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La politica di investimento della BNS è compatibile con l'Accordo di Parigi sul clima?

17.3022 · Interpellanza · 2017-02-27

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

L'associazione "Artisans de la transition" ha pubblicato un rapporto sugli investimenti della Banca nazionale svizzera (BNS) negli Stati Uniti: con meno del 10 per cento del suo patrimonio investito in borsa negli Stati Uniti, vale a dire 61,5 miliardi di dollari, la BNS emette tanto CO2 quanto la Svizzera intera e contribuisce così a un innalzamento delle temperature mondiali pari a 4-6°C. Questi investimenti nell'industria fossile sono inoltre molto sfavorevoli: hanno fatto perdere alla BNS quasi 4 miliardi di dollari in tre anni.

1. Il Consiglio federale ritiene che la politica di investimento della BNS sia coerente con gli impegni che il nostro Paese ha preso firmando l'Accordo di Parigi sul clima e accettando di sottoscrivere un obiettivo di mantenimento dell'aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C?

2. Questa politica di investimento è coerente con l'articolo 2 lettera c dell'Accordo di Parigi, il quale afferma che l'accordo mira in particolare a rendere i flussi finanziari compatibili con un percorso verso uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente ai cambiamenti climatici?

3. Dal momento in cui la Svizzera subisce un riscaldamento climatico pari quasi al doppio della media mondiale, con impatti gravi per la sua economia, per la sicurezza e il benessere della sua popolazione, il Consiglio federale considera che questa politica di investimento induca la BNS a rispettare l'interesse generale del Paese, come esige l'articolo 5 capoverso 1 della legge del 3 ottobre 2003 sulla Banca nazionale (LBN; RS 951.11)?

4. Il Consiglio federale ha pubblicato nell'ottobre 2015 uno studio sulla "bolla del carbonio", il quale mostra che i costi di quest'ultima per la Svizzera potrebbero essere compresi tra 1 e 6,75 miliardi di franchi. La politica di investimento della BNS non è irresponsabile da un punto di vista finanziario? Non è quindi in contraddizione con l'interesse generale del Paese?

5. La BNS è indipendente, ma l'articolo 7 capoverso 1 LBN le impone di scambiare regolarmente informazioni con il Consiglio federale. In questa occasione quest'ultimo potrebbe incoraggiare la BNS a precisare le proprie direttive sulla politica di investimento, che al numero 3.2 del capitolo 3 prevedono già la possibilità di escludere le imprese che causano gravi danni all'ambiente? La precisazione dovrebbe tematizzare la questione climatica, in particolare la possibilità di escludere le imprese della lista "Carbon Underground 200" (disinvestimento).

Stellungnahme des Bundesrates

La gestione degli attivi della Banca nazionale svizzera (BNS) è subordinata alle finalità della politica monetaria. I suoi attivi (investimenti in valute estere, oro, ecc.) le consentono di disporre in qualsiasi momento del margine di manovra necessario per attuare la politica monetaria. La BNS gestisce i suoi attivi in modo neutrale senza perseguire obiettivi politici o strategici particolari e aderendo in primo luogo ai principi della sicurezza, della liquidità e della redditività. Gestisce perciò passivamente il portafoglio azionario replicando indici rappresentativi del mercato borsistico. La struttura di ciascun portafoglio riflette così la struttura dei mercati nel loro complesso. In linea di massima, la BNS non opera una selezione di titoli nei suoi investimenti in azioni, salvo due eccezioni. Da un lato la BNS si astiene dall'investire in azioni di banche e istituzioni parabancarie internazionali a capitalizzazione medio-grande per evitare conflitti d'interesse. Dall'altro ha deciso, nel 2013, di non investire nelle azioni di imprese che producono armi vietate dalla comunità internazionale, che violano pesantemente i diritti umani fondamentali o causano sistematicamente gravi danni ambientali.

In generale va sottolineato che il Consiglio federale non ritiene fondate le affermazioni formulate dall'autore dell'interpellanza che si basano sul rapporto dell'associazione Artisans de la transition circa la responsabilità della BNS nelle emissioni di CO2. Formula comunque un parere per ognuna delle cinque domande.

1. Il Consiglio federale ritiene che i criteri d'eccezione fissati dalla BNS nella propria politica di investimento mostrino come la BNS sia ben consapevole della propria responsabilità di investitore istituzionale.

2. Con la ratifica dell'Accordo di Parigi, l'attuazione dell'articolo 2 lettera c è demandata alla politica. A tal fine devono essere dapprima discussi e decisi a livello internazionale la definizione e il metodo di rilevamento dei flussi finanziari e, nel lungo periodo, gli investitori istituzionali dovranno riflettere su questi flussi.

3. Il perseguimento dell'interesse generale del Paese è il mandato costituzionale assegnato alla BNS. Questo significa che, secondo il messaggio sulla LBN del 2002, la BNS deve orientare la propria politica monetaria alle esigenze dell'intera economia svizzera senza tenere conto dei problemi specifici di singole regioni o settori. In quest'ottica il Consiglio federale ritiene che la politica di investimento della BNS sia conforme all'articolo 5 capoverso 1 LBN.

4. Il Consiglio federale accoglie favorevolmente il rapporto pubblicato dall'UFAM sui rischi legati al carbonio per la piazza finanziaria svizzera. Nel rapporto si approfondiscono le conoscenze sugli effetti indiretti degli investimenti e dei finanziamenti sul clima e si propongono riflessioni utili sul tema con gli attori dei mercati finanziari svizzeri e sul piano internazionale. Tuttavia, dal suo punto di vista non è ammissibile addossare alla BNS la colpa della "bolla del carbonio" menzionata sulla base del suddetto rapporto.

5. Il Consiglio federale tratterà tali questioni in occasione dei suoi incontri trimestrali con la BNS. Precisa però chiaramente che non influenzerà la politica di investimento di quest'ultima e ricorda inoltre che il contenuto dei colloqui è confidenziale.

Risposta del Consiglio federale.