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16.3852 · Postulato · 2016-09-30

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di valutare l'opportunità di una procedura in due fasi per il deposito di una domanda di proprietà intellettuale o di un marchio.

La prima fase consisterebbe nello svolgimento di uno studio volto a segnalare eventuali conflitti al depositante. In seguito si procederebbe al deposito formale della domanda. In tal modo il depositante si assumerebbe le sue responsabilità con cognizione di causa.

Begründung

Secondo l'attuale legislazione nazionale e internazionale in materia di registrazione dei marchi, spetta al beneficiario del diritto di proprietà intellettuale, ossia il titolare del marchio, garantire la propria protezione. Questa procedura è onerosa e difficilmente applicabile. Sovente, dopo aver pagato le spese d'iscrizione il depositante ottiene l'autorizzazione per vedersi poi obbligato a ritirare il suo marchio per un conflitto, il che avrebbe potuto essere evitato se l'Istituto federale della proprietà intellettuale avesse effettuato un controllo preliminare. In questi casi risultano costi considerevoli. Inoltre, per un privato o una PMI è difficile determinare tutti i controlli necessari a monte per evitare un rischio effettivo di conflitto tra marchi.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ritiene che l'idea di introdurre una ricerca d'ufficio ("studio") da parte dell'Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) non migliori la situazione per i depositanti.

Le ricerche di marchi eseguite d'ufficio prolungano la procedura di iscrizione del marchio e comportano un aumento degli emolumenti. Ciò contraddice l'obiettivo attualmente perseguito di rendere la procedura il più semplice, rapida ed economica possibile. Le PMI svizzere sarebbero le prime a patire per un sistema di questo tipo.

Una simile ricerca di marchi non può escludere il rischio di conflitto. Il diritto dei marchi è infatti retto dal diritto privato. Spetta ai titolari determinare se un terzo pregiudica i loro diritti e decidere se intendono farli rispettare presso le autorità. In queste circostanze è possibile che il titolare di un marchio identico non eserciti il suo diritto e inversamente che il titolare di un marchio i cui diritti non sono in pericolo si opponga alla registrazione. Un marchio può pure entrare in conflitto con denominazioni (di associazioni, fondazioni o collettività pubbliche), nomi o insegne commerciali o ditte. Dato che l'IPI non è competente per verificare se esistano iscrizioni identiche o simili in questi settori, tali questioni rimarrebbero irrisolte malgrado una ricerca.

Attualmente, i depositanti dispongono di numerosi strumenti gratuiti per verificare se un marchio sia già stato utilizzato o registrato in quanto tale oppure come ditta o nome di dominio. Possono in particolare consultare siti Internet quali Swissreg e Romarin (registri dei marchi), l'indice centrale delle ditte e Switch (registro dei nomi di domini). È pure possibile richiedere ricerche d'anteriorità a professionisti quali i rappresentanti in materia di marchi, gli avvocati o gli specialisti del servizio ip-search messi a disposizione dall'IPI sulla base del diritto privato.

Il passaggio a un sistema che prevede la ricerca di marchi d'ufficio avrebbe pure ripercussioni in materia di concorrenza eliminando le offerte di fornitori privati quali ad esempio i rappresentanti in materia di marchi o gli avvocati. Una simile restrizione della libertà economica dovrebbe essere subordinata all'esistenza di un interesse pubblico e di una base legale formale, e le condizioni quadro di cui agli articoli 27 e 94 della Costituzione federale dovrebbero essere rispettate.

Per tutte queste ragioni, il Consiglio federale non ritiene necessario valutare l'opportunità di introdurre una ricerca d'ufficio da parte dell'IPI al momento del deposito di una domanda di registrazione di un marchio per avvisare il depositante in merito a eventuali conflitti. La normativa attuale è sufficiente e conforme alla prassi a livello internazionale.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.