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16.3032 · Interpellanza · 2016-03-02

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

1. A che punto sono lo sviluppo e la progettazione della cella calda?

2. Quanto è destinato a durare lo sviluppo della cella calda e a quanto ammontano i costi stimati?

3. Quando potrebbe entrare in funzione, al più presto, la cella calda e che età avrebbero allora gli elementi di combustibile più vecchi? Vi sono esperienze nella manipolazione di vecchi elementi di combustibile?

4. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per affrontare nella pratica le maggiori sfide tecniche relative al trasferimento in nuovi contenitori di elementi di combustibile oggetto di un lungo stoccaggio intermedio e allo sviluppo di una tecnologia per gestire i "worst case" nella cella calda?

5. Quali Paesi potrebbero eventualmente avere interesse a sviluppare insieme alla Svizzera questa tecnologia? Si è a conoscenza di Paesi che hanno deciso di non ricorrere al trasferimento delle scorie radioattive in nuovi contenitori prima dello stoccaggio finale?

6. Dove si può testare una cella calda senza mettere in pericolo la popolazione? In Svizzera la cella calda potrebbe essere testata, per esempio, nel deposito intermedio di Würenlingen?

Begründung

Per essere stoccate in un deposito in strati geologici profondi, le scorie altamente radioattive devono prima essere inserite in appositi contenitori; per effettuare questa operazione è necessario un ulteriore impianto di imballaggio nucleare, una cosiddetta cella calda. In questa cella gli elementi di combustibile esausti e altamente radioattivi devono essere tolti dai contenitori Castor e inseriti in nuovi e più piccoli contenitori per lo stoccaggio finale. Dopo un lungo stoccaggio intermedio, tuttavia, gli elementi di combustibile altamente radioattivi possono essere divenuti fragili e quindi rilasciare radioattività all'interno della cella calda. Potrebbero crearsi delle situazioni difficilmente gestibili. Il trasferimento nei nuovi contenitori rappresenta quindi un rischio notevole, difficilmente quantificabile a causa della mancanza di esperienze pratiche concrete. A livello mondiale, non esiste ancora la tecnologia impiantistica per realizzare una simile cella calda e per la decontaminazione al suo interno. Tale tecnologia deve ancora essere oggetto di un complesso lavoro di sviluppo e di verifica.

Stellungnahme des Bundesrates

Grazie alla procedura del piano settoriale e al programma di gestione delle scorie disponiamo di due efficaci strumenti per la pianificazione dello smaltimento delle scorie radioattive in Svizzera. L'impianto di superficie di un deposito in strati geologici profondi sottostà inoltre a un processo di autorizzazione a più livelli con il quale viene garantita la sicurezza secondo le disposizioni della legislazione in materia di energia nucleare. Inoltre, sia in Svizzera che all'estero, sono già oggi normalmente in esercizio impianti nucleari che soddisfano requisiti di sicurezza più severi di quelli di un impianto di reimballaggio, ovvero di una cella calda. Vi sono poi Paesi come la Svezia e la Finlandia che sono più avanti della Svizzera nei loro programmi di gestione delle scorie e le cui esperienze possono essere sfruttate con profitto.

Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:

1. Esperienze con celle calde in cui vengono manipolati elementi di combustibile esausti e si ha quindi a che fare con livelli di radioattività molto elevati si hanno, in alcuni casi già da cinquant'anni, nei Paesi in cui viene effettuato il ritrattamento di elementi di combustibile irradiati. Le corrispondenti tecnologie sono disponibili, per esempio, in Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Italia o Giappone. La completa decontaminazione di una cella calda irradiata è stata già effettuata nella prassi in Francia, Belgio e Germania. In Svizzera, nel deposito intermedio (Zwilag) di Würenlingen, è già oggi in esercizio una cella calda in cui vengono regolarmente reimballati elementi di combustibile.

2. La pianificazione e la procedura di autorizzazione dell'impianto di superficie del deposito in strati geologici profondi, che include anche l'impianto di imballaggio con la cella calda, durano numerosi anni. Secondo la legge federale del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (RS 732.1), le caratteristiche del progetto e l'irradiazione massima ammessa per le persone nei dintorni dell'impianto sono stabilite nell'autorizzazione di massima. Nello studio sui costi 2011, i responsabili dello smaltimento hanno stimato a 1,4 miliardi di franchi il costo di un simile impianto.

3. Allo stato attuale della pianificazione, il deposito per le scorie altamente radioattive, inclusa la cella calda, sarà messo in esercizio nel 2060. Poiché fino al 2006 gli elementi di combustibile delle centrali nucleari sono stati sottoposti a ritrattamento, nel 2060 gli elementi più vecchi avranno all'incirca sessant'anni d'età. Gli elementi del reattore di ricerca Diorit avranno invece circa ottant'anni. Per quanto riguarda la gestione di elementi di combustibile stoccati a secco per lungo tempo, sono attualmente in corso diversi progetti di ricerca.

4. Secondo il principio di causalità, gli esercenti degli impianti nucleari sono tenuti a garantire uno smaltimento sicuro delle scorie radioattive. Ciò comprende anche le necessarie attività preparatorie. Il 28 agosto 2013, tuttavia, il Consiglio federale ha disposto una serie di oneri per il programma di gestione delle scorie 2016. Fra l'altro, dovranno essere svolte attività finalizzate a valutare la stabilità a lungo termine degli elementi di combustibile esausti durante lo stoccaggio intermedio e dovranno essere indicate le conseguenze che ne derivano per il dimensionamento dell'impianto di superficie.

5. La maggior parte dei Paesi che intendono smaltire gli elementi di combustibile esausti in depositi in strati geologici profondi prevede il loro inserimento, e quindi il trasferimento, in appositi contenitori per depositi finali.

6. Nelle cinque centrali nucleari svizzere vengono regolarmente imballati elementi di combustibile esausti in contenitori da trasporto, vale a dire in contenitori Castor. Negli impianti dello Zwilag, il reinballaggio di elementi di combustibile è già oggi un'operazione di routine.

Risposta del Consiglio federale.