16.3589 · Postulato · 2016-06-17
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di redigere un rapporto sullo stato di discriminazione dei genitori sul mercato del lavoro e di presentare un piano d'azione quale controstrategia. La conciliabilità tra lavoro e famiglia può essere migliorata unicamente impedendo le discriminazioni e creando una cultura del lavoro sensibile alle esigenze famigliari.
Begründung
Migliorare la conciliabilità tra vita familiare e professionale costituisce uno dei campi d'azione prioritari dell'iniziativa sul personale qualificato, lanciata nel 2011. Per conseguire tale obiettivo occorrono in particolare condizioni di lavoro più favorevoli alle famiglie (tempo di lavoro flessibile, tempo parziale, telelavoro o job sharing). Questa evoluzione richiede un cambio di mentalità e una focalizzazione sui risultati piuttosto che sulla presenza. Alcuni studi hanno dimostrato che non sono soltanto i collaboratori, ma anche le imprese, ad approfittare di offerte a misura di famiglia. Tuttavia, nonostante i vantaggi dimostrati, i genitori incontrano ancora grandi difficoltà sul mercato del lavoro. Negli ultimi anni le autorità di conciliazione hanno registrato un aumento dei conflitti di lavoro correlati alla maternità. Dei procedimenti recensiti sul sito www.gleichstellungsgesetz.ch tra il 2013 e il 2016 nei cantoni della Svizzera tedesca, 20 riguardavano licenziamenti discriminatori legati alla maternità. Bisogna partire dal presupposto che si tratta solo della punta dell'iceberg: molte madri non fanno infatti valere i propri diritti e si lasciano estromettere in silenzio dal mercato del lavoro. Anche i padri con responsabilità assistenziali e i genitori che lavorano a tempo parziale faticano generalmente a conciliare famiglia e lavoro. In Svizzera non esiste ad esempio un congedo parentale con garanzia di mantenimento del posto di lavoro, diffuso invece nei Paesi europei.
È chiaro che le misure di sensibilizzazione adottate finora e descritte nella risposta all'interpellanza Schenker Silvia 16.3248 non hanno avuto gli effetti sperati. Per spiegare la necessità d'intervento è necessario raccogliere maggiori informazioni sullo stato delle discriminazioni nei confronti dei genitori sul mercato del lavoro. Inoltre, il Consiglio federale dovrebbe mostrare attraverso un piano d'azione quali contromisure consentirebbero di porre fine a queste discriminazioni ingiuste. Il piano potrebbe ad esempio servire al Parlamento come base decisionale per eventuali riforme a livello legislativo.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Per la Confederazione la conciliabilità tra lavoro e famiglia rappresenta una priorità politica ed è estremamente importante anche dal punto di vista economico.
La tutela dalla discriminazione e la garanzia delle pari opportunità sono uno dei pilastri della conciliabilità tra lavoro e famiglia. La legge federale sulla parità dei sessi (LPar) fornisce le necessarie basi legali. Nel suo rapporto in adempimento del postulato Naef 12.3543 sul diritto in materia di tutela dalla discriminazione, pubblicato nel mese di maggio 2016, il Consiglio federale conclude che per il momento non è opportuno procedere a una revisione della LPar, soprattutto in vista della realizzazione prioritaria della parità salariale. Inoltre, l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) informa e sensibilizza in modo mirato e differenziato sulle questioni concernenti la parità di trattamento.
In base agli ultimi dati della Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera, i genitori sono ben integrati nel mercato del lavoro e le misure volte a conciliare lavoro e famiglia risultano efficaci. Basti pensare che dal 2000 al 2015 la percentuale delle madri che non svolgono un'attività lavorativa è diminuita dal 31 al 20 per cento. La maggiore occupazione delle madri riguarda quasi esclusivamente il lavoro a tempo parziale, con gradi di occupazione che vanno tendenzialmente dal 50 all'89 per cento. Negli anni tra il 2010 e il 2015 la partecipazione al mercato del lavoro in Svizzera è aumentata di circa 100 000 posti a tempo pieno, di cui oltre il 70 per cento sono stati occupati da donne di età compresa tra 25 e 54 anni. Nel contempo, dal 2004 al 2015, la percentuale di padri occupati a tempo parziale con figli di età compresa tra 0 e 6 anni è raddoppiata, dal 6 al 12 per cento.
Come indicato dall'autrice del postulato, benché i genitori siano generalmente ben integrati nel mercato del lavoro, possono verificarsi conflitti sul lavoro in relazione alla maternità nonché licenziamenti discriminatori (v. anche risposta del Consiglio federale dell'11 maggio 2016 all'interpellanza Ruiz 16.3079, "Diventare madre e farsi licenziare?", e all'interpellanza Schenker Silvia 16.3248, "Disdetta dopo il congedo maternità"). Il Consiglio federale deplora questi casi. Nelle statistiche della Conferenza svizzera degli uffici di conciliazione secondo la legge sulla parità dei sessi, per il 2013 e il 2014 sono stati segnalati rispettivamente 11 e 15 casi di discriminazione. Queste cifre sicuramente non riguardano tutti i lavoratori, ma sono esigue in confronto con altri conflitti del lavoro. Tuttavia, stando alle esperienze di vari cantoni, simili casi sono in aumento. Per poter tracciare un quadro rappresentativo della problematica attuale e del funzionamento della LPar, l'UFU ha commissionato un'analisi approfondita dei casi di conciliazione e dei casi giudiziari esaminati nel quadro dello studio del Centro svizzero di competenza per i diritti umani (postulato Naef 12.3543). I risultati sono attesi per il 2017.
La Confederazione prosegue il proprio impegno per istituire una cultura lavorativa favorevole alla famiglia, sostenendo le imprese in modo mirato con progetti di informazione e di sensibilizzazione per far conoscere meglio le soluzioni che hanno avuto successo.
Nel 2007, ad esempio, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca, in collaborazione con l'Unione svizzera degli imprenditori e l'Unione svizzera delle arti e mestieri, ha pubblicato il manuale per le PMI "Lavoro e famiglia", che uscirà in una nuova edizione entro la fine del 2016. Inoltre, nel mese di maggio 2016, la Confederazione, i cantoni e le parti sociali hanno attivato congiuntamente il sito Internet www.personalequalificato-svizzera.ch, unendo così le proprie forze per una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia. Tramite gli aiuti finanziari previsti dall'UFU verranno sostenuti anche numerosi programmi con questo stesso obiettivo (panoramica su www.topbox.ch).
Il miglioramento della conciliabilità tra lavoro e famiglia è uno dei campi d'azione dell'iniziativa sul personale qualificato. In quest'ambito rivestono un'importanza prioritaria l'eliminazione dei disincentivi all'esercizio di un'attività lavorativa e la promozione di posti di custodia complementare alla famiglia per bambini in età scolastica e prescolastica. Per conseguire questi due obiettivi sono previste sette misure, una delle quali riguarda il riorientamento dell'assegnazione di aiuti finanziari secondo la LPar, che dal 2017 si concentrerà ancora di più sulla conciliabilità. Un'altra misura consiste nell'introduzione di due aiuti finanziari supplementari che si prefiggono, da un lato, di ridurre i costi di custodia da parte di terzi per i genitori e, dall'altro, di adeguare meglio le offerte di custodia alle esigenze dei genitori che svolgono un'attività lavorativa. Questi aiuti dovranno contribuire ad aumentare l'occupazione dei genitori, in particolare delle madri. Il Consiglio federale intende stanziare a tale scopo 100 milioni di franchi sull'arco di cinque anni. Il 29 giugno 2016 il Consiglio federale ha licenziato all'attenzione del Parlamento il messaggio concernente la modifica della legge federale sugli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia.
Le soluzioni possibili per migliorare ancora la conciliabilità tra lavoro e famiglia sono note. Visti gli sforzi in corso in tal senso, il Consiglio federale non ritiene necessario adottare ulteriori misure.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.