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16.3102 · Interpellanza · 2016-03-16

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Quanto materiale bellico ha ricevuto nel 2015 dalla Svizzera l'Arabia saudita quale "consumatore finale", in termini di quantità e di tariffe doganali? In quali altri Paesi l'Arabia saudita ha trasferito il materiale bellico svizzero?

2. In base a quali disposizioni legali si sono svolte queste transazioni, effettuate nonostante la partecipazione attiva alla guerra nello Yemen?

3. Per quanto tempo gli esportatori possono continuare semplicemente a esportare riferendosi ad autorizzazioni rilasciate in precedenza?

4. È disposto a revocare, conformemente gli articoli 19 capoverso 2 e 23 della legge sul materiale bellico, autorizzazioni rilasciate in precedenza per materiale bellico, pezzi di ricambio e munizioni nei territori arabi?

5. La prassi attuale di riferirsi a vecchie autorizzazioni è ancora sostenibile nel caso dell'Arabia saudita? Dovrebbe essere adeguata?

6. Il Consiglio federale ha ripetutamente condannato le gravi violazioni dei diritti dell'uomo in Arabia saudita. La situazione nel frattempo è migliorata?

7. Come valuta il ruolo dell'Arabia Saudita nel conflitto con lo Yemen?

8. Perché l'Arabia Saudita non accoglie profughi dalla Siria e non versa per loro alcun contributo finanziario?

Begründung

Le tensioni nei territori arabi stanno crescendo. L'Arabia saudita ha giustiziato l'oppositore sciita Nimr-Al-Nimr e ha interrotto i rapporti diplomatici con l'Iran. Nello Yemen si è alleata alle forze che combattono i ribelli houti, con conseguenze umanitarie catastrofiche. Non è da escludere che il materiale bellico svizzero sia utilizzato nei territori arabi a scopo bellico e repressivo o che possa finire nelle mani di terroristi.

In seguito all'estensione dei conflitti alla penisola arabica, il 12 giugno 2015 il Consiglio federale ha deciso di adottare sanzioni contro lo Yemen. Finora non è però stato emesso un divieto inequivocabile di qualsiasi esportazione di materiale bellico verso l'Arabia saudita.

Anche se il Consiglio federale non rilascia nuove autorizzazioni d'esportazione verso questo Stato, la SECO continua comunque a permettere le esportazioni in base a vecchie autorizzazioni: nel 2015, per un ammontare di 5,5 milioni di franchi di materiale bellico e per un ammontare di 550 milioni di beni militari speciali (in particolare aerei di addestramento).

La SECO si appella alla "certezza del diritto" sostenendo che, una volta ottenuta l'autorizzazione, l'esportatore deve poter svolgere fino in fondo la transazione.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nel 2015 la Svizzera ha fornito materiale bellico all'Arabia saudita per un valore totale di 5 779 147 franchi. Si è trattato essenzialmente di pezzi di ricambio di sistemi di difesa antiaerea la cui esportazione era già stata autorizzata prima del 27 marzo 2015 e di alcune armi di piccolo calibro destinate a privati, del valore di 9036 franchi. L'Arabia saudita si è impegnata, tramite una dichiarazione di non riesportazione, a non riesportare verso Paesi terzi materiale bellico fornitole dalla Svizzera senza avere prima ottenuto il suo consenso. Finora non ha presentato domande per transazioni di questo tipo.

Il materiale bellico esportato dalla Svizzera in Arabia saudita è difficilmente quantificabile in termini di tariffe doganali poiché le voci di tariffa standardizzate a livello internazionale per armi e beni simili e per i loro pezzi di ricambio non corrispondono ai beni classificati come materiale bellico in Svizzera. Le uniche statistiche affidabili sulle esportazioni di materiale bellico sono i dati rilevati dagli uffici doganali e pubblicati dalla SECO a scadenze trimestrali.

2. Dal 27 marzo 2015 al 20 aprile 2016 l'amministrazione federale ha sospeso l'autorizzazione di domande per l'esportazione di materiale bellico verso l'Arabia saudita e gli altri Stati coinvolti nell'offensiva militare nello Yemen. Facevano eccezione alcune armi di piccolo calibro destinate a privati a scopo di sport o di collezione la cui esportazione è stata autorizzata dalla SECO, d'intesa con il DFAE, in base all'articolo 5 capoverso 3 dell'ordinanza sul materiale bellico (OMB, RS 514.511). Prima del 27 marzo 2015 le esportazioni di materiale bellico in Arabia saudita erano autorizzate dalla SECO, d'intesa con il DFAE, in base all'articolo 23 della legge sul materiale bellico (LMB; RS 514.51) nonché ai criteri di autorizzazione previsti all'articolo 5 OMB e alla decisione del Consiglio federale del 25 marzo 2009. Il 20 aprile 2016 il Consiglio federale ha stabilito che l'esportazione di munizioni, componenti e pezzi di ricambio per sistemi di difesa antiaerea già consegnati verso l'Arabia saudita possono essere autorizzate in applicazione dell'articolo 23 LMB e dell'articolo 5 OMB, a condizione che non vi sia motivo di ritenere che questi possano essere impiegati nel conflitto in corso nello Yemen (art. 5 cpv. 1 lett. a OMB).

3. Secondo l'articolo 15 capoverso 2 OMB le autorizzazioni di esportazione sono valide 12 mesi e possono essere prorogate di 6 mesi per una sola volta. In questo periodo possono essere esportati i beni indicati nell'autorizzazione. Ogni domanda di proroga è sottoposta a un riesame.

4. La questione della revoca, come quella dell'autorizzazione, va esaminata caso per caso. Secondo l'articolo 19 LMB le autorizzazioni di esportazione possono essere revocate o sospese se circostanze eccezionali lo esigono. Conformemente all'articolo 23 LMB, l'automatismo previsto per le forniture di pezzi di ricambio può essere interrotto se subentrano eventi straordinari. Per determinare l'esistenza di circostanze eccezionali ai sensi della LMB si deve procedere a una ponderazione degli interessi tra l'applicazione corretta del diritto oggettivo e la protezione della certezza giuridica. Nel caso specifico occorre valutare se conviene tutelare la fiducia riposta dal fabbricante svizzero di materiale bellico nell'autorizzazione che gli è stata rilasciata inizialmente. Tale non è il caso se agli interessi dei singoli si contrappongono importanti interessi pubblici. In riferimento ai Paesi che partecipano agli interventi militari nello Yemen, il Consiglio federale, alla luce della sua decisione del 20 aprile 2016, non ritiene attualmente necessario sospendere o revocare le forniture di pezzi di ricambio. Una revoca generale di tutte le autorizzazioni riguardanti i Paesi arabi sarebbe inoltre contraria al principio della valutazione caso per caso.

5. Si vedano le risposte alle domande 1 e 4. Per quanto riguarda gli aerei militari da addestramento non armati esportati verso l'Arabia saudita menzionati nella motivazione, si tratta di una transazione per la quale è stata concessa un'autorizzazione per la prima volta nel 2012. Questa autorizzazione è stata in seguito prorogata o rinnovata a più riprese. Gli aerei da addestramento rientrano nella categoria dei beni militari speciali e non sottostanno quindi alla LMB, bensì alla legge sul controllo dei beni a duplice impiego e ai suoi criteri di autorizzazione. Nel frattempo tutti gli aerei da addestramento la cui esportazione è stata autorizzata sono stati esportati.

6. La situazione dei diritti dell'uomo in Arabia saudita è tuttora insoddisfacente. Questi diritti sono infatti violati in modo grave e sistematico. Il numero delle condanne a morte è fortemente aumentato, la libertà di stampa e il diritto di riunirsi sono molto limitati e la libertà religiosa non è garantita. Quanto alla situazione della donna, si osservano miglioramenti minimi che si riflettono nell'accesso facilitato al mercato del lavoro, in una maggiore libertà di movimento e in un'estensione del diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni comunali.

7. L'Arabia saudita è alla guida della coalizione militare dei Paesi arabi sunniti che sono intervenuti nello Yemen e assicura gran parte delle risorse militari.

8. I dati concernenti l'accoglienza di persone bisognose di protezione da parte dell'Arabia saudita o l'importo dei contributi che il Paese fornisce a progetti umanitari sono difficilmente verificabili. L'Arabia saudita non ha aderito alla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati, ma nel 2012 ha emanato un decreto reale che prevede varie facilitazioni per l'accoglienza e il soggiorno di siriani nel Regno. Concretamente si tratta di agevolazioni legate all'entrata nel Paese a scopo di ricongiungimento familiare, dell'accesso al sistema di cure pubbliche e all'educazione scolastica a prescindere dallo statuto di soggiorno e dell'accesso al mercato del lavoro. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il Regno ospiterebbe più di 900 000 siriani. La maggior parte di queste persone sono probabilmente arrivate prima dell'inizio della guerra civile. Si presume che diverse centinaia di migliaia di siriani abbiano usufruito delle facilitazioni summenzionate. Per quanto riguarda i contributi dell'Arabia saudita a programmi umanitari legati al conflitto siriano, i contributi ufficiali ammontano a più di 700 milioni di dollari (secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, a 88 milioni di dollari nel 2015).

Risposta del Consiglio federale.