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16.3807 · Interpellanza · 2016-09-29

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

I passatori e i trafficanti di esseri umani che agiscono a scopo di lucro svolgono sempre più spesso i loro traffici anche tramite la Svizzera. Secondo una recente documentazione italiana, i boss di bande provenienti dall'Africa settentrionale e orientale hanno piazzato in Svizzera i loro parenti e affiliati, alcuni dei quali hanno persino depositato una domanda d'asilo. In Svizzera esiste quindi una rete attiva di passatori professionisti che si arricchisce con questi spietati traffici miliardari, promuove la migrazione illegale e mette in grave pericolo le persone che intraprendono queste vie di fuga pericolose.

Alla luce della situazione, occorre adeguare la legge federale sugli stranieri (LStr) rendendo efficaci le corrispondenti pene. Finora l'articolo 116 capoverso 1 LStr prevede soltanto di punire con una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria chi in Svizzera o all'estero facilita o aiuta a preparare l'entrata, la partenza o il soggiorno illegali di uno straniero. Questa pena, che corrisponde a un furto semplice, non esplica alcun effetto deterrente su una rete di passatori professionisti e privi di scrupoli. Per questo motivo occorre inasprire notevolmente l'articolo 116 capoversi 1 e 3 LStr.

In questo contesto pongo al Consiglio federale le domande seguenti.

1. Come giudica il problema dei passatori professionisti che si arricchiscono in Svizzera?

2. Condivide l'opinione secondo cui l'articolo 116 LStr deve essere inasprito, in particolare in considerazione dei guadagni dei passatori?

3. Come intende combattere, oltre che con modifiche di legge, le reti di professionisti?

4. Una campagna informativa destinata ai migranti potrebbe migliorare la situazione?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Secondo il Consiglio federale, il traffico di esseri umani a scopo di lucro deve essere contrastato con decisione. Come illustrato in dettaglio nel rapporto "Traffico di migranti a scopo di lucro e sue implicazioni per la Svizzera" del DFGP del 2014, tale traffico non consiste soltanto nell'aiutare i migranti a superare la frontiera, ma è organizzato da reti di trafficanti con base in Svizzera e connesse con strutture estere. Il perseguimento penale deve focalizzarsi maggiormente sui trafficanti coinvolti nel traffico transnazionale di esseri umani in Svizzera.

2. Il Consiglio federale sta valutando l'opportunità di adeguare il tenore dell'articolo 116 della legge sugli stranieri (LStr; RS 142.20) e l'entità della pena ivi prevista.

3. Va innanzitutto considerato che il perseguimento penale compete ai Cantoni. Con l'adozione del piano d'azione "Gestione integrata delle frontiere" 2014-2017 il Consiglio federale ha deciso una serie di misure volte a migliorare le condizioni quadro della lotta contro il traffico di migranti a scopo di lucro. I Cantoni contribuiscono ad attuare il piano d'azione, che prevede tra l'altro il potenziamento delle pertinenti strutture nei corpi di polizia cantonali, l'intensificazione della collaborazione tra il corpo delle guardie di confine e i Cantoni al fine di un utilizzo più sistematico degli indizi e la messa in atto di una nuova formazione presso l'Istituto svizzero di polizia. Nel quadro della collaborazione bilaterale tramite i centri di cooperazione di polizia e doganale (CCPD), nel settembre 2015 è divenuto operativo un gruppo inquirente congiunto con relazioni a livello internazionale denominato gruppo interforze per la repressione dei passatori (GIRP).

4. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui le misure di protezione e informazione dei potenziali migranti in merito ai rischi debbano essere adottate per quanto possibile già nel Paese d'origine. Negli ultimi anni la Svizzera ha continuamente potenziato il suo impegno negli Stati di provenienza e di transito, impiegando un ampio ventaglio di strumenti al fine di realizzare un approccio globale di protezione nelle regioni di provenienza. A seconda della situazione tali strumenti comprendono anche misure informative.

Risposta del Consiglio federale.