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16.079 · Oggetto del Consiglio federale · 2016-11-23

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 23 novembre 2016 concernente la proroga della partecipazione della Svizzera alla Forza multinazionale per il mantenimento della pace in Kosovo (KFOR)

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 23.11.2016

Proroga dell'impiego della "Swiss Company" (Swisscoy) in seno alla forza multinazionale Kosovo Force (KFOR)

Durante la sua seduta del 23 novembre 2016 il Consiglio federale ha deciso la proroga fino al 31 dicembre 2020 dell'impiego della Swisscoy in seno alla forza multinazionale KFOR e ha adottato il corrispondente messaggio all'attenzione del Parlamento. Poiché l'impiego è armato e dura oltre tre settimane, richiede l'approvazione da parte dell'Assemblea federale. Il Consiglio federale ha inoltre deciso di ridurre l'effettivo massimo autorizzato, mantenendo la possibilità di aumentare il contingente per lavori di manutenzione che non possono essere posticipati o compiti di sicurezza in caso di minaccia accresciuta.

La stabilità dei Balcani occidentali, e principalmente del Kosovo, riveste un'importanza fon-damentale per la sicurezza della Svizzera. La proroga della presenza della KFOR quale ele-mento di un impegno internazionale prolungato in Kosovo è nell'interesse della politica di sicurezza del nostro Paese. Il proseguimento dell'impegno militare della Svizzera a favore del promovimento della pace in Kosovo corrisponde inoltre alla volontà, più volte espressa dal Consiglio federale, di rafforzare il promovimento militare della pace a livello quantitativo e qualitativo.

L'effettivo del contingente, attualmente di 235 militari al massimo, sarà ridotto. Entro il mese di ottobre 2019 l'effettivo massimo sarà di 190 militari ed entro il mese di dicembre 2020 di 165. La KFOR sarà progressivamente ridimensionata, ciò che comporterà tra l'altro anche la chiusura di sedi. Di conseguenza, nel corso del suo mandato la Swisscoy dovrà eseguire altri compiti che richiederanno meno mezzi pesanti. Il Consiglio federale prevede quindi di ridurre il contingente in primo luogo nei settori dei trasporti e del genio.

Il Consiglio federale potrà aumentare temporaneamente l'effettivo del contingente. Si prevede infatti che vi sarà un fabbisogno straordinario nell'ambito della manutenzione nel caso in cui vi dovessero essere importanti cambiamenti a livello di stazionamenti. Le esigenze in materia di sicurezza determinate dalla situazione potrebbero altresì comportare un temporaneo fabbisogno supplementare di personale. Per i lavori di manutenzione sarà possibile inviare un massimo di 50 specialisti in logistica per una durata massima di otto mesi. Se la minaccia per la Swisscoy dovesse acuirsi, un massimo di 20 militari supplementari saranno impiegati per la durata della minaccia.

Il Consiglio federale ha incaricato il DDPS, in collaborazione con il DFAE, di esaminare quali possibilità vi saranno in futuro per trasferire risorse dall'impiego militare alla promozione civile della pace e di presentarle in un rapporto entro il 31 dicembre 2018.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 13.03.2017

Swisscoy, missione prolungata ma con meno militari

La missione della Swisscoy in Kosovo deve essere prolungata di altri tre anni, fino a dicembre del 2020. Il numero di militari elvetici sarà tuttavia progressivamente ridotto. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati, con 33 voti a 4 e 2 astensioni. Il dossier va al Nazionale.

Sotto il profilo della sicurezza la situazione nel centro e nel sud del Kosovo si è stabilizzata, ma rimane fragile nel nord del Paese, ha rilevato Isidor Baumann (PPD/UR) a nome della commissione. La presenza militare della KFOR e il contributo della Swisscoy devono quindi proseguire - ha sostenuto - per consolidare i risultati raggiunti.

Il Paese è confrontato con la creazione di strutture di sicurezza statali, ha da parte sua rilevato il ministro della difesa Guy Parmelin, accennando alla polizia e alle forze armate. Gli Stati europei si aspettano dalla Svizzera che dia prova di solidarietà e fornisca il suo contributo, ha aggiunto.

Dal 2002 i soldati svizzeri possono essere armati per questioni di autodifesa. Il Consiglio federale può inoltre decidere di porre fine prematuramente a questo impegno.

La KFOR - missione militare di pace della Nato con mandato delle Nazioni Unite - ha ridotto gli effettivi dal 1999. Oggi sono 4650 i militari impegnati, contro 50'000 all'inizio.

Anche la Svizzera intende ora procedere a un taglio degli effettivi: dagli attuali 235 al massimo, il totale sarà portato a 190 militi dall'aprile del 2018 e a 165 dall'ottobre del 2019.

È inoltre prevista una riduzione delle prestazioni nella logistica, nel settore dei trasporti e del genio civile. Compiti principali della missione resteranno la ricerca di informazioni e il trasporto aereo.

Il Consiglio federale si riserva comunque il diritto di aumentare temporaneamente il contingente: ulteriori 50 persone per al massimo otto mesi se il contingente svizzero dovesse essere spostato. Altri 20 per al massimo quattro mesi in caso di repentino aumento della minaccia.

Questa opzione non è piaciuta a Thomas Minder (Indipendente/SH), che ha parlato di "pseudo-riduzione", oltretutto molto costosa. A suo avviso la Swisscoy avrebbe dovuto lasciare il Kosovo entro due anni, visto che gli obiettivi fissati all'inizio dall'Onu sono stati raggiunti. Inoltre, secondo lui, sul posto è sufficiente l'impegno della polizia kosovara.

"La situazione nel paese è peggiore di quella che si può immaginare", ha replicato Géraldine Savary(PS/VD). Siamo di fronte a una stagnazione e una fragilizzazione. Prima di procedere a un rinnovo della missione, il governo fa una valutazione fattuale sul posto, ha spiegato ancora Parmelin.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 08.06.2017

Swisscoy, sì a proroga missione in Kosovo, con meno militi

La missione della Swisscoy in Kosovo deve essere prolungata di altri tre anni, fino a dicembre del 2020. Il numero di militari elvetici sarà tuttavia progressivamente ridotto. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, con 100 voti a 76 e 1 astenuto.

Il Kosovo è ancora uno Stato debole, preso fra la corruzione e la disoccupazione, ha rilevato Pierre-Alain Frizez (PS/JU), a nome della commissione preparatoria. "Il problema è che il Paese dispone solo di un embrione di esercito e vista la forte comunità kosovara in Svizzera, la Confederazione è molto interessata dalla pace in Kosovo".

In questa regione ancora fragile, la missione svizzera è essenziale, ha da parte sua rilevato il ministro della difesa Guy Parmelin. "Il mandato della Swisscoy permette un suo rapido rafforzamento in caso di bisogno". Il consigliere federale ha poi spiegato che alcuni partiti politici attizzano gli animi in loco, mantenendo dei focolai di tensione per arrivare a una separazione del nord del Kosovo.

Una minoranza UDC chiedeva il rinvio al governo per preparare la fine della missione al più tardi nel 2020. "Pristina dispone di una struttura di polizia in grado di reagire ai problemi", ha sostenuto Roger Golay (UDC/GE), sottolineando che il contingente costa parecchio. "Se vogliamo che il Paese diventi forte deve camminare con le proprie gambe", ha messo in guardia Adrian Amstutz (UDC/BE). "In Kosovo parcheggiamo sminatori specializzati, che invece di lavorare altrove nel mondo, dove c'è davvero bisogno, sono lì a fare nulla", ha aggiunto.

Jakob Büchler (PPD/SG) ha ricordato che una delegazione della commissione parlamentare ha visitato il Paese. "Ci siamo fatti un'idea del lavoro eccellente svolto dalla Swisscoy in loco". Per Priska Seiler Graf (PS/ZH) "la situazione nel Paese è come una pentola a pressione." Il rischio, in caso di aumento delle tensioni, è anche quello di una migrazione dal Paese, ha fatto notare Hugues Hiltpold (PLR/GE). La proposta UDC è stata bocciata.

Nulla da fare nemmeno per i Verdi, che chiedevano di trasformare l'impiego militare sul posto in sostegno civile. "Collaborare con la Nato significa negare un po' la nostra neutralità", ha sostenuto Lisa Mazzone (Verdi/GE), aggiungendo che la presenza militare a lungo termine è problematica. La sfida è trasformarla in cooperazione civile, ha spiegato, per aprire la strada a investimenti nel Paese.

La KFOR - missione militare di pace della Nato con mandato delle Nazioni Unite - ha ridotto gli effettivi dal 1999. Oggi sono 4650 i militari impegnati, contro 50'000 all'inizio. Anche la Svizzera intende procedere a un taglio degli effettivi: dagli attuali 235 al massimo, il totale sarà portato a 190 militi dall'aprile del 2018 e a 165 dall'ottobre del 2019.

Il Consiglio federale si riserva comunque il diritto di aumentare temporaneamente il contingente: ulteriori 50 persone per al massimo otto mesi se il contingente svizzero dovesse essere spostato. Altri 20 per al massimo quattro mesi in caso di repentino aumento della minaccia. È inoltre prevista una riduzione delle prestazioni nella logistica, nel settore dei trasporti e del genio civile. Compiti principali della missione resteranno la ricerca di informazioni e il trasporto aereo.

Nel 2015 la Swisscoy è costata 44,2 milioni di franchi. Con 190 militari, il costo dovrebbe scendere a 37,5 milioni all'anno, mentre con 165 unità a 33,2 milioni. Un aumento temporaneo dell'effettivo costerebbe tra gli 1,1 milioni (20 persone per quattro mesi) e 8,9 milioni (50 persone per 8 mesi). La spesa figura nel budget della difesa.