Rischio di acquistare petrolio che finanzia l'"ISIS". Richiesta di audit sulle procedure interne delle società in Svizzera che commercializzano petrolio
15.4245 · Postulato · 2015-12-18
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto:
1. in cui esamina la necessità di procedere a un audit per controllare le procedure interne attuate dalle società che commercializzano petrolio dalla Svizzera così da escludere che tale petrolio provenga, anche indirettamente, da zone controllate dall'"ISIS";
2. che fornisca informazioni precise sul numero di operazioni svolte dalle società svizzere a partire dalla Turchia;
3. in cui esamina l'opportunità di promuovere a livello internazionale una certificazione del petrolio per escludere l'infiltrazione di petrolio dell'"ISIS" e di altre organizzazioni terroriste o criminali.
Begründung
Lo "Stato islamico" ricava notevoli risorse dalla vendita di petrolio derivante dai pozzi siriani e iracheni di cui si è impossessato. Il contrabbando di questo petrolio è una pratica corrente ed esso transita chiaramente dalla Turchia, in particolare dal porto di Ceyhan, dove sono attive le società svizzere. Trafigura e Vitol (la cui sede sociale è a Ginevra) sono state riconosciute dalla stampa specializzata come esportatrici da Ceyhan di petrolio venduto dal governo regionale del Kurdistan. Secondo gli esperti vi sono grandi probabilità che al petrolio curdo sia mescolata una parte del petrolio dell'ISIS a scopo di riciclaggio.
La Svizzera è oggi la principale piazza di negoziazione di petrolio del mondo. Circa un terzo del commercio mondiale di petrolio greggio avviene in Svizzera. Risulta quindi significativa la probabilità che vi siano società svizzere che commercializzano oro nero proveniente da zone controllate dall'"ISIS".
Il Consiglio federale ha finora ribadito che il dispositivo legale attuale destinato a impedire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo permette di evitare simili transazioni, in quanto gli intermediari finanziari sottostanno ai doveri di diligenza previsti dalla legge. Questa risposta non è convincente.
Il Consiglio federale lo riconosce: l'"ISIS" non si finanzia in genere mediante transazioni bancarie. Inoltre, gli intermediari finanziari riescono solo raramente a individuare acquisti di petrolio illegale se tali acquisti si situano all'inizio di una lunga catena di intermediari. L'unico mezzo efficace per escludere che del petrolio proveniente dall'"ISIS" sia oggetto di transazioni commerciali effettuate da società svizzere (anche a loro insaputa) sarebbe costringere tali società a svolgere procedure didiligenza che permettano loro di determinare l'origine esatta del petrolio commercializzato.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ha già sottolineato in diversi interventi parlamentari (15.3858, 15.3077, 15.5249) che il commercio di petrolio con l'"ISIS" è vietato in Svizzera in virtù di vari atti normativi e che sono stati istituiti meccanismi di controllo ad hoc. Vanno menzionati in particolare la legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate (RS 122), gli obblighi di diligenza degli intermediari finanziari conformemente alla legge sul riciclaggio di denaro (RS 955.0), il blocco delle risorse economiche previsto nell'ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti delle persone e delle organizzazioni legate a Osama bin Laden, al gruppo "Al-Qaïda" o ai taliban (RS 946.203) nonché il divieto di importare e finanziare petrolio e prodotti petroliferi sancito dall'ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti della Siria (RS 946.231.172.7).
Il rapporto del 19 giugno 2015 sulla valutazione nazionale dei rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo in Svizzera giunge alla conclusione che il nostro Paese dispone di mezzi moderni e conformi agli standard internazionali per affrontare i rischi legati al finanziamento del terrorismo. Inoltre il 27 marzo 2013, nel rapporto di base sulle materie prime, il Consiglio federale ha approvato 17 raccomandazioni d'intervento per il settore delle materie prime. Nel quadro della raccomandazione 11 l'amministrazione federale elabora, assieme a ONG e imprese commerciali, raccomandazioni concrete in relazione al commercio di materie prime per attuare gli obblighi di diligenza conformemente alle linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti dell'uomo.
Per tutelare la propria reputazione, le società petrolifere presenti in Svizzera e operanti a livello internazionale non hanno alcun interesse a essere associate al finanziamento del terrorismo. Esse hanno pertanto istituito procedure interne per eliminare tali rischi. A tale scopo e per adempiere ai loro obblighi di diligenza devono tra l'altro verificare se la documentazione commerciale fornita (ad es. i certificati di origine del petrolio commercializzato) soddisfa i requisiti o se occorre chiedere informazioni dettagliate o garanzie ai partner commerciali coinvolti (Paesi produttori, società petrolifere, trasportatori, ecc.).
La comunità internazionale è consapevole del rischio che il commercio di petrolio possa contribuire a finanziare il terrorismo e della necessità di aiutare gli attori privati ad affrontare le sfide in materia. Per questo motivo, ad esempio, il Sanctions Monitoring Team ISIL (Daesh)/Al-Qaida/Taliban del Consiglio di sicurezza dell'ONU sta elaborando delle direttive per le società petrolifere operanti a livello internazionale. Anche l'introduzione di un sistema di licenze è attualmente oggetto di discussioni.
In sintesi, il Consiglio federale è convinto di aver adottato le misure necessarie per lottare contro il finanziamento del terrorismo. Da sempre la Svizzera partecipa attivamente alle discussioni e alle trattative internazionali in materia e adegua ove necessario il dispositivo di difesa internazionale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che un rapporto, come richiesto nel postulato, non apporti alcun valore aggiunto.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.