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16.3180 · Interpellanza · 2016-03-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il 28 settembre 2015, il BUND (Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland; Unione tedesca per l'ambiente e la protezione della natura) ha pubblicato uno studio che analizza nel dettaglio la procedura d'omologazione applicata nell'UE per il pesticida glifosato (http://www.bund.net/fileadmin/bundnet/pdfs/gentechnick/150928_bund_gentechnik_ glyphosat_zulassung_studie.pdf) e giunge alle considerazioni seguenti: da un lato la legislazione UE sui pesticidi è già formulata in funzione delle esigenze dei fabbricanti che vogliono immettere sul mercato i propri principi attivi. Dall'altro lato, utilizzando criteri di valutazione favorevoli all'industria l'autorità preposta alla verifica manca della necessaria distanza critica dai fabbricanti di pesticidi. Lo studio conclude che la procedura d'omologazione dell'UE per il glifosato è lacunosa e ha bisogno di essere riformata.

Si pongono pertanto le seguenti domande:

1. Come spiega il Consiglio federale il fatto che l'UE (EFSA) classifichi come innocuo l'erbicida glifosato, mentre altri ricercatori di fama riconosciuta, non da ultimi gli oncologi dell'OMS, giungono a un'altra conclusione? Quali nozioni forniscono il rapporto integrale dello IARC (OMS) e le analisi dettagliate?

2. Il Consiglio federale come garantisce che in Svizzera non vi siano le lacune della procedura d'omologazione dell'UE indicate nello studio del BUND e che le decisioni dell'amministrazione non poggino su risultati scientifici che minimizzano i pericoli del glifosato?

3. Il Consiglio federale concorda che il fatto di basarsi unicamente sulla buona pratica di laboratorio (BPL) dell'OCSE discrimina gli studi condotti da ricercatori che svolgono una ricerca indipendente dall'industria in seno a istituzioni statali e lavorano secondo gli standard delle proprie discipline (p. es. presso le università)?

4. Cosa fanno le nostre autorità per individuare ed evitare conflitti d'interesse nelle procedure d'omologazione? Cosa prevede a questo proposito il piano d'azione sulla riduzione dei rischi e l'utilizzo sostenibile di prodotti fitosanitari?

5. Qual è l'atteggiamento dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria di fronte ai rischi, identificati da numerosi ricercatori indipendenti e di fama riconosciuta, che il glifosato comporta per la salute dell'uomo e degli animali?

6. Considerata la diversa valutazione del rischio per il glifosato, in Svizzera sono previste ricerche su alternative sicure di protezione fitosanitaria da mettere a disposizione dell'agricoltura conformemente alla strategia della qualità?

Stellungnahme des Bundesrates

1./5. EFSA e IARC applicano concetti di valutazione diversi. Mentre lo IARC si limita a valutare la potenziale cancerogenicità di una sostanza indipendentemente dal dosaggio, l'EFSA e le autorità svizzere adottano un approccio basato sul rischio che tiene conto della quantità assunta. Nel quadro di questa valutazione si determina una dose sicura che esclude qualsiasi effetto collaterale inaccettabile per l'uomo e l'ambiente. Nella sua valutazione del rischio l'EFSA giunge alla conclusione che il glifosato non è genotossico né cancerogeno. Il metodo dello IARC si limita ad appurare se una sostanza ha o no la capacità di provocare il cancro, indipendentemente dal dosaggio.

2. Lo studio del Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland lamenta, in particolare, due punti nella procedura di omologazione dei prodotti fitosanitari: da un lato, che questa è totalmente impostata in funzione delle esigenze dell'industria, dall'altro, che gli studi da presentare in vista dell'omologazione sono esaminati dalle autorità secondo criteri favorevoli all'industria. Questi rimproveri non possono essere mossi nei confronti della Svizzera. Le esigenze legali del sistema elvetico di omologazione dei prodotti fitosanitari prevedono che alle autorità sia presentata una documentazione completa che permetta loro di valutare l'idoneità dei prodotti fitosanitari dal profilo agronomico e i possibili rischi per l'uomo e l'ambiente. La valutazione è condotta secondo criteri scientifici da diversi uffici federali che valutano in maniera indipendente gli uni dagli altri i target della protezione contemplati nei fascicoli inoltrati nel quadro della procedura di omologazione.

3. Il fulcro della valutazione dei prodotti fitosanitari è costituito da studi convalidati che devono essere condotti secondo criteri internazionali uniformi e consentono pertanto una valutazione intelligibile da parte delle autorità. Il sistema di omologazione prevede che si debba tener conto anche delle pubblicazioni liberamente disponibili, come ad esempio gli studi condotti e pubblicati dalle università. Generalmente questi studi non soddisfano le esigenze legali, ma possono contribuire, ad esempio, a comprendere un effetto tossicologico.

4. Nella valutazione dei prodotti fitosanitari possono sorgere conflitti di interessi tra i target della protezione, ovvero uomo, ambiente e difesa delle colture agricole.

Tuttavia, un prodotto fitosanitario è omologato soltanto se vi è la garanzia che la sua applicazione non provochi alcun effetto collaterale inaccettabile per l'uomo e l'ambiente. Nel quadro del piano d'azione per la riduzione del rischio e l'utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari sono previste misure volte a ridurre ulteriormente il rischio per l'uomo e l'ambiente.

6. Indipendentemente dal risultato della valutazione dei rischi del glifosato, vale il principio secondo cui prima di impiegare prodotti fitosanitari chimici vanno promosse alternative nel quadro della difesa integrata dei vegetali. Tra queste rientrano, ad esempio, misure meccaniche di prevenzione, ma anche lo sviluppo di varietà resistenti e robuste nonché la promozione di organismi utili. Anche nel quadro del piano d'azione vengono adottate misure che consentiranno di ridurre l'utilizzo di prodotti fitosanitari.

Risposta del Consiglio federale.