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Obbligo di ricusazione dalle sedute commissionali per i parlamentari che hanno un interesse personale diretto di tipo economico

15.467 · Iniziativa parlamentare · 2015-06-19

Liquidato

Ausgangslage

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa.

Occorre rivedere la legge sul Parlamento affinché i parlamentari che partecipano ai lavori delle commissioni siano tenuti a ricusarsi nel caso in cui l'oggetto in deliberazione abbia un impatto diretto sul loro reddito.

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:

Occorre rivedere la legge sul Parlamento affinché i parlamentari che partecipano ai lavori delle commissioni siano tenuti a ricusarsi nel caso in cui l'oggetto in deliberazione abbia un impatto diretto sul loro reddito.

Begründung

In Svizzera, nelle ultime settimane, si è dibattuto della presenza dei lobbisti nei corridoi di Palazzo federale. Al riguardo, si dimentica però che, in realtà, le lobby più forti siedono in Parlamento, che nelle commissioni i lobbisti si fanno paladini degli interessi degli ambienti che rappresentano, che non di rado si spendono per un determinato oggetto anche in qualità di portavoci delle commissioni, o addirittura che fanno in modo di sedere in una determinata commissione per poter difendere i propri interessi personali. Ne consegue che, sovente, alla base di quanto le commissioni propongono al proprio consiglio non vi è l'interesse macroeconomico, ovvero l'interesse della collettività, ma l'interesse di singoli rami economici o gruppi ad ottenere agevolazioni o sussidi.

Sebbene il nostro sistema politico preveda che tutti i rami economici siano rappresentati in Parlamento, non è ammissibile che, nell'ambito dei dibattiti confidenziali in seno alle commissioni, i rappresentanti difendano i propri interessi economici; ciò è contrario alla nostra democrazia.

La presente iniziativa propone l'introduzione dell'obbligo di ricusazione nel caso di interessi personali diretti di tipo economico. Tali interessi potrebbero essere quantificati, ad esempio, in un importo superiore a 30 000 franchi all'anno; tuttavia la commissione o l'ufficio sarebbero liberi di definire tali interessi anche in altro modo.

Concretamente, se una normativa ha ripercussioni su un'impresa, i suoi collaboratori non devono ricusarsi poiché il loro reddito personale non dipende direttamente dalla legge. Se invece un agricoltore riceve dalla Confederazione pagamenti diretti per un importo superiore a 30 000 franchi all'anno, in commissione non deve poter decidere sulla composizione dei pagamenti diretti o sul loro importo. Egli dovrà invece ricusarsi dalle sedute della CET e della Commissione delle finanze riguardanti tale oggetto.

Verhandlungen

Dibattito al Consiglio nazionale, 13.06.2016

(ats) La Camera del popolo ha respinta l'iniziativa parlamentare di Kathrin Bertschy (PVL/BE) che chiedeva un obbligo di ricusazione dalle sedute commissionali per i parlamentari che hanno un interesse personale diretto di tipo economico. Per la maggioranza sarebbe estremamente difficile definire delle norme d'attuazione: "L'obbligo di ricusazione si applicherebbe al direttore di una scuola di sci al momento in cui si dibatte di promozione del turismo?".