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16.1025 · Interrogazione · 2016-06-09

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

La legge del 17 dicembre 2012 sulle poste (LPO; RS 783.0) è in vigore da tre anni e impone ai fornitori di servizi postali un obbligo di notifica e di negoziare un contratto collettivo di lavoro (CCL). Le imprese che realizzano con i servizi postali una cifra d'affari economicamente modesta possono essere esonerate dal Consiglio federale dall'obbligo di notifica. Tutti gli altri fornitori di servizi postali sono obbligati a garantire il rispetto delle condizioni di lavoro abituali nel settore e a negoziare un contratto collettivo di lavoro con le associazioni del personale (art. 4 cpv. 3 LPO).

L'Associazione dei fornitori privati di servizi postali in Svizzera (KEP & Mail) ha firmato un primo CCL per il settore postale privato con l'associazione del personale Transfair e il sindacato Syndicom. Il CCL entra in vigore il 1° luglio 2016 e si applica a circa 3000 impiegati delle 14 imprese soggette all'obbligo di notifica affiliate all'associazione KEP & Mail. Un gran numero di altre imprese soggette all'obbligo di notifica non ha ancora recepito l'obbligo di negoziare con i partner sociali Transfair e Syndicom, anche se per legge avrebbero dovuto farlo già da tre anni. Si crea quindi una situazione di disparità a livello di concorrenza, in questo caso nell'ambito delle condizioni di lavoro e delle regole che disciplinano l'interazione tra i partner sociali.

Attualmente la Commissione federale delle poste (Postcom) elenca 42 imprese con obbligo di notifica ordinaria e più di cento (113) imprese con obbligo di notifica semplificata. Finora la Postcom non ha tuttavia né multato le imprese morose né avviato misure per applicare l'articolo 4 capoverso 3 lettera c LPO.

1. Cosa intraprende il Consiglio federale affinché le condizioni di base della legge sulle poste siano rispettate ed attuate immediatamente?

2. Come assicura il Consiglio federale che la Postcom adempia i propri compiti che consistono nel verificare se le condizioni di lavoro abituali del settore sono rispettate e se vengono svolti negoziati per la conclusione di un contratto collettivo di lavoro (art. 22 cpv. 2 lett. b LPO)?

Stellungnahme des Bundesrates

La legislazione sulle poste prevede che qualsiasi impresa che offre a proprio nome e a titolo professionale servizi postali a clienti e che realizza una cifra d'affari annua di almeno 500 000 franchi è soggetta all'obbligo di notifica ordinaria. La Commissione federale delle poste (Postcom) registra i fornitori di servizi postali e vigila sul rispetto dei diritti e degli obblighi derivanti dall'obbligo di notifica. Le imprese soggette a obbligo di notifica ordinaria sono dunque tenute a rispettare le condizioni di lavoro abituali nel settore e a negoziare un contratto collettivo di lavoro (CCL) con le associazioni del personale.

La Postcom ha il compito di sviluppare modelli per la verifica del rispetto delle condizioni di lavoro abituali nel settore. A tale scopo definisce degli standard minimi.

I fornitori di servizi postali soggetti a obbligo di notifica ordinaria sono tenuti a fornire alla Commissione, entro sei mesi dalla notifica, la prova che sono in corso negoziati per un CCL. A quel punto i negoziati devono almeno essere stati avviati, ma non devono necessariamente essersi conclusi. La Postcom stabilisce caso per caso se l'obbligo è stato rispettato. In caso di violazione può disporre sanzioni amministrative.

Nel 2013 la Postcom ha verificato in modo sistematico che i fornitori soggetti a obbligo di notifica ordinaria avessero avviato negoziati per un CCL con i partner sociali. Ai sensi dell'ordinanza sulle poste, come prova del rispetto dell'obbligo di negoziare un CLL sono sufficienti documenti quali lettere, e-mail o verbali. La Commissione riferisce che tutte le imprese soggette a obbligo di notifica ordinaria hanno fornito tale prova.

La Posta ha sottoscritto con i sindacati un CCL mantello per le tre società del medesimo gruppo imprenditoriale Posta svizzera SA, Postfinance SA e Autopostale svizzera SA, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2016. Le tre società dispongono inoltre di un proprio CCL aziendale. Dal 1° gennaio 2014 esistono CCL per Postlogistics SA, Presto SA e Swiss Post Solutions SA. Altre società della Posta svizzera stanno attualmente negoziando con i sindacati.

L'associazione KEP & Mail, che difende gli interessi dei fornitori privati svizzeri di servizi postali, ha elaborato con i vari partner sociali un CCL per il settore postale privato che è entrato in vigore il 1° luglio 2016. La maggior parte degli attori principali del mercato in questione è dunque vincolata da un CCL.

Secondo informazioni fornite dalla Postcom, alcune imprese stanno ancora negoziando con i sindacati. La Commissione ha contatti regolari con i principali partner negoziali e, quando si è rivelato necessario, ha più volte funto da mediatore. Non ha tuttavia la competenza di imporre alle parti di concludere un CCL. La possibilità di introdurre un obbligo in tal senso è stata discussa dalle Camere federali nel corso della revisione della legge sulle poste e respinta dalla maggioranza.

Anche i fornitori di servizi postali soggetti a obbligo di notifica ordinaria che non sottostanno ad alcun CCL devono rispettare le condizioni di lavoro abituali nel settore. Ogni anno, le imprese devono fornire alla Postcom le informazioni rilevanti per i suoi controlli.

Nel 2015 la Postcom ha commissionato uno studio scientifico volto ad esaminare le condizioni di lavoro abituali nel settore, coinvolgendo anche sindacati e fornitori di servizi postali. Una volta presentato lo studio (si prevede a fine 2016), la Commissione fisserà degli standard minimi sulla base dello studio e dei CCL esistenti. In seguito prevede di effettuare controlli mirati sulle condizioni di lavoro e sanzionare i fornitori di servizi postali che si sono rivelati morosi.

Il Consiglio federale riconosce l'importanza delle condizioni di lavoro abituali nel settore. Per questo accoglie con favore il fatto che la Postcom le valuti e definisca degli standard minimi.

Risposta del Consiglio federale.