15.4040 · Mozione · 2015-09-25
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di adoperarsi, nel quadro della sua politica estera e di sicurezza, al fine di istituire insieme ad altri Stati che condividono gli stessi principi una zona priva di armi nucleari in Europa. Contestualmente deve fare in modo che i Paesi dotati di armi nucleari eventualmente non aderenti sottoscrivano quantomeno un accordo contemplante la rinuncia a impiegare armi nucleari contro gli Stati aderenti e a usarle come strumento di minaccia nei loro confronti, come pure l'impegno a ridurne la disponibilità di impiego.
Begründung
Come sottolineato dal Consiglio federale nella sua risposta all'interpellanza 14.3723, la Svizzera è da tempo a favore di un divieto di tutte le armi di distruzione di massa e dell'eliminazione di tutte le armi atomiche. A fronte delle conseguenze catastrofiche che avrebbe l'esplosione di un'arma nucleare, un suo impiego conforme alle Convenzioni di Ginevra è in ogni caso da escludere. "Per il disarmo nucleare l'argomento umanitario non è solo un impulso per raggiungere l'obiettivo finale di un mondo senza armi nucleari, ma anche un motivo per effettuare passi intermedi pragmatici in questa direzione", dichiara il Consiglio federale.
Un passo intermedio importante consiste nell'istituzione di una zona priva di armi nucleari in Europa insieme ad altri Stati che condividono gli stessi principi, esercitando così maggiore pressione sugli Stati dotati di armi nucleari per arrivare al loro completo ritiro dal continente.
A ridosso della Svizzera continuano a essere stoccate decine di bombe atomiche con una potenza esplosiva decisamente maggiore rispetto a quelle che settant'anni fa, il 6 e il 9 agosto 1945, distrussero le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. La NATO conserva armi nucleari ad appena 300 chilometri a nord di Basilea, nell'aeroporto di Büchel (Renania-Palatinato), così pure a 300 chilometri a est del confine svizzero, ad Aviano (nei pressi di Venezia), e a soli 150 chilometri a sud di Lugano, a Ghedi (vicino a Brescia). Anche la Francia ha immagazzinato armi nucleari a una prossimità intollerabile con il confine svizzero e detiene un deposito di velivoli vettori ad Avord (nei pressi di Bourges), a soli 340 chilometri a ovest di Ginevra.
Il Consiglio federale deve prendere seri provvedimenti per fare sì che gli Stati con armi nucleari si impegnino, almeno contrattualmente, a non usare in nessun caso tali armi per attaccare o minacciare la Svizzera e a ridurne la disponibilità di impiego in misura tale da consentire di escludere con la massima probabilità anche impieghi non intenzionali o incidenti.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è convinto che le zone prive di armi nucleari rappresentino importanti passi intermedi per il raggiungimento di un disarmo nucleare globale. La strategia delle zone denuclearizzate è parte integrante della politica estera svizzera (cfr. stralcio della mozione 08.3359 Markwalder nel 2014). Per questo motivo, anche ai sensi della mozione Fehr Jacqueline 13.3792, la Svizzera ha sostenuto il processo d'istituzione di una zona denuclearizzata nel Vicino Oriente.
Poiché il trattato di non proliferazione nucleare (TNP) favorisce l'istituzione di ulteriori zone e dal 1999 questo argomento è stato oggetto di interventi parlamentari, nel 2012 la Svizzera - congiuntamente all'Austria - ha commissionato uno studio di base in merito alla costituzione di una tale zona in Europa. Lo studio indica le opzioni operative, ma soprattutto evidenzia che l'istituzione di una zona priva di armi nucleari risulterebbe controversa, difficilmente attuabile e di dubbia utilità.
Una zona europea interregionale e territorialmente connessa non sembra realizzabile, almeno fino a quando esisteranno tre potenze nucleari europee (Francia, Regno Unito e Russia), gli Stati membri della NATO continueranno a preservare il carattere nucleare dell'alleanza e gli Stati Uniti stoccheranno armi atomiche in numerosi Stati europei. Le attuali tensioni tra Est e Ovest riducono le possibilità di un ritiro delle armi nucleari russe o americane dal continente europeo.
Una zona europea comprendente unicamente gli "Stati aderenti" limiterebbe tale conformazione agli Stati ratificanti il contratto e non toccherebbe direttamente le realtà nucleari esistenti. Si tratterebbe principalmente di un atto politico simbolico.
Dal punto di vista giuridico nulla impedisce alla Svizzera di prendere l'iniziativa per istituire una tale zona, da sola o con altri Stati partner: la Svizzera è già uno Stato che non possiede armi nucleari. Inoltre, la legge federale sul materiale bellico (LMB; RS 514.51) vieta l'importazione, l'esportazione e il transito di armi nucleari nonché il finanziamento diretto e indiretto delle armi atomiche.
Un'iniziativa di questo genere attualmente non si impone. Data l'esigenza imprescindibile di fissare delle priorità in questo campo, la Svizzera si adopera principalmente a favore di una zona priva di armi nucleari soprattutto laddove sussiste il rischio di proliferazione nucleare, ossia nel Vicino Oriente. Inoltre, un'iniziativa di questo tipo potrebbe suscitare incomprensione e critiche da parte di importanti Stati partner. È anche lecito dubitare circa la disponibilità delle potenze nucleari a fornire garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti agli Stati di una tale zona e di conseguenza circa la possibilità che ne risulti un effettivo vantaggio sotto il profilo della sicurezza.
In sintonia con l'impegno umanitario e l'obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario, la Svizzera mira a vietare un giorno l'utilizzo nonché il possesso di armi nucleari, analogamente alle armi biologiche e chimiche. Quale passo intermedio pragmatico, si impegna a favore di una riduzione del livello di disponibilità operativa delle armi nucleari ("de-alerting") e a tematizzare i rischi di un impiego non intenzionale. Il Consiglio federale invita tutti gli Stati a rinunciare a provocazioni militari (in particolare a minacce nucleari), a mantenere aperto il dialogo politico e militare, ad attuare misure volte a stabilire la fiducia e a intensificare gli sforzi per un controllo e una riduzione del materiale bellico.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.