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16.3283 · Interpellanza · 2016-04-26

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Come valuta il Consiglio federale il pericolo di un'eventuale vendita degli impianti di accumulazione?

Quali provvedimenti possono essere adottati per fare in modo che gli impianti di accumulazione restino in mano svizzera?

Begründung

La produzione idroelettrica svizzera sta attraversando un periodo di crisi, dovuto alla produzione eccessiva di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili e nelle centrali a carbone in Germania. Tale situazione causa una riduzione artificiale dei prezzi dell'energia elettrica e rende l'elettricità prodotta nelle nostre centrali troppo costosa.

Nel 2015 Alpiq ha annunciato perdite dell'ordine di grandezza di 830 milioni di franchi e manifestato la volontà di vendere una parte del patrimonio, ovvero gli impianti di accumulazione, per risanare le proprie finanze.

Se un'impresa estera dovesse comprare gli impianti svizzeri non potrebbe certo trasferirli, ma avrebbe modo di recare danno ai partner svizzeri, addirittura arrivando a sospendere la produzione per eliminare un concorrente. Si tratta di un'ipotesi plausibile, soprattutto dal momento che le imprese estere avrebbero la possibilità di rilevare gli impianti a un prezzo di liquidazione.

Stellungnahme des Bundesrates

La legge del 26 giugno 1998 sull'energia (RS 730.0) e la legge del 23 marzo 2007 sull'approvvigionamento elettrico (RS 734.7) non menzionano la questione della proprietà delle infrastrutture energetiche, eccezion fatta per la società nazionale di rete Swissgrid. Soprattutto non specificano se tali infrastrutture devono essere in linea di principio in mani statali o private.

Secondo la legislazione in vigore, la Confederazione stabilisce le condizioni quadro per il settore elettrico, ma lascia aperta la questione dei rapporti di proprietà delle singole imprese. I grandi impianti idroelettrici attualmente sono direttamente o indirettamente di proprietà di cantoni e comuni. In merito alle disposizioni eventualmente applicabili della legge sulle forze idriche (RS 721.80), il Consiglio federale rimanda al parere espresso nell'ambito della mozione Heim 16.3170, "No alla svendita della forza idroelettrica svizzera. Sì all'utilizzo esclusivo della forza idrica nazionale e di nuove energie rinnovabili per i trasporti pubblici".

Con la Strategia energetica 2050 la Confederazione intende aumentare la produzione di energia elettrica proveniente dalla forza idrica. Per poter sfruttare il potenziale realizzabile, si dovrà da un lato ammodernare e potenziare le centrali esistenti, dall'altro costruire nuovi impianti idroelettrici, sempre nel rispetto dei principi di tutela dell'ambiente. Vista l'attuale difficile situazione economica dei grandi impianti idroelettrici in Svizzera, il Parlamento intende, nell'ambito della Strategia energetica 2050, attuare diverse misure di promozione e sostegno, ovvero stanziare dei contributi agli investimenti per incrementare la produzione di energia idroelettrica. Il finanziamento sarà garantito attraverso il supplemento di rete (max. 0,1 ct./kWh). Anche i grandi impianti idroelettrici esistenti verranno sostenuti attingendo al supplemento di rete (max. 0,2 ct./kWh) durante cinque anni dopo l'entrata in vigore della nuova legge sull'energia, attualmente ancora al vaglio delle Camere federali.

Entro la fine del 2016, il Consiglio federale presenterà un rapporto sulle future opzioni di configurazione del mercato. Il collegio sta inoltre elaborando diverse varianti per la regolamentazione del canone idrico a partire dal 2020. A riguardo, rimanda ai pareri espressi in relazione alle interpellanze 16.3196 del gruppo verde liberale, "Privilegiare strumenti di stampo liberale nella politica energetica, anziché aumentare le sovvenzioni e istituire società di salvataggio statali", e Heim 16.3167, "Approvvigionamento elettrico della Svizzera. Sicurezza e responsabilità".

Risposta del Consiglio federale.