Quantità invece che qualità? Aumentano psicologi, etnologi, sociologi, storici ed esperti di storia culturale o di storia dell'arte, ma manca personale qualificato
15.3525 · Interpellanza · 2015-06-08
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Nelle discussioni sulla carenza di personale qualificato è stato ribadito più volte da un lato lo scarso numero di laureati in ingegneria, medicina, informatica e scienze naturali o tecniche, e dall'altro l'aumento di studenti dei cicli di studio in scienze sociali e umane. La questione è come far fronte a questo aumento e adeguare nuovamente i percorsi di studio offerti dalle scuole universitarie alle esigenze del mercato del lavoro. I migliaia di studenti che terminano gli studi di psicologia, etnologia, sociologia, storia e storia culturale o dell'arte, trovano poi una collocazione? Nell'economia privata c'è sufficiente richiesta per queste professioni? Anche dal punto di vista degli studenti non pare corretto promuovere cicli di studio "di massa" che poi non offrono, o offrono solo in scarsa misura, reali possibilità di assunzione. Chiediamo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. È corretto affermare che gran parte dei laureati in scienze sociali e umane vengono assunti presso istituzioni statali o parastatali? Il Consiglio federale è invitato a presentare dati a tale riguardo.
2. Quali opportunità di lavoro concrete offre l'economia privata a questi laureati? E quanti di loro trovano effettivamente un impiego nell'economia privata?
3. In quali settori e per svolgere quali attività vengono assunti i laureati e i dottori in scienze umane e sociali?
4. A quanto ammonta il tasso di disoccupazione e di richieste di aiuti sociali tra i laureati e i dottori in questi ambiti?
5. Il Consiglio federale intende prendere delle misure affinché attraverso il Fondo nazionale svizzero si possa ridurre il numero di studenti in scienze umane e sociali? In caso contrario, perché?
6. Il Consiglio federale sottoporrà ai cantoni tale questione nell'ambito della Conferenza delle scuole universitarie? In caso contrario, perché?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica (UST) nel 2013, a un anno dal conseguimento del diploma di master la maggior parte dei laureati in scienze sociali e umane era impiegata nel settore pubblico (61 per cento). Si tratta di un dato superiore alla media di tutti gli indirizzi (51 per cento), ma corrisponde all'incirca a quello dei laureati in scienze esatte e naturali attivi nel settore pubblico (60 per cento).
2. Secondo l'UST, a un anno dalla conclusione del master il 39 per cento dei laureati in scienze sociali e umane lavora nell'economia privata. I cicli di studio delle scuole universitarie forniscono conoscenze di base e competenze scientifiche richieste in svariati settori e rami dell'economia privata, ad esempio media, marketing, comunicazione, nonché banche e associazioni.
3. L'UST rileva inoltre che, a un anno dalla conclusione del master i laureati in scienze sociali e umane sono impiegati principalmente nell'ambito educativo e dell'insegnamento (31 per cento), nella sanità e nel sociale (14 per cento) e nell'amministrazione pubblica, nella difesa o nelle assicurazioni sociali (11 per cento).
4. Sempre secondo i dati dell'UST nel 2013, cinque anni dopo il conseguimento del loro titolo i detentori di un master in scienze sociali e umane rappresentavano il 2,8 per cento dei disoccupati secondo la definizione dell'OIL mentre i titolari di un dottorato lo 0,5 per cento. Il tasso di disoccupazione dei laureati con un master si situa leggermente al di sopra della media di tutti gli indirizzi di studio (2,3 per cento) mentre quello relativo ai laureati con un dottorato nettamente al di sotto (1,4 per cento). Secondo l'OIL, nel 2013 il tasso di disoccupazione della popolazione svizzera nel suo complesso (4,4 per cento) superava nettamente questi valori. Ciò nonostante, non è possibile comunicare i dati relativi ai disoccupati secondo la SECO o ai beneficiari degli aiuti sociali poiché le statistiche del mercato del lavoro della SECO e quelle relative all'assistenza sociale dell'UST non considerano gli indirizzi dei laureati presso le scuole universitarie.
5. Su mandato della Confederazione, il Fondo nazionale svizzero (FNS) promuove la ricerca e le nuove leve in tutti gli ambiti scientifici. Il FNS non può in alcun modo influire sul numero degli studenti o delle offerte formative delle scuole universitarie. Sono infatti i cantoni o le loro scuole universitarie a decidere in merito al numero di facoltà, posti e offerte di studio.
6. Come già affermato, attualmente non sussiste alcun indizio a conferma del fatto che i laureati in scienze sociali e umane possiedono scarse o nulle possibilità di impiego nel nostro Paese. Al contrario, il tasso di disoccupazione tra gli studenti universitari di questo indirizzo è contenuto ed esistono diverse opportunità lavorative per loro sia nel settore pubblico che nell'economia privata. Secondo il Consiglio federale non vi è perciò alcun motivo di sottoporre la questione alla Conferenza svizzera delle scuole universitarie.
Risposta del Consiglio federale.