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Divieto di donare il sangue per gli omosessuali. Una violazione del principio della proporzionalità?

15.3483 · Interpellanza · 2015-05-06

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Il 29 aprile la Corte di giustizia europea ha pubblicato una sentenza sulla legge francese che vieta agli omosessuali di donare il sangue (sentenza ECLI:EU:C:2015:288 nella causa C-528/13). Secondo la sentenza, se fondata unicamente sul comportamento sessuale, l'esclusione permanente dalla donazione di sangue può costituire una violazione del principio della proporzionalità. Un divieto di donare sangue, infatti, dovrebbe essere commisurato alla situazione epidemiologica nazionale, fondarsi anche su altri motivi, tener conto dei processi diagnostici in uso per il riconoscimento delle malattie (in particolare l'HIV) e prendere in considerazione anche prescrizioni meno restrittive dell'esclusione a vita. Può dunque darsi che la Francia debba rivedere i suoi criteri di ammissione alla donazione di sangue.

Per comportamento sessuale s'intendono i rapporti sessuali tra uomini. Un'ammissione degli omosessuali alla donazione di sangue, anche se subordinata a condizioni severe, potrebbe essere una soluzione per ridurre la carenza di sangue in Svizzera.

Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Come giudica la sentenza della Corte di giustizia europea?

2. È disposto, se del caso, a permettere agli omosessuali di donare il sangue?

3. Quali passi ha intrapreso, dalla sua risposta all'interpellanza 12.3501, per riformulare i criteri d'esclusione vigenti?

Stellungnahme des Bundesrates

Per il Consiglio federale la sicurezza dei pazienti riveste un'importanza fondamentale. Ogni trasfusione di sangue o di suoi componenti può comportare il rischio di trasmissione di agenti patogeni dal donatore al ricevente. La legislazione sugli agenti terapeutici (RS 812.21) intende proteggere il donatore di sangue e il ricevente dai rischi per la salute ed esclude così dalla possibilità di donare il sangue le persone con un comportamento a rischio (art. 17 dell'ordinanza sull'autorizzazione dei medicamenti; RS 812.212.1). Il criterio determinante in questo senso è quindi il comportamento a rischio e non l'orientamento sessuale.

I centri trasfusionali regionali, nel loro ruolo di aziende farmaceutiche produttrici, sono responsabili della sicurezza e della qualità dei loro prodotti. Conformemente al diritto in materia di agenti terapeutici, fissano nella pratica i criteri di esclusione dalla donazione di sangue in base allo stato della scienza e della tecnica e previa approvazione di Swissmedic, cui devono dimostrare che la sicurezza e la qualità dei loro prodotti sono garantite in modo sufficiente.

1. La sentenza della Corte di giustizia europea constata che l'esclusione permanente degli omosessuali dalla donazione di sangue può essere illegale, ma lascia comunque aperta la possibilità che possa essere giustificata. La sicurezza del donatore e del ricevente è al centro della verifica dell'idoneità alla donazione. Determinati comportamenti possono aumentare il rischio di trasmettere agenti patogeni con il sangue. Tra questi rientrano, oltre al consumo di stupefacenti, alla prostituzione e alla promiscuità sessuale, anche i rapporti sessuali tra uomini (MSM). Sono motivo di esclusione permanente anche gli interventi chirurgici al cervello, la terapia con emoderivati, il soggiorno in Gran Bretagna durante l'epidemia di BSE o in Paesi con un tasso elevato di HIV nella popolazione. Per l'idoneità alla donazione di sangue si valuta quindi esclusivamente il comportamento della persona. Criteri di esclusione severi consentono di ridurre per quanto possibile il rischio di trasmettere ai pazienti malattie infettive, in particolare inguaribili.

2. Le aziende farmaceutiche produttrici sono le uniche responsabili della sicurezza e della qualità dei loro prodotti. Nel caso in questione si tratta dei singoli centri trasfusionali regionali, che dispongono di un'autorizzazione per la produzione di medicamenti rilasciata da Swissmedic e sono responsabili delle modalità di approvvigionamento, lavorazione, controllo e vendita dei loro prodotti. Ogni due anni Swissmedic verifica con un'ispezione che le procedure autorizzate siano rispettate. I centri trasfusionali hanno la possibilità di presentare in qualsiasi momento una domanda di modifica delle procedure basata su un'argomentazione scientifica: in tal caso Swissmedic verificherebbe la situazione e potrebbe eventualmente approvare la modifica.

Il Consiglio federale comprende le motivazioni dell'autore dell'interpellanza e concorda sul fatto che si debba fare tutto il possibile per chiarire ulteriormente che il criterio di esclusione è il comportamento a rischio e non l'orientamento sessuale. Ritiene quindi che il questionario attuale debba essere adeguato e per questo motivo auspica che la formulazione delle domande sia modificata il prima possibile. Il Consiglio federale è in contatto con Trasfusione CRS Svizzera e ne accoglie favorevolmente la disponibilità a occuparsi della tematica.

3. Nel maggio del 2013, sulla scorta dell'interpellanza Recordon 12.3501, Swissmedic ha presentato un'analisi concernente possibili modifiche dei criteri di esclusione dalla donazione. La situazione di rischio su cui si basa questa analisi non è cambiata; lo dimostrano anche i dati aggiornati sulle nuove infezioni da HIV pubblicati dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) il 18 maggio 2015 ("HIV- und STI-Fallzahlen 2014: Berichterstattung, Analysen und Trends", bollettino UFSP 21/15, pag. 341 segg., articolo disponibile unicamente in lingua tedesca).

Risposta del Consiglio federale.

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