Esecuzione da parte degli Stati membri del Consiglio d'Europa delle pene pronunciate in Svizzera. Colmare le lacune attuali
15.3510 · Mozione · 2015-06-01
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché le persone condannate penalmente in Svizzera non possano evitare l'esecuzione della pena installandosi in un altro Stato membro del Consiglio d'Europa.
Begründung
Il 15 maggio 2015 le autorità francesi hanno comunicato all'Ufficio federale di giustizia che la pena privativa della libertà di 14 anni pronunciata per omicidio il 2 aprile 2014 nei confronti di Laurent Ségalat dalla Corte di appello penale del Tribunale cantonale vodese non poteva essere eseguita in Francia secondo le basi legali esistenti. Il 6 gennaio 2015 l'Ufficio federale di giustizia ha presentato, su richiesta dell'ufficio esecuzione pene del cantone di Vaud, una domanda di delega dell'esecuzione della pena, dato che Laurent Ségalat vive in Francia. La decisione delle autorità francesi sembra non poter essere impugnata.
Il 30 settembre 2014 il Tribunale federale ha confermato la sentenza della Corte d'appello penale del Tribunale cantonale vodese. Nel febbraio 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha peraltro giudicato irricevibile un ricorso interposto da Laurent Ségalat contro tale sentenza.
Citato in particolare nel quotidiano "24 heures" del 20 maggio 2015, il portavoce dell'Ufficio federale di giustizia, Folco Galli, ha spiegato che le autorità francesi si erano fondate sulla Convenzione sul trasferimento dei condannati per giustificare il rifiuto di eseguire la pena inflitta a Laurent Ségalat. Tale convenzione, firmata dagli Stati membri del Consiglio d'Europa, mira in particolare a "sviluppare una maggiore cooperazione internazionale in materia penale". Per la Svizzera è entrata in vigore il 1° maggio 1998.
Non è ammissibile che una persona condannata in Svizzera per omicidio, secondo una procedura rispettosa delle esigenze poste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, possa evitare l'esecuzione della pena installandosi sul territorio di uno Stato vicino, anch'esso, come la Svizzera, membro del Consiglio d'Europa. Occorre proporre una revisione della Convenzione sul trasferimento dei condannati per evitare nuovi casi Ségalat.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore della mozione secondo cui le persone penalmente condannate in Svizzera non devono potersi sottrarre all'esecuzione della loro pena. In Europa, la Svizzera come pure gli Stati membri di Schengen e del Consiglio d'Europa dispongono di vari strumenti che impediscono a una persona condannata in via definitiva di sottrarsi alla sanzione.
La Convenzione europea d'estradizione si applica se una persona condannata a scontare una pena privativa della libertà in Svizzera si trova all'estero. Questo strumento prevede che gli Stati parte si consegnino reciprocamente le persone ricercate ai fini del perseguimento penale o dell'esecuzione di una pena. Tale convenzione contiene inoltre una clausola secondo cui lo Stato che non estrada i suoi cittadini deve sottoporre - su domanda dello Stato richiedente - il caso alle sue autorità competenti affinché possano essere esercitati perseguimenti giudiziari; si tratta del principio "aut dedere, aut judicare", che consacra l'obbligo di perseguire penalmente gli autori di reati che non vengono estradati. Questo principio è sancito in numerosi strumenti internazionali. Nel caso evocato dall'autore della mozione le autorità francesi hanno negato l'esecuzione della pena, tuttavia l'Ufficio federale di giustizia può ancora, su richiesta delle autorità vodesi, inviare alla Francia una domanda di delega del perseguimento penale.
La domanda svizzera di delega dell'esecuzione della pena si fondava in particolare su due strumenti, il protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento dei condannati e la Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen, strumenti che si applicano alle persone definitivamente condannate che si sottraggono all'esecuzione o al proseguimento dell'esecuzione della sanzione rifugiandosi nel Paese d'origine. Nella fattispecie le condizioni richieste da questi strumenti non erano tuttavia adempiute. Infatti, da un lato la sentenza di condanna di Laurent Ségalat è passata in giudicato soltanto dopo la partenza dell'interessato dal territorio svizzero alla Francia e, dall'altro, l'interessato non stava eseguendo una pena privativa della libertà. L'interpretazione di questi strumenti è praticamente identica negli Stati parte.
Con la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale, il diritto svizzero prevede già le procedure necessarie per la delega del perseguimento penale come pure per l'esecuzione di una pena. Il desiderio dell'autore della mozione di evitare situazioni di impunità è pertanto già realizzato in Svizzera. Lo stesso vale per quanto riguarda il diritto interno della maggior parte degli Stati del Consiglio d'Europa.
Un disciplinamento internazionale che preveda meccanismi di cooperazione ancora più estesi non è necessario, visto che il diritto attuale è sufficiente. Inoltre, la prassi ha mostrato che la delega dell'esecuzione della pena è utilizzata di rado, contrariamente alla delega del perseguimento penale.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.