15.3406 · Interpellanza · 2015-05-05
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Per un anno, fino all'autunno 2014, la Marina italiana ha svolto praticamente da sola l'operazione di salvataggio in mare "Mare Nostrum", impiegando considerevoli risorse umane e finanziarie per salvare i rifugiati in difficoltà nel Mediterraneo. Nel corso di questa operazione la Marina italiana è riuscita a salvare 153 000 vite.
Da quando l'operazione è stata conclusa e sostituita da "Triton", un progetto condotto dall'Agenzia europea per le frontiere esterne (Frontex), i media riportano di nuovo regolarmente decessi di profughi nel Mediterraneo. A differenza di "Mare Nostrum", nell'ambito dell'operazione "Triton" è controllata soltanto la costa europea e non più tutto il Mediterraneo, ragione per cui molte imbarcazioni affondano senza che i profughi possano essere salvati in tempo.
Mentre "Triton" costa circa 2,9 milioni di euro al mese, l'Italia destinava a "Mare Nostrum" circa 9 milioni di euro al mese. In altre parole: con meno di 75 milioni di euro all'anno potrebbero essere salvate migliaia di vite umane alle porte dell'Europa. La Svizzera, con la sua tradizione umanitaria, non può restare con le mani in mano dinanzi a questi tragici eventi.
Chiedo pertanto al Consiglio federale quanto segue:
1. Qual è la sua posizione in merito agli attuali eventi nel Mediterraneo?
2. Intende sostenere l'UE su base volontaria per porre fine o limitare queste tragedie?
3. Ritiene possibile che la Confederazione svizzera si assuma una parte della differenza finanziaria tra "Triton" e "Mare Nostrum", affinché l'Europa possa di nuovo gestire un'operazione di salvataggio in mare degna di questo nome?
4. La Svizzera potrebbe fornire una parte del sostegno mettendo a disposizione, su base volontaria, personale e materiale dell'esercito svizzero?
5. Quali condizioni andrebbero considerate e quali disposizioni modificate per distaccare soldati svizzeri nel Mediterraneo?
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Il Consiglio federale prende sul serio la situazione nel Mediterraneo. Come già spiegato nel parere sulla mozione 15.3240, ritiene che una stretta collaborazione e azioni congiunte con i Paesi membri dell'Unione europea siano indispensabili per evitare nuove tragedie nel Mediterraneo. Ma anche la protezione dei rifugiati e delle persone vulnerabili che giungono sul territorio europeo, la gestione adeguata delle frontiere comuni e una migliore risposta alle sfide poste dalla migrazione richiedono un intenso coordinamento con i nostri partner d'Europa e del mondo intero.
Nell'ambito della cooperazione di Schengen e Dublino, la Svizzera è molto attiva nei vari organi di coordinamento, come pure nelle riunioni del Consiglio dei ministri di giustizia e degli affari interni (GAI). Nel settore dell'asilo, il nostro Paese ha deciso di partecipare alle attività dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (UESA). Valuta inoltre costantemente come prendere parte ad altre misure a livello europeo.
Anche sul piano bilaterale la Svizzera collabora con i Paesi europei sottoposti a una pressione migratoria particolarmente forte come l'Italia e la Grecia. Con quest'ultima è stato segnatamente possibile realizzare progetti bilaterali sulle informazioni relative ai Paesi di provenienza, sull'accoglienza dei richiedenti l'asilo e sul ritorno negli Stati di provenienza.
3. Il 23 aprile 2015 i capi di Stato e di governo dell'UE si sono riuniti a Bruxelles, nel quadro di un vertice straordinario, per discutere l'attuale situazione dei rifugiati nel Mediterraneo. Tra i vari provvedimenti, hanno deciso di triplicare (da circa 3 a 9 milioni di euro al mese) le risorse destinate alle operazioni "Triton" e "Poseidon" condotte da Frontex nel Mediterraneo, riportando il quadro finanziario a quello dell'operazione "Mare Nostrum". Anche la Svizzera partecipa alle operazioni di Frontex: sul piano finanziario versa ogni anno un contributo definito secondo la chiave di ripartizione prevista dall'Accordo di associazione a Schengen, ossia circa 4 milioni di franchi. Sul piano del personale, il corpo delle guardie di confine destina specialisti alle operazioni Frontex (p. es. all'operazione "Triton" partecipano specialisti in documenti e debriefer). Per altro, se il bilancio 2015 di Frontex dovesse esser aumentato in seguito all'incremento delle risorse destinate alle operazioni "Triton" e "Poseidon", aumenterà in misura proporzionale anche il contributo annuo della Svizzera alle operazioni Frontex.
4./5. L'esercito svizzero può essere impiegato all'estero per missioni di promovimento della pace in presenza di un corrispondente mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU (art. 66 della legge militare). Se fosse adottato un mandato questo tipo (il che non è attualmente il caso), sarebbe possibile vagliare un'eventuale partecipazione dell'esercito svizzero. Quest'ultimo può inoltre fornire assistenza umanitaria su richiesta di uno Stato o di un'organizzazione umanitaria internazionale (art. 69 cpv. 1 della legge militare). Se dovesse essere presentata una richiesta di questo tipo, si potrebbe prevedere un sostegno dell'esercito svizzero all'aiuto umanitario della Confederazione.
Risposta del Consiglio federale.