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Liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica. Perché continuare a fare protezionismo e penalizzare i piccoli consumatori?

16.3400 · Interpellanza · 2016-06-08

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

1. Il Consiglio federale non ritiene che la Svizzera, privilegiando il protezionismo a discapito dell'apertura completa del mercato dell'energia elettrica, dia, ancora una volta, un segnale negativo all'Europa, che da anni auspica una maggiore apertura del mercato dell'energia elettrica della Svizzera?

2. In che modo il Consiglio federale spiega la sua volontà di isolamento, malgrado la tassa sul CO2 sui combustibili pagata in Svizzera sia nettamente la più elevata rispetto a quelle corrispettive versate in Europa, e che la Strategia energetica 2050 sia, da un lato, posteriore di parecchi anni alla legge sull'approvvigionamento elettrico (LAEI) e, dall'altro, che tale Strategia faccia riferimento agli accordi internazionali conclusi dalla Svizzera?

3. A forza di tollerare distorsioni della concorrenza, il Consiglio federale non reputa che il costo dell'energia elettrica si allontani irrimediabilmente dal mercato, garantendo al contempo una rendita di posizione a numerosi fornitori di elettricità, e quindi indirettamente agli enti pubblici che, a detta di molti, si sono rivelati pessimi gestori?

Begründung

In conformità con la LAEI, l'apertura del mercato dell'energia elettrica doveva avvenire in due fasi: la prima, dal 2008, per i grandi consumatori e la seconda, entro il 2014, per i piccoli. D'altronde, l'apertura totale del mercato è una conditio sine qua non per la conclusione di un accordo favorevole con l'UE sull'elettricità. Va ricordato che circa il 10 per cento dell'energia elettrica in Europa transita attraverso la Svizzera e che l'accesso al mercato europeo aprirebbe, senza dubbio, le porte per consolidare tale posizione e sfruttarne la potenziale redditività. Inoltre l'accesso al mercato europeo migliorerebbe la sicurezza dell'approvvigionamento della Svizzera. Oltre a ciò, prendendo in considerazione il confronto dei prezzi effettuato dalla Commissione federale dell'energia elettrica (Elcom) per la categoria C2, ossia quella di cui fa parte una piccola azienda che consuma 30 000 chilowattora per l'anno, si nota che tra i trenta prezzi dell'energia più elevati in Svizzera, dodici sono proposti da fornitori romandi; inversamente, tra quelli che offrono i trenta prezzi più bassi, non ne figura neanche uno. Ne consegue che una PMI romanda facente parte della categoria C2, in base al fornitore e senza contare le tasse, paga per l'energia elettrica il doppio rispetto a un'impresa rifornita da un'azienda elettrica di Tuggen. È, quindi, inconcepibile continuare a penalizzarla negandole l'accesso al libero mercato.

Stellungnahme des Bundesrates

1./2. Il Consiglio federale è convinto che debba continuare a essere perseguita la completa apertura del mercato e il conseguente sorgere di condizioni di mercato uguali per tutti i soggetti interessati, in particolare anche per le PMI e le economie domestiche. Tuttavia, sulla base dei risultati della consultazione, dell'attuale situazione di mercato e dell'accordo sull'energia elettrica con l'Unione europea (a buon punto sotto il profilo materiale, ma legato alla risoluzione di questioni istituzionali), il governo ha ritenuto opportuno posticipare la completa apertura.

Il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni di verificare regolarmente a partire da quale momento sia opportuno procedere con tale apertura, prendendo in considerazione tutti gli aspetti rilevanti, quali la revisione della legge sull'approvvigionamento elettrico prevista e i lavori legislativi riguardanti la Strategia energetica 2050. Sulla base di tali lavori e delle analisi della situazione di mercato in corso (in particolare: prezzi dell'elettricità, mercato interno dell'energia UE, ecc.), alla fine del 2017 è in programma un bilancio della situazione, all'attenzione del Consiglio federale, nell'ottica della completa apertura del mercato dell'energia elettrica. Al più tardi quando si delineeranno soluzioni promettenti per la conclusione dell'accordo sull'energia elettrica con l'UE, verrà trasmesso al Parlamento l'avamprogetto del decreto federale relativo alla completa apertura del mercato, che costituisce un requisito essenziale per detto accordo.

3. Finora, all'interno del servizio universale del mercato parzialmente liberalizzato, i fornitori di energia elettrica hanno avuto la possibilità di vendere l'elettricità ai costi di produzione ai consumatori finali loro clienti che consumano meno di 100 megawattora all'anno. Sovente tali costi di produzione sono al di sopra dei prezzi di mercato. Pertanto, i consumatori che non possono scegliere liberamente i propri fornitori, attualmente non beneficiano dei prezzi del mercato più bassi, se il loro fornitore ha una notevole percentuale di produzione propria. Solo otto anni fa, la situazione di mercato in Europa era opposta, ossia i prezzi di mercato erano più elevati dei costi di produzione. Tuttavia, se oggi una centrale può vendere l'elettricità ai costi di produzione, non significa ancora che realizzi un guadagno ingiustificato. La Commissione federale dell'energia elettrica vigila infatti sulla legalità dei prezzi e le centrali sono tenute a comunicare a tale organismo i propri costi di produzione.

Risposta del Consiglio federale.