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16.3965 · Interpellanza · 2016-12-08

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

L'Università della Svizzera italiana (USI) è ormai una realtà accademica ben rodata. Fin dalla sua creazione è andata sviluppandosi nelle due sedi di Lugano e di Mendrisio, moltiplicando le forme di collaborazione con altri istituti federali e cantonali (Centro Svizzero di calcolo scientifico, Istituto di ricerche biomediche, Istituto oncologico della Svizzera italiana, ecc.). L'USI rappresenta un prezioso valore aggiunto per la Svizzera italiana e, a conferma dell'elevata qualità della sua offerta orientata al mondo del lavoro, la stragrande maggioranza (90 per cento secondo i dati dell'UFS) dei suoi studenti ticinesi trova un impiego, una volta conclusi gli studi.

Per consolidare il futuro accademico ticinese servono tuttavia sempre nuove alleanze e collaborazioni, nuovi progetti di sviluppo nonché stabilità finanziaria per l'USI.

Chiedo pertanto al Consiglio federale:

1. L'USI può configurarsi come una candidata idonea allo statuto di terza Scuola universitaria federale (SUF)?

2. Se sì, quali ambiti di formazione e ricerca sono ideali per favorire tale conversione? Le scienze umanistiche costituiscono un'offerta innovativa per un futuro Politecnico in Ticino?

3. Se no, per quali motivi?

Begründung

L'USI ha appena compiuto 20 anni. È cresciuta estendendo le sue competenze e attirando molti studenti, ricercatori e docenti dall'estero. L'Accademia di architettura, le scienze della comunicazione, le scienze economiche, le scienze informatiche e l'Istituto di studi italiani mostrano tutto il loro potenziale di sviluppo e la disponibilità di offerte formative e campi di ricerca interessanti e attuali. Il mondo accademico non rappresenta solo un centro di eccellenza nella ricerca e formazione, ma costituisce pure un polo di sviluppo che fornisce stimoli alla crescita delle proprie regioni di riferimento. Ne sono la prova i Politecnici di Zurigo e Losanna con le scienze tecniche e naturali: generano un forte impulso per i rispettivi Cantoni e notevole visibilità e apprezzamento anche all'estero. Le scienze umane sono viepiù importanti in un contesto in cui lo sviluppo economico, sociale e tecnologico richiede una lettura attenta, critica e approfondita del mondo in continua trasformazione. L'USI si presta alla creazione di una SUF in ambito umanistico; anche la terza Svizzera verrebbe così dotata di un istituto politecnico, a suggello dell'attenzione della Confederazione verso tutte le regioni linguistiche.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale risponde alle domande dell'autore dell'interpellanza come segue:

Secondo l'articolo 63a della Costituzione federale (RS 101), la Confederazione gestisce i politecnici federali (PF). Può istituire, rilevare o gestire altre scuole universitarie e altri istituti accademici. Inoltre, l'articolo 4 capoverso 4 della legge sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero (RS 414.20) stabilisce che la Confederazione può rilevare in tutto o in parte istituti accademici che rivestono un'importanza considerevole per la sua attività previa approvazione degli enti responsabili. Prima di poterlo fare, deve consultare il Consiglio delle scuole universitarie. In questo modo si sottolinea che gli istituti accademici in questione devono essere rilevanti per la politica universitaria a livello nazionale e devono ottenere, oltre al consenso delle Camere federali, anche quello dei Cantoni universitari. Nel caso specifico sarebbe necessario modificare la legge sui PF (RS 414.110). Non bisogna poi trascurare la questione dei costi. Per la Confederazione la decisione di rilevare una scuola universitaria cantonale comporterebbe il passaggio da un sostegno di tipo sussidiario a un finanziamento integrale.

Dalla fondazione del PF di Zurigo nel 1855 i politecnici federali sono scuole universitarie di carattere tecnico-scientifico che servivano e servono tuttora a soddisfare un'esigenza reale del settore economico. In base all'articolo 7 capoverso 1 della legge sui PF (RS 414.110), i PF assicurano l'insegnamento e la ricerca in ingegneria, scienze naturali, architettura, matematica e nelle discipline affini. La ripartizione dei compiti tra i politecnici federali, gestiti dalla Confederazione, e le università cantonali, che offrono solitamente un ventaglio di materie più ampio, si è dimostrata efficace e ha contribuito al successo del sistema accademico svizzero.

Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale ritiene che manchino le premesse per rilevare una "scuola federale" prevalentemente orientata alle scienze umane nel Canton Ticino.

Per quanto riguarda i vantaggi per il Ticino, citati dall'autore dell'interpellanza, il Consiglio federale ricorda che in questo Cantone il settore dei PF vanta una forte presenza già da molti anni, come dimostra il Centro svizzero di calcolo scientifico istituito nel 1991 a Manno e dal 2012 attivo nella nuova sede di Lugano-Cornaredo. Grazie a questo istituto, che rappresenta il fiore all'occhiello della collaborazione tra il PF di Zurigo e l'Università della Svizzera italiana (USI), il Ticino è in grado di gestire un'infrastruttura di altissimo livello internazionale. Inoltre, il sistema delle doppie cattedre ha conferito al connubio tra PF di Zurigo e USI una veste istituzionale. Infine, le due scuole stanno mettendo a punto un progetto di cooperazione nel campo della medicina umana. Tra le sedi distaccate del PF di Zurigo figurano anche l'Istituto di ficerca in biomedicina di Bellinzona, con cui è stata sottoscritta un'alleanza strategica, e il Congressi Stefano Franscini di Ascona. Il Consiglio federale è favorevole allo sviluppo di forme di cooperazione efficienti e funzionali tra le scuole universitarie. La collaborazione del settore dei PF con altri istituti di formazione e di ricerca è disciplinata dall'articolo 3 della legge sui PF.

Risposta del Consiglio federale.