16.3206 · Postulato · 2016-03-18
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a valutare l'opportunità di riprendere e condividere nella forma ritenuta più adeguata la risoluzione del 27 gennaio 2016 del Parlamento europeo sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte dell'ISIS (2016/2529(RSP)). In questo atto si ritiene che "siano stati forniti elementi di prova sufficienti da parte delle Nazioni Unite e dei relativi organi, di diversi Stati membri delle Nazioni Unite, delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e dei mezzi di comunicazione, che consentono di concludere ragionevolmente che l'ISIS commette o tenta di commettere crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio nei confronti di cristiani (caldei, assiri, siriaci, melchiti, armeni), yazidi, turcomanni, shabak, sabei-mandei, kakai, curdi, sciiti, sunniti moderati e non credenti". Occorre condannare fermamente le gravi e sistematiche discriminazioni cui sono sottoposte le minoranze religiose, ad esempio gli aramei-siriaci, da parte dei miliziani dello "Stato islamico".
Begründung
Il massacro di massa e sistematico delle minoranze etniche-religiose vittime delle milizie dello "Stato islamico" (ISIS) è noto all'opinione pubblica. A livello istituzionale si stanno muovendo numerosi Paesi e organismi internazionali. Particolarmente colpiti sono i cristiani aramei (aramei-siriaci) la cui comunità in Svizzera è particolarmente numerosa e attenta agli sviluppi.
Il Parlamento europeo ha emanato lo scorso 27 gennaio 2016 una risoluzione sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte dell'ISIS (2016/2529(RSP)- http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+MOTION+B8-2016-0154+0+DOC+XML+V0//IT)
In essa si cita esplicitamente che sono stati: "... forniti elementi di prova sufficienti ... che consentono di concludere ragionevolmente che l'ISIS/Daesh commette o tenta di commettere crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio ...". È opportuno che anche le autorità svizzere prendano - nella forma ritenuta più adeguata - una posizione di condanna delle azioni dell'ISIS, condividendo se possibile la risoluzione europea. Occorre condannare fermamente le gravi e sistematiche discriminazioni cui sono sottoposte le minoranze religiose da parte dei miliziani dello "Stato islamico".
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condanna fermamente le gravi violazioni del diritto internazionale pubblico perpetrate dai membri dell'autoproclamato "Stato islamico" (IS) in Iraq e in Siria. In due suoi comunicati stampa del 18 febbraio 2013 e del 22 luglio 2014 il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) aveva già sottolineato che gli attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile - in particolare l'uccisione, la deportazione e i trattamenti disumani nei confronti delle minoranze etniche e religiose - potrebbero essere considerati crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Nel frattempo si è avuto conferma del fatto che in questi Paesi vengono effettivamente commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanità e, forse, è in atto un genocidio.
Il Consiglio federale richiama l'attenzione sul fatto che nessuna comunità viene risparmiata dalla violenza. Come ha di recente sottolineato la relatrice speciale dell'ONU per la protezione delle minoranze, la violenza colpisce tutti i gruppi della popolazione: sia le minoranze etniche e religiose che i gruppi musulmani maggioritari. Gli appartenenti a ogni parte in conflitto sono soggetti alla discriminazione e alla violenza.
Tutte le parti in conflitto, ivi compresi gli affiliati del gruppo "Stato islamico" e dei suoi alleati, devono rispettare il diritto internazionale umanitario e tutelare la popolazione civile. È necessario adottare urgentemente misure per assicurare alla giustizia e perseguire i presunti autori dei crimini più gravi, come quelli contro l'umanità o i crimini di guerra, così come richiesto anche nella risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016.
La Svizzera si è, in più occasioni, impegnata a livello multilaterale per il perseguimento penale dei responsabili di crimini in Siria e in Iraq e continuerà a farlo.
Per quanto riguarda l'Iraq, durante una sessione straordinaria del Consiglio dei diritti umani dell'ONU del settembre 2014, la Svizzera ha esortato a potenziare la lotta contro l'impunità affinché possa essere meglio garantita la tutela contro le violazioni dei diritti umani - nello specifico ai danni delle minoranze etniche e religiose. La Svizzera ha inoltre invitato l'Iraq a sottomettersi alla giurisdizione della Corte penale internazionale.
Per quanto riguarda la Siria, nel settembre 2015, a Parigi in occasione della Conferenza sulla protezione delle vittime di violenze etniche e religiose, il capo del DFAE ha nuovamente ribadito l'importanza della lotta contro l'impunità e reiterato la richiesta, già avanzata tre anni fa al Consiglio di sicurezza dell'ONU insieme a circa un terzo della comunità internazionale, di deferire la situazione in Siria alla Corte penale internazionale. Questa rivendicazione è attuale, ora come allora, poiché sarà possibile giungere a una soluzione duratura del conflitto solo se le violazioni del diritto internazionale pubblico saranno perseguite dalla giustizia penale. Per questo, nelle sue dichiarazioni al cospetto dell'ONU, la Svizzera ha anche esortato ripetutamente a precludere la via dell'impunità ai criminali di guerra in Siria.
La libertà religiosa e la protezione delle minoranze etniche e religiose sono parte integrante della politica della Svizzera in materia di diritti umani, specificata più nel dettaglio nella strategia diritti dell'uomo del DFAE 2016-2019. La Svizzera interviene tanto a livello multilaterale quanto bilaterale per garantire la protezione delle minoranze contro ogni tipo di discriminazione. Si impegna con determinazione per il rafforzamento e il coinvolgimento della Corte penale internazionale nella sua qualità di istituzione centrale nella lotta contro l'impunità.
Per i motivi summenzionati, il Consiglio federale ritiene già attuata la proposta avanzata.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.