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17.1051 · Interrogazione · 2017-06-16

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è disposto a esaminare la possibilità di vietare l'importazione di tutti i beni prodotti negli insediamenti israeliani sapendo che questi ultimi sono illegali e generano ogni anno milioni di dollari di profitti che alimentano massicce violazioni dei diritti fondamentali dei Palestinesi?

Varie risoluzioni delle Nazioni Unite hanno confermato che gli insediamenti israeliani violano il diritto internazionale. Nel dicembre 2016 il Consiglio di sicurezza ha adottato una risoluzione che chiede a Israele di porre fine alle attività di insediamento nei territori palestinesi occupati. La risoluzione chiede inoltre a tutti gli Stati di fare una distinzione, nei loro scambi in materia, tra il territorio dello Stato d'Israele e i territori occupati dal 1967.

La politica israeliana di insediamento nei territori palestinesi occupati ha dato luogo a innumerevoli violazioni dei diritti umani. Decine di migliaia di abitazioni e di beni palestinesi sono stati distrutti da Israele e centinaia di migliaia di Palestinesi hanno subito il trasferimento forzato.

Israele ha anche assunto illegalmente il controllo di risorse naturali palestinesi, per esempio acqua, terre agricole fertili, cave di pietra e minerali, affidandole alle imprese insediate nelle colonie per produrre derrate agricole, materiali da costruzione e manufatti che vengono spesso esportati. Israele mantiene inoltre in vigore un blocco aereo, navale e terrestre illegale nei confronti della Striscia di Gaza da quasi dieci anni, intrappolando 2 milioni di persone in un'area grande meno della metà di New York.

È in questo contesto che beni prodotti negli insediamenti israeliani che si trovano sulle terre palestinesi occupate vengono esportati ogni anno generando centinaia di milioni di dollari di ricavi. Nel corso degli anni, anche le imprese israeliane e internazionali hanno permesso e favorito la costruzione e l'espansione degli insediamenti.

La Svizzera non deve sostenere, con le sue attività commerciali, la politica israeliana di insediamento, che è illegale dal punto di vista del diritto internazionale oltre che crudele e discriminatoria.

Stellungnahme des Bundesrates

La Svizzera si impegna a favore di una pace negoziata giusta e duratura tra israeliani e palestinesi, basata sulla soluzione dei due Stati. Riconosce i confini del 1967 dello Stato di Israele e sostiene la creazione di uno Stato palestinese sovrano, stabile e unito sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme est come capitale. Questa posizione, conforme alla risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è regolarmente ribadita nei contatti bilaterali con le autorità israeliane e pubblicamente.

La Svizzera considera occupati ai sensi del diritto internazionale umanitario tutti i territori controllati o annessi da Israele situati al di fuori dei confini del 1967. Ritiene inoltre che gli insediamenti israeliani contravvengano al diritto internazionale umanitario e violino gravemente i diritti umani della popolazione palestinese, in particolare i suoi diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, nonché il suo diritto all'autodeterminazione. Gli insediamenti rappresentano inoltre un grande ostacolo alla pace e all'attuazione della soluzione dei due Stati.

Di conseguenza, la Svizzera non riconosce l'autorità di Israele al di là dei confini del 1967 e si astiene dunque dal compiere qualsiasi azione che possa comportare un riconoscimento dell'autorità di Israele nel Territorio palestinese occupato. Lo ha riconfermato in occasione della sessione di marzo di quest'anno del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite firmando, insieme ad altri Stati, una risoluzione riguardante gli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato. Conformemente alla sua posizione ufficiale sul conflitto mediorientale raccomanda alle persone fisiche e giuridiche di evitare di partecipare in qualsiasi forma alle attività di insediamento. La Svizzera non supporta in alcun modo attività economiche e finanziarie in relazione agli insediamenti nel Territorio palestinese occupato.

La Svizzera non applica, inoltre, gli accordi bilaterali con Israele al di fuori dei confini del 1967. L'accordo di libero scambio del 1992 tra Israele e gli Stati dell'AELS si applica unicamente ai prodotti fabbricati entro i confini di Israele riconosciuti dal diritto internazionale. Come già specificato dall'Esecutivo nel parere riguardo alla mozione Vischer Daniel 09.3932, "Verifica delle relazioni della Confederazione con Israele", e nelle risposte alle interpellanze 09.4216, "Israele, insediamenti e Soda Club", e 10.3312, "Quale trattamento riservare ai prodotti provenienti dalle colonie di popolamento israeliane in Palestina?", le preferenze tariffali previste dall'accordo di libero scambio tra l'AELS e Israele o dall'accordo agricolo bilaterale tra la Svizzera e Israele sono accordate all'importazione solo su richiesta e su presentazione di una prova preferenziale valida. In base a un accordo amministrativo del 2005 tra gli Stati dell'AELS e Israele, le prove provenienti da Israele devono essere inoltre munite di un'indicazione della località che certifichi l'origine delle merci oppure il luogo nel quale è stata effettuata la lavorazione o la trasformazione che ha conferito loro l'origine. Ciò permette agli uffici doganali di rifiutare l'imposizione all'aliquota preferenziale qualora la località indicata comprovi che la merce sia originaria del Territorio palestinese occupato.

Per quanto riguarda la richiesta di esaminare la possibilità di un divieto di importazione si ricorda che sulla base della legge sugli embarghi (RS 946.231), la Confederazione può applicare sanzioni adottate dall'ONU, dall'OSCE o dai principali partner commerciali della Svizzera. In questo caso non sono in vigore sanzioni internazionali di questo tipo nei confronti di Israele. Il paragrafo 5 della risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di sicurezza dell'ONU non è una decisione vincolante sul piano del diritto internazionale.

Il Consiglio federale ritiene pertanto che non sussistano le basi per esaminare la possibilità di un divieto di importazione dei beni prodotti negli insediamenti israeliani.

Risposta del Consiglio federale.

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