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16.3295 · Mozione · 2016-04-26

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a includere nei prossimi negoziati che la Svizzera dovrà condurre con la Francia l'elaborazione di una nuova convenzione intesa ad evitare la doppia imposizione in materia d'imposte sulle successioni.

Begründung

La Francia ha denunciato la Convenzione franco-svizzera del 1953 intesa a evitare i casi di doppia imposizione in materia d'imposte sulle successioni. Dal 1° gennaio 2015 in questo settore i due Stati applicano ciascuno il loro diritto interno.

Sono direttamente interessati da questa situazione circa 200 000 svizzeri residenti in Francia e tutti i residenti in Svizzera (tra cui 160 000 francesi) aventi almeno un erede residente nell'altro Paese. Si tratta di privati e imprese svizzere, primariamente PMI familiari la cui esistenza è potenzialmente minacciata dall'applicazione del diritto francese. Esso permette infatti un'imposizione integrale in Francia, per giunta a tassi confiscatori, di tutti gli elementi (compresi ad es. immobili o averi bancari depositati in Svizzera) della successione di un defunto residente in Svizzera se l'erede risiede in Francia.

Si pone inoltre la questione dell'imposizione in Francia, a titolo di successione, di beni privati generati in Svizzera sui quali l'imposta sulla sostanza è stata riscossa in modo regolare, talvolta anche per molti anni, che rappresenta quindi una tassazione multipla.

Le relazioni fiscali tra i due Paesi sembrano essere migliorate. Sono state effettuate massicce regolarizzazioni fiscali, è stato istituito uno scambio automatico di infor-mazioni e sono state accettate delle domande raggruppate in materia di scambio di informazioni. Nella sua risposta del 7 marzo 2016 alla domanda 16.5023 il Consiglio federale ha nuovamente confermato un atteggiamento passivo, abbandonando migliaia di cittadini e imprese svizzere a una sorte inaccettabile. Il governo è ora chiamato a essere proattivo e rilanciare i negoziati, evidentemente su basi diverse rispetto al testo (firmato l'11 luglio 2013) che il Parlamento ha rifiutato di ratificare.

Tra le alternative che meritano di essere considerate si potrebbe immaginare per esempio un'imposizione esclusiva degli immobili nel luogo in cui sono situati o, per l'imposizione di beni professionali, la ricerca di soluzioni che non mettono in pericolo l'esistenza delle imprese svizzere.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Nel mese di maggio del 2011 le autorità fiscali francesi hanno rimesso in discussione la Convenzione franco-svizzera del 31 dicembre 1953 intesa a evitare i casi di doppia imposizione in materia d'imposta sulle successioni. In particolare, la Francia affermava che il diritto interno francese prevede l'eliminazione unilaterale della doppia imposizione nella maggior parte dei casi attraverso la concessione di un credito d'imposta per le imposte di successione pagate, all'occorrenza, al di fuori della Francia (metodo del computo). Dopo aver consultato i cantoni, la Svizzera ha informato la Francia che desiderava rivedere la Convenzione del 31 dicembre 1953. L'accordo riveduto è stato firmato l'11 luglio 2013 ma bocciato dalle Camere federali. La Francia ha quindi successivamente denunciato la Convenzione del 1953 con effetto al 31 dicembre 2014.

Dal 1° gennaio 2015 ciascuno Stato applica la propria legislazione tributaria in materia di successione ai rapporti transfrontalieri franco-svizzeri. Questa situazione era nota al Parlamento allorquando ha bocciato la revisione della Convenzione.

Secondo la legislazione francese, la residenza in Francia degli eredi di un defunto che risiedeva fuori della Francia determina, in certe condizioni, l'assoggettamento illimitato dei beni ereditati all'imposta sulle successioni. In virtù dell'articolo 784 A del Codice generale delle imposte, un'eventuale doppia imposizione viene successivamente eliminata attraverso la deduzione dell'imposta sulle successioni pagata all'occorrenza in Svizzera (metodo del computo). Pertanto, un'imposizione esclusiva degli immobili nel luogo in cui sono situati, ad esempio in Svizzera, come proposto dalla mozione, non sembra possa verosimilmente essere accettata dalla Francia poiché il diritto francese in materia di successioni non è stato modificato. Di conseguenza non è possibile attendersi un esito dei negoziati diverso da quello sfociato nella bocciatura del Parlamento.

A queste condizioni il Consiglio federale non intravede valide ragioni per riprendere con la Francia i negoziati in questo campo.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.