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Carenza di personale qualificato. Creare una banca dati che aiuti le imprese a intepretare e confrontare i diplomi stranieri

15.3632 · Postulato · 2015-06-18

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di valutare l'ipotesi di istituire una banca dati nazionale per l'interpretazione e il confronto dei diplomi stranieri. L'obiettivo è rimuovere un forte ostacolo per le imprese consentendo loro di integrare nel mercato del lavoro i migranti altamente qualificati provenienti da Paesi terzi che risiedono in Svizzera. Si tratta di una misura molto utile per contrastare la carenza di personale qualificato: gran parte di questi 50 000 migranti, infatti, non ha un impiego pur essendo altamente specializzata oppure svolge un'attività di livello nettamente inferiore alle proprie qualifiche.

Begründung

Circa il 42 per cento dei migranti che risiedono in Svizzera possiede un titolo universitario. Nonostante le ottime qualifiche, però, sono proprio loro le persone più colpite dalla disoccupazione o che svolgono lavori di livello inferiore al loro grado d'istruzione. I migranti rappresentano una risorsa finora poco sfruttata e spesso trascurata per contrastare la carenza di personale qualificato.

Per le imprese che desiderano assumere queste persone i principali problemi sono l'assenza di riconoscimento, la comparabilità e l'interpretazione dei diplomi stranieri. La procedura è particolarmente complicata per i migranti provenienti dai Paesi terzi. Oltre alla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione, esistono almeno altri dieci enti incaricati del riconoscimento dei diplomi. Inoltre, le competenze sono disciplinate diversamente a seconda della professione e del livello d'istruzione ed esistono procedure differenti. Spesso, perciò, non è chiaro se le qualifiche acquisite all'estero soddisfano o no i rispettivi standard svizzeri.

Il problema potrebbe essere risolto offrendo alle imprese uno strumento per l'interpretazione dei diplomi stranieri che illustri quali formazioni svizzere corrispondono a grandi linee ai titoli rilasciati dai vari Paesi terzi e permetta ai datori di lavoro di farsi un'idea delle competenze e delle capacità dei candidati. Finora in Svizzera non esiste nulla di simile.

In questo campo si può prendere come esempio la Germania, che ha creato il portale BQ per le qualifiche professionali e la banca dati Anabin per i titoli di studio. Questi strumenti fungono da riferimento per le autorità, i datori di lavoro e le persone in cerca d'impiego, forniscono informazioni utili per valutare i titoli di formazione e di specializzazione conseguiti all'estero e consentono di classificarli all'interno del sistema tedesco. In questo modo le imprese possono determinare con maggiore sicurezza il livello dei diplomi stranieri. Allo stesso tempo, si pongono le basi per una prassi uniforme in materia di riconoscimento.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Anche il Consiglio federale ritiene che l'integrazione formativa e professionale dei migranti altamente qualificati sia molto importante. Inoltre, il potenziale di forza lavoro locale deve essere sfruttato maggiormente. Questo è uno dei principali obiettivi dell'iniziativa sul personale qualificato lanciata dal DEFR.

L'integrazione dei migranti provenienti dai Paesi terzi nel mercato del lavoro svizzero prevede il rispetto di diversi parametri. Il riconoscimento delle qualifiche professionali rappresenta solo uno dei numerosi criteri di cui tenere conto (conoscenza della lingua, della cultura, del mercato del lavoro locale, ecc.). Già oggi i migranti hanno a disposizione una vasta gamma di possibilità per far riconoscere le qualifiche acquisite in un Paese al di fuori dell'UE/AELS. Oltre al riconoscimento dei diplomi stranieri, i cantoni organizzano procedure per la validazione delle competenze, mentre una procedura di ammissione, utilizzata soprattutto nelle scuole universitarie, permette ai migranti di far convalidare le conoscenze già acquisite.

Il riconoscimento del diploma è necessario solo per le professioni regolamentate. In Svizzera i titoli delle professioni il cui esercizio non è regolamentato rappresentano la maggioranza. Per questi lavori non è necessario il riconoscimento del diploma.

La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) è l'organo della Confederazione che sottopone i diplomi stranieri a un primo esame e indirizza i richiedenti verso l'autorità competente. Sia il punto di contatto della SEFRI per il riconoscimento dei diplomi sia le informazioni contenute sul sito della SEFRI sono accessibili nelle tre lingue nazionali e in inglese. Inoltre, il punto di contatto fornisce alle imprese valutazioni specifiche per i singoli casi.

I titoli stranieri non variano soltanto da Paese a Paese ma anche da un istituto all'altro e in base all'anno in cui vengono conseguiti. Poiché occorrerebbero moltissime risorse, non è fattibile inserire in una banca dati tutti i titoli del mondo, catalogarli, aggiornarli e confrontarli con quelli svizzeri. Le risorse della Confederazione vanno investite piuttosto nell'esame accurato dei singoli dossier.

Per stabilire in che modo è possibile integrare meglio nel mercato del lavoro svizzero le competenze professionali e i diplomi conseguiti all'estero sono in corso diversi progetti sotto la guida di varie istituzioni. Nel 2012, ad esempio, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha lanciato il progetto pilota "Sfruttate il potenziale dei migranti - formazione di recupero", che punta a individuare le difficoltà dei rifugiati e delle persone ammesse provvisoriamente che vogliono avvalersi delle loro qualifiche per entrare nel mercato del lavoro e propone misure e strategie per affrontare o eliminare queste difficoltà. In base ai risultati intermedi del progetto (2012-2018), in coordinamento con i progetti in corso alla SEFRI, tra cui "Qualificazione e riqualificazione professionale degli adulti", e alla luce delle esperienze maturate all'estero, la SEFRI e la SEM esamineranno gli ambiti di intervento ed eventuali misure mirate a favore dei migranti.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

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