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16.3098 · Postulato · 2016-03-16

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di valutare l'opportunità di introdurre condizioni quadro volte a creare e a ripartire meglio il valore aggiunto all'interno delle filiere agricole e di stilare un rapporto a tal riguardo, in aggiunta alla strategia della qualità i cui effetti sui prezzi sembrano di gran lunga minori rispetto agli obblighi imposti.

Begründung

A causa dei prezzi di mercato, crollati soprattutto negli ultimi diciotto mesi, molti settori della produzione agricola attraversano serie difficoltà finanziarie. Nel 2015, i settori della produzione di latte e di carne suina hanno perso, da soli, più di 600 milioni di franchi di fatturato, con costi di produzione praticamente uguali. In seguito all'apertura al mercato europeo, riscontrano enormi difficoltà anche i produttori di zucchero, a causa di prezzi in continuo calo.

Nonostante una protezione alla frontiera più o meno presente, il mercato agricolo svizzero dipende dai corsi internazionali e al contempo deve svilupparsi in un contesto di obblighi e costi nazionali. Ogni volta che viene interpellato su questioni agricole, il Consiglio federale risponde immancabilmente che l'offerta e i prezzi devono essere regolati dal mercato e che la strategia della qualità che egli persegue deve garantire agli agricoltori un reddito sufficiente. Spesso, però, la legge della domanda e dell'offerta funziona a senso unico. La prova è data dal mercato lattiero, dove l'industria afferma che una riduzione del 10 per cento delle quantità non avrebbe alcuna ripercussione sul prezzo.

Occorre prendere atto che la strategia della qualità non è sufficiente e che, se non si adottano nuove misure, alcuni settori agricoli potrebbero scomparire. La strategia della qualità, infatti, non disciplina né la ripartizione del valore aggiunto, né la gestione dei quantitativi, decisiva nella formazione dei prezzi.

Sistematicamente si chiede agli agricoltori di dimostrare spirito innovativo e imprenditoriale, ma sul piano legale, la principale opzione proposta è quella del liberalismo. Eppure basta guardare quanto accade ai vicini francesi per constatare i danni che il liberalismo fa all'agricoltura. Nell'interesse sia dei consumatori, che si aspettano un approvvigionamento indigeno diversificato, sia della sostenibilità dell'agricoltura, che dipende da prezzi remunerativi, l'innovazione potrebbe giungere anche da parte dello Stato e del quadro legale.

Di conseguenza, si chiede al Consiglio federale di vagliare nuove opzioni e una strategia complementare a quella della qualità, al fine di garantire prospettive reali all'agricoltura, alla filiera agroalimentare svizzera e alle generazioni future. A tal fine sono indispensabili condizioni quadro che consentano non solo una strategia della qualità basata su impegni e obblighi per la filiera agroalimentare, bensì anche una strategia per il valore aggiunto, che permetta di retribuire adeguatamente tali sforzi.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è consapevole che l'attuale situazione del mercato, con prezzi, in alcuni casi, bassi, rappresenti una sfida per l'agricoltura. Si impegna pertanto a creare le migliori condizioni quadro possibili. Tra queste rientra, tra l'altro, la strategia della qualità condivisa dalle filiere. In merito ai temi sollevati dall'autrice del postulato, il Consiglio federale si esprime come segue:

Negli ultimi anni i mercati svizzeri del latte, dello zucchero e dei suini sono stati caratterizzati da una forte volatilità dei prezzi. Nel 2014 i produttori di latte, ad esempio, hanno spuntato un prezzo del latte di latteria comparativamente alto, pari, mediamente, a 66,90 centesimi il chilogrammo. Nel 2015 esso è in alcuni casi crollato sotto la soglia di 60 centesimi il chilogrammo (UFAG Osservazione del mercato). Questo andamento è riconducibile a diversi fattori esogeni, come ad esempio il cambio sfavorevole tra franco svizzero ed euro, l'aumento della produzione nell'UE dopo la soppressione del contingentamento lattiero, l'embargo della Russia nei confronti dell'UE a seguito del quale è venuto a mancare lo sbocco di mercato russo per i latticini dell'UE e il rallentamento della crescita economica in Cina con conseguente flessione della domanda di latticini. A prescindere dal contesto internazionale complesso, l'attuale difficile situazione sul mercato lattiero elvetico è sostanzialmente da imputare al fatto che l'offerta di latte non è orientata alle esigenze del mercato. Questa eccedenza d'offerta è pertanto all'origine del disequilibrio del mercato e, di conseguenza, dei bassi prezzi del latte di latteria spuntati in Svizzera.

L'andamento è analogo sul mercato dei suini. Rispetto al 2005 la produzione all'interno del Paese è aumentata del 2,5 per cento mentre il consumo pro capite è diminuito, nello stesso periodo, del 10 per cento. È sostanzialmente questa evoluzione che ha determinato i bassi prezzi alla produzione. La situazione è totalmente diversa per la carne di pollo e le uova. Il consumo di carne di pollo negli ultimi anni ha segnato un costante aumento, tale da spingere i prezzi alla produzione al rialzo nonostante la crescita della produzione indigena e delle importazioni. Per quanto riguarda lo zucchero, il Consiglio federale ha già illustrato il suo punto di vista nel parere espresso in merito alla mozione Grin 15.4192.

Da un'analisi di singoli segmenti del mercato del latte e di quello dei suini emerge chiaramente che anche nel contesto attuale su questi mercati è assolutamente possibile spuntare prezzi alla produzione più alti.

A titolo d'esempio, dal 2009 il prezzo del latte biologico ammonta, in media, a 77,5 centesimi il chilogrammo, quello del latte utilizzato per la fabbricazione del Gruyère a 81,3 centesimi il chilogrammo. Anche nel quadro di diversi programmi label per i suini, come PI o Bio Suisse, i produttori spuntano prezzi più elevati. Ciò è riconducibile a diversi motivi. Le organizzazioni responsabili - IP-Suisse, Bio Suisse e l'organizzazione di categoria del Gruyère - applicano una strategia della qualità coerente. Grazie a una prospezione di mercato mirata, in particolare nell'ambito delle misure di marketing e di comunicazione, nonché a una valida collaborazione lungo tutta la catena del valore, queste organizzazioni riescono a trasmettere in maniera credibile ai consumatori la particolare qualità e il conseguente plus valore dei loro prodotti. Essi sono quindi disposti a pagare un prezzo maggiore a retribuzione di tale plus valore. Di questo sovrapprezzo traggono beneficio tutti gli attori della catena del valore.

La strategia della qualità per l'agricoltura e la filiera alimentare svizzere è sinonimo di prodotti di elevata qualità, ottenuti nel rispetto degli animali e in modo sostenibile. È condivisa da un'ampia schiera di imprese e organizzazioni della filiera agroalimentare svizzera (www.qualitaetsstrategie.ch). Si tratta di una strategia di categoria e non federale. Lo sviluppo e l'attuazione di una strategia della qualità e per il valore aggiunto presuppongono la volontà e l'impegno delle singole categorie dell'agricoltura e della filiera alimentare. Lo Stato sostiene gli sforzi degli attori e riduce in maniera mirata gli interventi sul mercato onde potenziare a lungo termine la competitività delle categorie.

Con la Politica agricola 2014-2017, la strategia della qualità è diventata un punto di riferimento per la politica agricola svizzera (cfr. art. 2 cpv. 3 LAgr; RS 910.1). In virtù dell'articolo 8 LAgr, la promozione e l'attuazione della strategia della qualità, smercio compreso, spetta alle singole categorie e non è compito della Confederazione.

Nella legge sull'agricoltura, la Confederazione offre già molteplici strumenti con cui si possono sostenere strategie dei singoli attori di mercato in materia di qualità e valore aggiunto. Oltre a quelli classici, come gli aiuti agli investimenti per i miglioramenti strutturali, la promozione dello smercio, il sostegno alla selezione nonché la ricerca, la formazione e la consulenza, con l'introduzione della Politica agricola 2014-2017 la Confederazione ha messo a disposizione fondi speciali per un totale di circa 4 milioni di franchi l'anno per progetti innovativi nell'ambito del "miglioramento della qualità e della sostenibilità" (art. 11 LAgr in combinato disposto con OQuSo; RS 910.16). Attraverso questo strumento la Confederazione può promuovere in maniera mirata progetti e iniziative delle categorie conformi ai principi di una strategia della qualità e radicati nella catena del valore.

Il Consiglio federale riconosce che il postulato solleva temi importanti per la filiera agroalimentare. Per i motivi precedentemente esposti va comunque ribadito che le basi per l'impostazione di una strategia della qualità e per il valore aggiunto esistono già e il suo sviluppo spetta esclusivamente alle singole categorie. La Confederazione mette già a disposizione molteplici strumenti e possibilità di promozione a sostegno di iniziative legate alla qualità specifiche delle categorie. Il Consiglio federale ritiene che la strategia della qualità o per il valore aggiunto sia di competenza degli attori di categoria e che gli strumenti statali attualmente disponibili siano sufficienti.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.