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15.3232 · Interpellanza · 2015-03-19

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Da diversi attentati di matrice islamista perpetrati in Europa è emerso che gli autori erano stati radicalizzati durante un soggiorno in prigione, in parte da altri detenuti ma in parte anche da guide spirituali islamiche fondamentaliste. In questo contesto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

1. Qual è la quota di detenuti musulmani nei dieci maggiori penitenziari della Svizzera?

2. Come sono disciplinati l'accesso e l'ammissione di guide spirituali islamiche nelle prigioni svizzere?

3. Il Consiglio federale e i suoi organi di sicurezza hanno rilevato indizi di radicalizzazione dei detenuti musulmani?

4. Quali misure sono adottate per controllare gli imam e impedire la diffusione di opinioni islamiste radicali nelle prigioni?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nell'ambito della statistica sull'esecuzione delle pene stilata conformemente all'ordinanza del 30 giugno 1993 sulle rilevazioni statistiche (RS 431.012.1), l'Ufficio federale di statistica (UST) non rileva alcun dato sull'appartenenza religiosa dei detenuti nei penitenziari svizzeri. Nemmeno i dieci maggiori penitenziari svizzeri tengono statistiche in materia.

2. La Costituzione federale garantisce il diritto fondamentale della libertà di credo. Spetta alle autorità cantonali d'esecuzione delle pene e ai relativi istituti permettere ai detenuti credenti di praticare la loro religione, nei limiti imposti da una detenzione ordinata e sicura. Secondo il Tribunale federale, la direzione di un carcere deve cercare di garantire, per quanto possibile, a tutti i detenuti l'esercizio della loro religione. Nelle regole penitenziarie europee, anche il Consiglio d'Europa raccomanda di organizzare i sistemi d'esecuzione, per quanto possibile, in modo da permettere ai detenuti di praticare il loro credo, di partecipare alle riunioni religiose e di ricevere in privato visite dei rappresentanti religiosi. In tale contesto legale, i cantoni disciplinano autonomamente l'ammissione delle guide spirituali islamiche nei penitenziari. Attualmente, a livello di concordato non sono previste direttive di rango superiore. Gli istituti più grandi fanno regolarmente capo a guide spirituali islamiche. Alcuni istituti di minori dimensioni garantiscono l'accompagnamento spirituale dei detenuti, a prescindere dal loro credo, ricorrendo ad assistenti spirituali interreligiosi o a cappellani delle chiese nazionali. Di norma l'accesso e l'ammissione di rappresentanti religiosi islamici sono disciplinati, in maniera più o meno esaustiva e dettagliata, nel regolamento del penitenziario. In genere, le guide spirituali islamiche sottostanno tuttavia a disposizioni ben definite sui visitatori e sono sottoposte dai responsabili della sicurezza dell'istituto a una procedura di ammissione.

3. Secondo quanto emerso da un sondaggio svolto nei penitenziari nel primo semestre del 2013 non è osservabile una radicalizzazione verso l'estremismo violento nelle carceri svizzere. Per valutare la situazione attuale, vari uffici federali e alcuni penitenziari sono stati invitati a comunicare eventuali segnali di radicalizzazione di detenuti musulmani. Tranne poche eccezioni, non sono stati constatati segnali di questo tipo. In casi di sospetto, gli istituti collaborano con gli organi di polizia del cantone e della Confederazione.

4. Gli imam sono sottoposti a controllo prima di poter accedere a un penitenziario. L'istituto di pena ha il diritto di rifiutare gli addetti al culto e gli accompagnatori spirituali che potrebbero compromettere la sicurezza e l'ordine all'interno del carcere. Durante l'esecuzione, il personale carcerario e quello di sicurezza controllano i rappresentanti religiosi e osservano i detenuti per individuare un eventuale proselitismo o radicalizzazione. Le direzioni degli istituti concordano sul fatto che questo compito di controllo e osservazione è assicurato in maniera responsabile nelle strutture svizzere d'esecuzione delle pene e delle misure. I penitenziari del nostro Paese sono relativamente piccoli. Gli scambi incontrollati tra persone ideologicamente affini sono assai limitati. Gli istituti dispongono inoltre di sufficiente personale qualificato che intrattiene uno stretto contatto con i detenuti grazie alle misure di risocializzazione e ai programmi di lavoro e di strutturazione delle giornate praticati attivamente. Non vi è quindi spazio perché una radicalizzazione di alcune persone o la formazione di sottoculture estremiste passino inosservate all'interno dell'istituto. Determinati istituti penitenziari - come quello di Lenzburg - sono regolarmente in contatto con il servizio di protezione dello Stato della polizia cantonale per quanto concerne sviluppi in materia di estremismo religioso o politico. Occorre menzionare anche il corso di formazione continua sul jihadismo e l'Islam nelle carceri svizzere, elaborato dal centro svizzero di formazione per il personale penitenziario per sensibilizzare il personale in merito ai comportamenti di estremismo violento tra i detenuti.

Risposta del Consiglio federale.