15.4233 · Interpellanza · 2015-12-18
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
A Parigi 195 Paesi di tutto il mondo hanno recentemente approvato un accordo globale sulla protezione del clima. Anche la Svizzera era rappresentata alla Conferenza. L'obiettivo dell'accordo siglato a Parigi è limitare il riscaldamento della Terra a 1,5, massimo 2 gradi Celsius entro la fine del secolo. Tale ambizioso obiettivo deve essere raggiunto, tra l'altro, tramite una riduzione progressiva di gas serra come il biossido di carbonio (CO2). Il Consiglio federale ha sostenuto gli obiettivi del gruppo di Paesi più ambizioso.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. Con quali misure e con quali tempistiche la Svizzera contribuirà a raggiungere l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi? A tale riguardo sarà presentato al Parlamento un piano d'attuazione vincolante?
2. In termini percentuali, di quanto devono essere ridotte le emissioni di CO2 in Svizzera entro il 2030 per abbassare il riscaldamento globale a meno di 1,5 gradi?
3. La Svizzera intende ottenere una parte della riduzione tramite lo scambio di quote di emissione. A quanto è pari detta riduzione?
4. I Paesi più ricchi versano a quelli più poveri 100 miliardi di Dollari per la protezione del clima. A quanto ammonta il contributo della Svizzera? Con quali altri mezzi la Svizzera sosterrà i Paesi più poveri nel raggiungimento degli obiettivi climatici?
5. Come si può coinvolgere attivamente l'economia nell'impegno a favore di una maggiore protezione del clima?
6. Con un obiettivo di riscaldamento superiore a 1,5 gradi è possibile arrestare lo scioglimento dei ghiacciai in Svizzera?
7. Quali conseguenze hanno queste decisioni sulla valutazione dei portafogli degli istituti finanziari e assicurativi?
Stellungnahme des Bundesrates
1./3. Alla fine del 2015, alla Conferenza di Parigi sul clima, la comunità internazionale degli Stati ha adottato un accordo legalmente vincolante per tutti gli Stati volto a limitare il riscaldamento medio globale nettamente al di sotto dei 2 gradi Celsius rispetto all'epoca preindustriale entro la fine di questo secolo, aspirando a un aumento massimo della temperatura di 1,5 gradi Celsius. Nel febbraio del 2015, il Consiglio federale ha annunciato a livello internazionale, con riserva dell'approvazione parlamentare, che la Svizzera intende ridurre le sue emissioni di gas serra del 50 per cento rispetto al 1990 entro il 2030, sfruttando parzialmente le riduzioni delle emissioni estere. Il Consiglio federale vuole raggiungere una riduzione di almeno il 30 per cento tramite misure nazionali. Il restante 20 per cento può essere ottenuto mediante riduzioni di CO2 estere. La Svizzera, inoltre, ha annunciato un obiettivo di riduzione indicativo a livello internazionale compreso tra il meno 70 e l'85 per cento rispetto al 1990 entro il 2050, sfruttando parzialmente le riduzioni delle emissioni estere.
Gli strumenti e le misure adeguati per l'attuazione dell'obiettivo dopo il 2020 saranno definiti nella legislazione sul CO2. Nella seconda metà del 2016, il DATEC elaborerà un progetto da sottoporre a consultazione sulla forma della politica climatica nazionale per il periodo successivo al 2020.
2. Secondo le raccomandazioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), entro il 2050 le emissioni globali devono essere tra il 70 e il 95 per cento inferiori ai valori del 2010, in modo tale da rendere possibile l'abbassamento del riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius rispetto all'epoca preindustriale entro la fine di questo secolo.
Oggi le emissioni di gas serra in Svizzera ammontano a circa 50 milioni di tonnellate all'anno, ovvero circa lo 0,1 per cento delle emissioni globali. In questo modo, con la sua politica climatica ed energetica, la Svizzera può dare un piccolo contributo alle riduzioni necessarie a livello mondiale e, quindi, al rispetto dell'aumento massimo della temperatura globale stabilito. In qualità di Paese industrializzato altamente sviluppato, deve comunque assumersi le sue responsabilità e ha un forte interesse personale nel disaccoppiare ulteriormente le emissioni di gas serra dalla crescita economica. Una politica climatica ed energetica efficiente in termini di costi, inoltre, significa molto per la Svizzera per proteggere la sua piazza economica nel lungo periodo.
4. Alla Conferenza di Copenaghen sul clima del 2009, i Paesi donatori tradizionali promisero di mobilitare 100 miliardi di dollari USA all'anno da fonti pubbliche e private, a partire dal 2020, al fine di contribuire alle misure di politica climatica nei Paesi in via di sviluppo, come ad esempio gli investimenti nelle fonti di energia rinnovabili. Nel 2014 la Svizzera ha messo a disposizione 273 milioni di franchi, provenienti da fondi pubblici, per le misure di politica climatica nei Paesi in via di sviluppo. Le opzioni di finanziamento possibili saranno verificate nell'ambito del rapporto in adempimento del postulato 15.3798 della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale.
5. Uno degli strumenti centrali della legge sul CO2 attuale è la tassa d'incentivazione sul CO2 applicata ai combustibili fossili. Questo strumento incentiva i rami dell'economia che producono una grande quantità di gas serra ad adottare misure di riduzione e a migliorare l'efficienza. L'applicazione coerente della tassa CO2 sui combustibili, come stabilito dal Consiglio federale nel maggio 2014, aumenterà di conseguenza anche lo stimolo ad adottare misure economiche e a migliorare l'efficienza. Ciò avverrà nell'ambito della politica climatica post 2020 e, in una tappa successiva, nel quadro del sistema d'incentivazione nei settori del clima e dell'energia (KELS 15.072) proposto per la seconda fase della Strategia energetica 2050.
6. Il ritiro dei ghiacciai è un indicatore del riscaldamento globale che può essere affrontato in modo efficace sul lungo periodo unicamente se la comunità degli Stati unisce le forze. In Svizzera, per mantenere l'obiettivo globale a 2 gradi, ci si deve aspettare un aumento della temperatura medio di 4 gradi. Con un tale aumento, i ghiacciai delle Alpi si ritirerebbero circa del 10 percento del loro volume attuale entro la fine del secolo. Limitando l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi si rallenterebbe lo scioglimento dei ghiacciai ma la situazione rimarrebbe comunque preoccupante.
7. L'obiettivo stabilito a Parigi lascia supporre che gli investimenti nelle energie fossili possano perdere valore e rappresentare quindi un rischio in costante aumento per il settore finanziario. Tuttavia, saranno in primo luogo i diretti interessati a dover effettuare la valutazione dell'esposizione ai rischi del loro portafoglio.
Nell'ambito di uno studio pubblicato nel 2015, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) ha, per la prima volta, stimato per la Svizzera questi cosiddetti rischi legati al carbonio (noti anche con il termine di bolla del carbonio o "carbon bubble"). A tale scopo, i 100 principali fondi azionari svizzeri, i fondi azionari delle banche di rilevanza sistemica e i portafogli azionari di casse pensioni selezionate sono stati analizzati per quanto concerne l'intensità dei gas serra interessata dai loro investimenti ed è stato controllato nel dettaglio circa il 5 per cento dei portafogli d'investimenti del mercato finanziario svizzero. A questo proposito, l'UFAM promuoverà ulteriori lavori di ricerca che amplieranno i dati pubblicati nello studio sopraccitato (ad es. con altre categorie di investimento) e ne informerà gli istituti finanziari.
Risposta del Consiglio federale.