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità e la fondazione Promozione Salute Svizzera hanno istituito la "Rete salute psichica Svizzera". Inoltre Confederazione e cantoni si stanno adoperando per rafforzare la collaborazione e il coordinamento delle varie attività di prevenzione e promozione della salute. Il Consiglio federale ha anche inserito questo obiettivo tra le priorità della propria strategia di politica sanitaria, la Strategia sanità 2020.
L'articolo 2 dell'ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro (RS 822.113) dispone altresì che il datore di lavoro debba adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurare la salute fisica e psichica dei lavoratori. Su questa base la SECO, competente per la tutela della salute sul posto di lavoro, ha per esempio allestito lo studio sullo stress 2020 (Lo stress tra la popolazione attiva in Svizzera), elaborato un promemoria per l'identificazione dei rischi psicosociali e si è impegnata per la tutela della salute nel quadro dei dibattiti sugli orari di lavoro notturni e domenicali e sulla rilevazione dell'orario di lavoro. Attualmente la SECO sta conducendo uno studio sulla tutela della salute sul posto di lavoro nelle aziende svizzere. In base all'articolo 19 capoverso 2 della legge sull'assicurazione malattie (RS 832.10), la fondazione Promozione Salute Svizzera ha il compito di stimolare, coordinare e valutare misure atte a promuovere la salute e a prevenire le malattie. La SECO ha lanciato in collaborazione con Promozione Salute Svizzera e la SUVA il sito Internet interattivo "Stressnostress". Dal canto suo la SUVA si occupa già da anni di disturbi lavoro-correlati nel quadro della prevenzione degli infortuni sul lavoro. In questo contesto ha avviato anche il progetto "Progrès". Gli sforzi degli assicuratori contro gli infortuni secondo la legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF; RS 832.20) sono supportati dalla Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro CFSL. Date le circostanze attuali, il Consiglio federale ritiene che le misure già in atto e quelle previste nell'ambito dei progetti futuri della Strategia sanità 2020 siano sufficienti.
3. Nel rispetto dell'attuale sensibilità per i disagi psicosociali sul posto di lavoro e della collaborazione consolidata tra SECO, Promozione Salute Svizzera, SUVA, CFSL e le Parti sociali, il Consiglio federale non reputa necessario modificare la legislazione per intensificare la prevenzione. Tanto meno ritiene indicata l'aggiunta di una "sindrome da esaurimento professionale" o "sindrome da burnout" al catalogo delle malattie professionali di cui all'allegato 1 dell'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni (RS 832.202). Da una parte si andrebbe a violare il principio di causalità della LAINF, poiché una "sindrome da burnout" rappresenta regolarmente un quadro clinico multifattoriale, che comprende anche fattori estranei al lavoro come la situazione familiare, economica e culturale. Dall'altra, sarebbe da temere un incremento imprevedibile dei casi, in particolare perché manca una definizione scientificamente riconosciuta della patologia "sindrome da burnout" e lo stress è percepito soggettivamente in maniera molto differente. Del resto va constatato che gli infortuni che hanno come concausa fattori di disagio psicosociale sul posto di lavoro sono coperti dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.
Risposta del Consiglio federale.