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16.4164 · Interpellanza · 2016-12-16

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Qualche anno fa la Cina ha annunciato che avrebbe sospeso l'espianto di organi dei detenuti giustiziati e che sarebbe stato ammesso solo il trapianto di organi donati volontariamente dai cittadini. Tuttavia sussistono forti dubbi sul fatto che questa pratica atroce e contraria ai diritti umani sia effettivamente finita. È infatti probabile che continui a essere applicata sotto un altro nome. Il rapporto "Bloody Harvest Report" pubblicato da David Kilgour (ex segretario di Stato canadese), che in oltre 600 pagine fornisce delle prove sul traffico di organi in Cina, documenta le atroci pratiche di espianto degli organi dei detenuti nelle carceri cinesi. Il rapporto è oggetto di accese discussioni anche in Svizzera, tanto più che in Cina le case farmaceutiche Novartis e Roche svolgono attività di ricerca farmaceutica per il trapianto di organi. C'è chi presume che i detenuti politici continuino a essere sottoposti alla pratica di espianto degli organi contro la propria volontà; tra questi vi sarebbero membri del Falun Gong, ma anche Tibetani e persone appartenenti ad altre minoranze.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Come reagisce la Svizzera ufficiale alla pubblicazione del "Bloody Harvest Report" e alle dichiarazioni della Cina in merito alla modifica delle sue pratiche? Quali conseguenze saranno tratte?

2. Che cosa fa il Governo svizzero affinché le case farmaceutiche svizzere rispettino determinati principi etici?

3. Il tema è affrontato nell'ambito delle discussioni condotte con il Governo cinese sull'accordo di libero scambio o nell'ambito del dialogo sui diritti umani?

4. Diverse organizzazioni e vari Stati hanno espresso il desiderio di effettuare delle visite in Cina. È prevista la partecipazione della Svizzera a una missione di ricognizione di questo tipo in Cina?

Stellungnahme des Bundesrates

1./3. Secondo l'annuncio ufficiale delle autorità cinesi, l'espianto forzato di organi dei detenuti giustiziati è stato proibito dal 1° gennaio 2015. La Svizzera segue tuttavia con molta attenzione gli sviluppi in questo ambito ed è preoccupata per la prassi dell'espianto forzato di organi dei detenuti e dei detenuti giustiziati in Cina, menzionato nel rapporto "Bloody Harvest Report" di David Kilgour e David Matas. Se l'espianto di organi dovesse davvero essere effettuato come descritto, si tratterebbe di una grave violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita e del divieto di tortura. Attualmente, tuttavia, per avere informazioni sulla problematica dell'espianto di organi in Cina è difficile trovare fonti diversificate e affidabili che esulino dal rapporto menzionato e da una limitata cerchia di ONG, tra cui per esempio organizzazioni vicine al Falun Gong. Non vi sono quindi prove certe che confermino l'esistenza o le dimensioni di questa prassi.

I diritti umani sono una parte integrante delle relazioni con la Cina e sono stati tematizzati ai massimi livelli durante la visita di Stato nel gennaio 2017. Dal 1991, inoltre, la Svizzera porta avanti un dialogo bilaterale sui diritti umani con la Cina. Il contesto confidenziale rende possibili discussioni aperte, critiche e costruttive su tematiche nazionali e internazionali riguardanti i diritti umani. L'aspetto dell'espianto di organi e dei temi ad esso connessi come la pena detentiva, la pena di morte e i diritti delle minoranze sono trattati in modo sistematico e critico. La Svizzera continuerà a occuparsi della questione dell'espianto forzato di organi e delle tematiche ad esso connesse a vari livelli e a intervalli regolari con le autorità cinesi sia a livello bilaterale sia a livello multilaterale, come per esempio nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. I colloqui condotti da esperti in materia di commercio sull'accordo di libero scambio non sono invece la sede adeguata per discutere della questione dell'espianto di organi.

Inoltre il DFAE intrattiene scambi regolari con la società civile svizzera e cinese sulla situazione dei diritti umani in Cina, e anche sulla situazione delle minoranze e la questione dell'espianto forzato di organi.

2. È in primo luogo un dovere degli Stati proteggere i diritti umani sul proprio territorio e garantire l'attuazione del diritto nazionale. Le autorità cinesi sono perciò responsabili dell'attuazione corretta del diritto cinese. Conformemente al piano d'azione nazionale su imprese e diritti umani, il Consiglio federale si attende dalle imprese con sede e/o attive in Svizzera che si assumano debitamente la loro responsabilità in materia di diritti umani in tutte le loro attività e ovunque operino. Si devono evitare conseguenze pregiudizievoli in materia di diritti umani. Oltre all'adempimento delle norme nazionali, le imprese devono tener conto anche di standard internazionali come le Linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali e i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Questi standard esortano le imprese ad agire in modo responsabile nello svolgimento delle loro attività in Svizzera e all'estero. Ciò comprende, tra l'altro, il rispetto dei diritti umani nell'esercizio di tutte le loro attività. Come spiega il "documento programmatico e piano d'azione del Consiglio federale sulla responsabilità sociale d'impresa" del 2015, il Consiglio federale sostiene le imprese nell'attuazione di tali standard e accoglie favorevolmente lo sviluppo di relative iniziative in settori specifici.

4. Attualmente non è previsto che la Svizzera partecipi a una missione di ricognizione in Cina.

Risposta del Consiglio federale.